24: Live Another Day – Day 9 – Ep. 09 – 7 p. m. – 8 p. m. – by R.

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Quella buona novella che tanto abbiamo atteso nell’episodio precedente arriva in questo; o meglio era già arrivata, ma non ne eravamo consapevoli. Come avevo accennato la rassegnazione non appartiene a Jack Bauer e anche quando la situazione è disperata riesce a trovare un cavillo che se non porta a successo certo, perlomeno gli fa guadagnare tempo. Nel momento stesso in cui il figlio di Margot, Ian, riguarda il filmato dell’attacco ai danni di Heller capiamo che c’è qualcosa che non va. E dopo aver già distrutto cinque droni, Ian svela il mistero: i secondi finali del video sono una ripetizione di quelli precedenti, quindi Heller non era a centrocampo quando il missile ha colpito. In qualche modo, con l’aiuto dell’onnipotente dell’informatica Chloe O’Brian, Jack ha alterato il filmato ingannando gli Al-Harazi. Essendo nel Wembley Stadium possiamo dire che Jack Bauer riesce nell’impossibile in zona Cesarini! Da lì in poi è tutto un susseguirsi di avvenimenti senza fiato sino alla resa dei conti finale con Margot. La donna infatti, offesa e rabbiosa per l’inganno subìto decide di usare l’ultimo drone per colpire la Waterloo Station, presa d’assalto dai londinesi per l’allarme suscitato dai precedenti attacchi. Ora l’unica possibilità per impedire una strage è fermare direttamente madre e figlio scoprendo dove si trovano.

Heller protagonista assoluto dell’ora appena passata, viene messo da parte, affidato da Jack al suo partner Belcheck affinchè resti al sicuro fino a che non ci sarà più pericolo. Il Presidente scampato alla morte recupera tutta la sua superbia pretendendo di comandare prima con Bauer e poi con Belcheck. Lo scambio di battute con quest’ultimo è particolarmente divertente, mettendo in luce l’abitudine al comando del primo frustrata dal trovarsi in territorio straniero “I am the President of the United States of America and I just gave you an order” “I am not American citizen, this is not America”. Almeno alla fine anche Heller si rende conto che stanno agendo solo per la sua sicurezza.

Presso la residenza del Presidente tutti sono in allarme per l’imminente attacco del missile e seguono il suo percorso in diretta – grazie a Chloe che è riuscita ad inserirsi nel sistema di Ian. Audrey trova anche il tempo di ringraziare Jack, prima davanti a tutti, suscitando uno sguardo di Mark con cui ho creduto potesse fulminarla, poi con una telefonata privata in cui tutto quello che gli vuole dire resta in sospeso a causa di impegni ben più urgenti dell’uomo. Audrey finora ha fatto ben poco a parte lamentarsi ed essere sull’orlo del pianto a dirotto non appena sente il nome del suo grande amore; con la scusa che era rimasta traumatizzata non riesce ad assumere un ruolo preciso, obbligandoci a sopportare questa sua pesante presenza. Mentre i servizi segreti e la CIA seguono dallo schermo il viaggio del drone, Jack da una parte e Kate ed Erik dall’altra sono ad un passo dal rifugio di Margot. In pochi minuti riescono a risolvere ogni intoppo e a fare quello che nelle ore precedenti era sembrato impossibile: rintracciare la posizione degli Al-Harazi. Una caccia molto emozionante, dove il ticchettio dell’orologio sembra sentirsi più che in altre occasioni, perché qui ogni secondo può rivelarsi fondamentale. Bauer raggiunge il nascondiglio, blocca Margot e dirotta il drone subito dopo aver ucciso Ian; la donna è ormai sconfitta, ma nonostante tutto si lancia in una sorta di predica sulla responsabilità che Jack ed Heller hanno sulle morti della giornata. Forse avrebbe fatto più bella figura a restare in silenzio e comunque Jack ha la risposta pronta “The only death tonight on my head is yours” e la getta dalla finestra come fatto pochi istanti prima col figlio: la prova che il Jack Bauer che conoscevamo non è cambiato, al massimo è all’ennesima potenza; non riflette nemmeno un attimo sulla possibilità di arrestarla e per quanto il suo gesto rientri in quel necessario “sporcarsi le mani” ne sono rimasta un po’ basita, non so se per Michelle Fairley – che ho adorato in questo ruolo – il suo personaggio o proprio Jack, ma questo è stato l’effetto.

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L’affaire Al-Harazi si chiude definitivamente con la morte dei suoi protagonisti quando siamo a poco più di metà puntata e a tre episodi dalla fine, il che lascia presagire che sta per iniziare una nuova e più forte storyline. Il passaggio da un tema all’altro all’incirca a metà stagione è un aspetto tipico di quasi tutte le serie, tuttavia 24: Live Another Day è composta da sole dodici puntate quindi il rischio di non approfondire sufficientemente i nuovi avvenimenti è alto. Un escamotage può però essere individuato nell’aver scelto di sviluppare una storyline già emersa, ossia quella di Navarro e Adrian Cross. Il ritrovamento dei cadaveri mette il Capo Sezione in allerta, rischiando di essere smascherato in breve tempo, cosa che accade puntualmente grazie a Jack, che nonostante i suoi trascorsi ha amici ovunque. Adrian è disponibile ad aiutarlo a fuggire, ma in cambio vuole il dispositivo di Margot, che scopriamo essere in grado di garantire accesso illimitato ad ogni sistema, insomma i droni erano solo un giochetto rispetto a quel che potrebbe fare. Steve Navarro ed Adrian Cross sono apparsi non molto affidabili sin dalle prime scene, ma allora si erano limitati a rubare la scena, peccati di superbia e piccoli inganni, degni al massimo di una storyline secondaria. Piano piano stanno invece spiccando come i due villain da temere più di Margot: Navarro ha incastrato il suo amico, ha inviato un sicario ad assassinare un suo dipendente e in pochi secondi ha ucciso a mani nude un agente per rubargli il dispositivo. Adrian aveva fregato Jack, ma poi aveva rimediato aiutando Chloe; adesso invece non solo il suo gruppo per la libertà delle informazioni assume un’altra immagine, ma si ha la conferma di un rapporto che si poteva intuire: tra lui e Chloe non è solo amicizia. Questo mi lascia più perplessa del suo coinvolgimento nella vendita di notizie ai Cinesi. Ma almeno vedremo Chloe di più e in una veste diversa da quella della guida da lontano.

Un episodio che chiude una storyline per aprirne un’altra, con una prima parte riservata all’addio a Margot Al-Harazi e una seconda che segue il percorso del dispositivo di controllo dei droni, coinvolgendo personaggi già conosciuti che vengono così approfonditi nella loro vera identità. 24 riesce a mantenere alta la tensione svelando nuovi segreti dei protagonisti e indirizzandoci lungo una strada diversa, ma legata a quella appena conclusasi; in tal modo si ha la sensazione di iniziare una nuova e più intensa avventura, senza però che ci sia una rottura con quanto accaduto finora. Jack Bauer non ha ancora finito.

 

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