24: Live Another Day – Day 9: 12 p.m. – 1 p.m – by R.

24l9x02

Il Dream Team Jack-Chloe torna in azione e se non fosse per l’intervento degli agenti della CIA sarebbe subito successo. A riprova della perfetta chimica collaborativa tra i due, tutto scorre liscio come in uno schema di gioco provato più volte – il mode mondiali è on, i paragoni calcistici sono obbligatori – come se questi 4 anni di lontananza non avessero intaccato nulla. Ma un conto è l’azione sul campo, un altro è il rapporto interpersonale; e questo si è inevitabilmente arruginito. Nel precedente post abbiamo visto come Jack sia diventato più duro, ormai consapevole di un’esistenza destinata alla solitudine, sa che qualunque cosa potrà mai fare “There’s no going back for me”. Neanche Chloe è più la stessa, pure lei perseguitata dal proprio Paese sia per quanto fatto ai tempi del CTU di New York sia per la sua attuale attività di diffusione di informazioni segrete. La O’Brian si sente fregata dal sistema, quello stesso sistema che dovrebbe essere solo grato a lei e Bauer per averlo salvato in più occasioni. Ma ci sono due fondamentali differenze fra i due. Innanzitutto Jack è completamente solo, mentre lei ha un suo gruppo di appoggio – una squadra di hacker guidata da Adrian Cross (Michael Wincott) – l’avere qualcuno che la aiuti e da cui può sempre tornare le permette di dare ancora valore alle relazioni umane – ovviamente il tutto visto nella prospettiva particolare di un personaggio poco propenso ai rapporti sociali come il suo; e infatti di fronte alla “richiesta di aiuto a mano armata” di Jack, Chloe sostiene “You were my friend. If you wanted my help you should’ve just asked”, in totale contrasto con quanto affermato dall’uomo nel primo episodio. E di fronte a queste parole l’ex agente del CTU non può nascondere un certo turbamento. Il secondo divario consiste nel diverso atteggiamento assunto dai due nei confronti del sistema; Chloe è passata dall’altra parte, per quanto ritenga di agire nel giusto, ha comunque preso una chiara posizione di contrasto rispetto al Governo che un tempo difendeva. L’essere stata fregata dal suo stesso Paese ha scatenato in lei quella reazione che non abbiamo mai visto in Bauer. E che non vediamo neppure ora. Jack è ricercato come terrorista, ma non smette di battersi per la sua Patria né per le persone che lo hanno allontanato: il motivo della sua presenza a Londra è fermare un attentato ai danni di James Heller. Non solo l’assassinio del Presidente Americano in suolo straniero significherebbe guerra, ma Jack sente ancora il bisogno di espiare il senso di colpa che prova verso l’uomo e la figlia. La durezza maturata negli anni non ha cancellato l’animo nobile di Jack Bauer, è nascosto sotto una spessa corazza, ma è sempre lì, pronto a riemergere quando c’è bisogno dell’eroe disposto a tutto per raggiungere l’obiettivo. Jack, a differenza di Chloe, non vede in Heller colui che lo ha (ingiustamente) maltrattato o il simbolo del sistema che gli ha voltato le spalle, ma “a good man” verso la cui famiglia si sente in debito.

Non posso negare di provare antipatia per entrambi gli Heller, ma al contempo devo ammettere che come uomo politico James non si macchia dei peccati di molti che si sono susseguiti nelle varie stagioni di 24. E tuttora si presenta come un Presidente corretto, che agisce per il bene della sua Nazione e fa dell’onestà il suo principale strumento. La situazione in cui si trova è delicata: oltre al caos droni, inizia a perdere la memoria a causa di una malattia degenerativa, fatto che potrebbe segnare da solo la sua debacle politica se dovesse essere scoperto. Come se questo non bastasse i suoi consiglieri sono figlia e genero; Audrey come in passato non aveva il coraggio di confessargli la sua relazione con Bauer, ora non ce l’ha per contraddirlo; Mark con la scusa di prepararlo al confronto con la reale crudeltà del mondo politico non perde occasione per metterlo in difficoltà. Il tutto amplificato dal trovarsi in terra straniera: l’ambientazione londinese mette lo stesso Presidente in una posizione scomoda, circondato da coloro che non aspettano altro che coglierlo in fallo; la conferenza stampa o i private meeting non possono essere l’escamotage per rispondere alle crisi, qui deve parlare davanti agli altri politici e “These are practiced legislators who want blood”, come gli ricorda Mark. Questa è un’importante novità di 24: Live Another Day. In 24 erano sempre i leader stranieri a recarsi negli US, il Presidente al massimo si spostava all’interno del proprio Paese, ma mai al di là dei suoi confini; giocare in casa è sempre un vantaggio non indifferente e Heller deve farne a meno.

Ma veniamo al grande colpo di scena, che per ora è dovuto soprattutto all’interprete scelta per il ruolo. Dietro al dirottamento dei droni c’è una certa Margot, che nonostante nei primi minuti si presenti solo a voce, gli spettatori più attenti avranno subito riconosciuto trattarsi di Michelle Fairley, la Catelyn Stark di Game of Thrones. Da Stark a terrorista è un gran cambiamento, cosa ne penserà Ned? I discorsi sull’onore sono un lontano ricordo. Non dimentica però di essere una madre presente che gratifica i propri figli: le parole “That’s my girl. Come on. Mommy’s waiting” sono destinate alla ragazza che accoltella alla testa Yates, il creatore del dispositivo di controllo dei droni, cosicché mammina possa averlo senza piegarsi al ricatto monetario. Altro che Sansa! Michelle Fairley ha già dimostrato di essere una grande attrice (mi è ancora inspiegabile come non abbia ottenuto la nomination agli Emmy 2013), ma sarà interessante vedere come si cala nel ruolo della cattiva.

24: Live Another Day entra nel vivo tra inseguimenti, scontri e prime rivelazioni. E soprattutto con un Jack Bauer in perfetta forma. Anzi forse anche più forte del passato: per due volte è braccato, ma in pochi secondi si libera di ogni avversario senza che nemmeno gli spari al braccio riescano a fermarlo. Jack e 24 non hanno perso il loro smalto, ci attendono altre 10 ore ad altissima tensione!

 

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrFacebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *