24: Live Another Day – Day 9: 11 a.m. – 12 p.m. – by R.

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A 4 anni dai fatti dell’ottava stagione, ritroviamo l’indimenticabile Jack Bauer in quel di Londra, per la prima volta – se togliamo l’eccezione del film tv 24: Redemption – in un Paese diverso dagli Stati Uniti. Dopo 6 stagioni nella sede della CTU di Los Angeles, una in quella di New York e una settima serie ambientata a Washington DC, gli eventi di questo “another day” prendono il via dalla base CIA della Capitale Britannica, guidata dal Capo Sezione Steve Navarro (Benjamin Bratt).

Avevamo lasciato Jack costretto alla fuga dagli US, pena la sua consegna ai Russi, e in questi anni nulla è cambiato: Bauer continua ad essere uno dei maggiori ricercati al mondo, etichettato addirittura come terrorista; uno straniero in terra straniera, ricercato dal suo stesso Paese. In otto serie abbiamo sentito più e più volte i vari Presidenti che si sono succeduti rivolgergli la frase “This Country owes you a lot”, ma ogni volta che Jack ha cercato di ricostruirsi una vita lontano dagli intrighi politici, è stato costretto a tornare sul campo, sacrificando di nuovo se stesso e le persone che amava. Le parole che rivolge all’uomo che lo sta aiutando “I don’t have any friends” sono emblematiche: per quanto tutti gli debbano la vita, lui è rimasto solo; ne è pienamente consapevole e lo accetta. Perfino la figlia Kim è un capitolo chiuso: sotto interrogatorio i suoi valori rimangono inalterati quando Navarro la nomina e lo informa del nuovo nipotino; ha capito che l’unica speranza per lei di avere una vita normale è stare senza il padre. Jack Bauer is back ed è più duro di come lo conoscevamo, i suoi lineamenti sono più rigidi, il tono di voce più soffocato, le sue parole quasi impercettibili. Non è più il Jack che si lasciava andare ad un pianto a dirotto per sfogare lo stress della giornata (3×24) o coinvolgere dai sentimenti per le colleghe. Il che lascia il punto interrogativo sul perché abbia salvato Chloe O’Brian (Mary Lynn Rajskub) dalle torture delle Special Activities. In origine il motivo sembrava chiaro: Chloe è la grande amica che lo ha appoggiato fino alla fine. Ma dopo le parole sopra richiamate è evidente che il perché sia tutt’altro: ha bisogno del suo aiuto. E questo potrebbe aver a che fare con la ragione individuata dalla CIA nella sua presenza a Londra: il Presidente degli US pronto a firmare un importante accordo col Governo Britannico. Specie se pensiamo che il Presidente altri non è che l’ex Segretario della Difesa James Heller (William Devane), colui che aveva allontanato con dure parole Jack, perché vedeva in lui la sola causa dello stato catatonico in cui era caduta la figlia, l’insostenibile Audrey (Kim Raver). Va bene che lei era andata in Cina per recuperare Jack, ma non è stata colpa di Bauer se è stato rapito e torturato e hanno fatto lo stesso a lei. Anche perché l’intera storyline aveva avuto origine proprio da Heller quale primo obiettivo dei terroristi, cosa che fa apparire un po’ incoerente non solo il fatto che l’uomo si sia candidato come nuovo inquilino della White House, ma soprattutto che si accompagni ancora alla figlia nel suo lavoro, così coinvolgendola di nuovo in quei giochi di potere che l’avevano portata alla rovina. Dall’altro lato Audrey stessa appare sempre innamorata della politica, essendosi sposata con Mark Boudreau, Capo Staff della White House (Tate Donovan), che vuole liberarsi di Bauer il prima possibile, lasciando intendere che dietro ai suoi ordini il bene della Nazione sia solo una scusa – nonché che non sia tanto pulito come vuol sembrare. E comunque è già un personaggio alquanto insopportabile. Se la stabilità mentale di Audrey è stata tanto difficile da recuperare, perché non lasciarla tranquilla in tutt’altro ambiente? Questo a maggior ragione ora che la posizione del Presidente sull’utilizzo dei droni per attaccare obiettivi determinati è fortemente biasimata a livello mondiale, tanto che solo l’Inghilterra sembra disposta a concedergli una nuova base militare. E i detrattori non hanno tutti i torti ora che qualcuno ha preso il controllo di un drone per uccidere dei militari americani.

La CIA prende il posto che un tempo era del CTU, ma i suoi agenti non appaiono molto svegli. L’unica luce di raziocinio è data da Kate (Yvonne Strahovski, l’ex Hannah di Dexter), che però non viene minimamente ascoltata perché recentemente non si era accorta che il marito vendeva informazioni ai Cinesi. Una talpa in famiglia o comunque nel proprio cerchio di persone fidate è un classico twist di 24 (come dimenticare Nina Myers nella prima stagione) e se già questo rende la sua cecità accettabile, bisogna notare che lo stesso Navarro era amico di suo marito, eppure lui conserva il suo posto come Capo Sezione; considerando che quest’uomo non capisce come stanno le cose anche dinanzi all’evidenza, perché sta lì senza problemi e lei viene licenziata? In Kate si rivede un pochino di quel temperamento che caratterizzava Jack ai tempi del CTU: disobbedisce agli ordini senza pensarci (anche colpendo a tradimento un agente) se ritiene che la strada seguita sia quella sbagliata; questo suo lato lascia sperare che l’antagonismo con Jack possa risolversi in nome di un obiettivo comune.

Questo primo episodio ci riporta immediatamente al particolare clima di 24: il promemoria che gli eventi sono narrati in tempo reale, le riprese in diretta della cattura di Jack – “Where are we on real-time tracking?” – il Presidente Americano in una posizione delicata, talpe insospettabili (il marito di Kate), torture terribili anche ai personaggi più amati (Chloe). Quasi a darci il tempo di ritornare ad una serie salutata 4 anni fa, la scena introduttiva dell’arresto di Jack – con tanto di schermo diviso in più scene (il marchio di fabbrica dello show) – si ritaglia lo spazio antecedente ai titoli iniziali, facendo iniziare la giornata alle 11:06 a.m. anziché alle 11 in punto. L’attesa maggiore era evidentemente quella per il protagonista, che però non proferisce parola per ben 30 minuti: mezz’ora in cui tuttavia guardando Kiefer Sutherland non si può fare a meno di riconoscere Jack Bauer. Non tanto perché è il personaggio con cui viene maggiormente identificato, ma perché in quel volto segnato, in quelle cicatrici per le torture subite e in quell’atmosfera perfettamente ricreata non possiamo non vedere quell’uomo indistruttibile che ha dato in ogni senso la sua vita per il proprio Paese. E nonostante quest’ultimo gli abbia voltato le spalle e lui sia inevitabilmente cambiato, quasi certamente è pronto a ripetersi. Welcome back 24! Ma soprattutto welcome back Jack Bauer!

 

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