24 Live Another Day – Day 9 – Ep. 04 – 2 p.m. – 3 p.m – by R.

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L’incontro che avevo auspicato nel precedente post si è realizzato negli ultimi minuti di questo quarto episodio. Kate e Jack sono uno di fronte all’altra, ma la contrapposizione che li aveva caratterizzati poco meno di due ore prima, lascia il posto ad una tregua, un accordo perché l’agente Morgan crede alle parole di Bauer. Kate dimostra definitivamente di essere una spanna (o più) sopra a tutti gli altri che dovrebbero agire per il bene degli Stati Uniti d’America, ma che si lasciano distrarre troppo facilmente da questioni politiche, personali, se non addirittura da manie da grand’uomini. Nel corso dell’episodio la donna non sbaglia niente e direi che si possa pacificamente riconoscere che senza di lei Jack avrebbe raggiunto il suo obiettivo tranquillo tranquillo in un paio d’ore. Kate è perspicace, obiettiva e non si lascia influenzare dal pensiero altrui: ciò che conta sono i fatti, le prove e la convinzione che lei stessa ne trae. Le parole di Jack messe a confronto con quanto accaduto nelle ore precedenti la portano a credere a quell’uomo identificato da tutti come un terrorista; ed agisce secondo tale sua opinione, anche se questo comporta andare contro la decisione del Presidente degli US. Quando Jack le domanda perché mai dovrebbe crederle, la sua risposta “Because I really do believe you. And cause you don’t have another play” è la medesima che lo stesso Bauer aveva dato al Tenente Tanner quaranta minuti prima, quasi a confermare quel parallelismo tra i due che cresce di puntata in puntata. A pensarci bene la stessa storia relativa al marito della donna può essere un punto in comune: nella prima stagione era emerso che Jack aveva avuto un momento di debolezza con la collega Nina e sappiamo tutti benissimo come è finita.

Delude invece il Presidente Heller che nel giro di un minuto mi ricorda perché mi stava tanto antipatico. Parte bene – tra l’altro dopo aver sorprendentemente ottenuto successo con il discorso al Parlamento – vuole parlare direttamente con Jack prima che venga presa qualunque azione contro di lui e il suo sguardo durante la telefonata lascia intendere che creda alle sue parole; ma basta una banale opera di persuasione di Mark perché Heller si schieri contro Bauer. Vedendo che le ragioni relative al recente passato da “designated terrorist” non funzionano, il Chief of Staff punge velatamente il Presidente sui sentimenti per la figlia, sul motivo per cui aveva allontanato Jack “All I’ve ever seen is the damage he leaves in his wake”: lo fa sottilmente, affrettandosi a ritornare sui binari degli atti da “delinquente” di Jack, come a voler far credere che quella frase sia buttata lì fra tante in un elenco, quando invece è il colpo decisivo per raggungere il suo scopo – e Heller ci casca in pieno. Mark ha inoltre dirottato ogni riferimento fornito da Bauer senza dargli il minimo peso, senza porsi seriamente il problema se stia veramente per esserci un attacco terroristico, alla fine ciò che conta è solo l’apparenza: non ci sono prove evidenti, Jack è stato etichettato come terrorista, nonché l’amore/rovina di Audrey, quindi ha torto, quando basterebbe attendere pochi minuti per sapere la verità. Poveri stolti! Non solo si rifiutano di guardare i fatti – secondo loro dei terroristi lasciano prove sparse in giro? – ma poi possibile che dopo otto anni ancora non abbiano capito che Jack ha sempre ragione? L’unica a dare segni di raziocinio – eccetto Kate, ma lei è un caso a parte – è Audrey, tra il terrore che il suo eterno amato venga ucciso e il riconoscimento che Jack non sbaglia mai. Peccato che si faccia sentire solamente per lamentarsi col marito, quando invece avrebbe dovuto cercare di convincere il padre.

E mentre il Governo pensa ad eliminare l’unico che sta capendo qualcosa, Margot è ad un passo dal suo attacco. In questo episodio prova quanto nulla possa fermarla dal suo scopo, neanche il bene della figlia; una figlia che si rivela tanto stupida quanto Sansa. Nella prima stagione di Game of Thrones la giovane Stark aveva spifferato alla sua futura suocera Cersei che il padre aveva intenzione di lasciare King’s Landing, causandone l’arresto – e poi sappiamo come è finita. Simone non è da meno, svelando alla madre che il marito Naveed non ha intenzione di pilotare i droni per l’attacco. Ora, va bene che è tua madre, ma è anche la donna pronta ad uccidere migliaia di innocenti e che ti ha fatta andare a letto con uno sconosciuto per rubargli un dispositivo, un pensierino in più prima no? E infatti Margot fa “Whatever’s necessary!” per piegare il genero al suo volere: adesso Simone piangi pure sul tuo dito amputato!

Emozionante la risposta di Jack al Presidente sul perché non sia andato direttamente da lui, sincera, sentita e che racchiude quel sentimento di delusione misto ad una celata rabbia che non può non provare verso il proprio Paese “With all due respect, Mr President, it was your State Department that labeled me a terrorist and made me a wanted man. A man who was never even offered an opportunity to tell his side of the story, which, by the way, Sir, I felt I had earned”. Un discorso a cui è impossibile controbattere e dinanzi al quale un uomo come Heller che è stato salvato da Jack, che era lì in ben due occasioni in cui quest’ultimo ha garantito la sicurezza degli US dovrebbe solo chinare la testa. E invece Londra resta a rischio per colpa di ottusi che si lasciano annebbiare da questioni diverse da quello che invece è sempre stato il solo obiettivo di Jack: fare la cosa giusta per proteggere cittadini e Paese. L’attacco è imminente e di fronte alla realtà sono curiosa di vedere le facce di questi incapaci; in una simile situazione è quasi un peccato che Jack Bauer non abbia lo spirito di superiorità (assolutamente giusticato) di Sheldon Cooper: un “I have told you!” ci starebbe benissimo!

 

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