24: Live Another Day – Day 9 – Ep.12 Season Finale – 10 p.m. – 11 a.m. – by R.

Uno degli aspetti che mi ha sempre colpito dei finali di stagione di 24 è che in un’ora riescono a fare l’impossibile: i minuti passano e ti sembra che non ci sia più tempo, invece Jack in pochi secondi salva il mondo. E in questo finale non è da meno, anzi batte ogni record impedendo la terza guerra mondiale in meno di cinquanta minuti. 24 ci saluta con una puntata che mischia tutti gli ingredienti migliori a cui ci ha abituati in nove stagioni: missioni ad alto tasso di tensione, rese dei conti, tragedie, colpi di scena e il definitivo sacrificio di Jack Bauer.

Kate Morgan arriva alla prova finale di quanto le è stato recriminato sin dal primo episodio, non essere in grado di gestire la situazione senza un coinvolgimento personale; il suo voler partecipare alle indagini era interpretato come un “riparare” alla cecità dinanzi al marito – magari recuperando così il posto di lavoro – cosa che ha però continuamente smentito con i fatti, dimostrando di saper fare quanto doveva essere fatto. Di fronte a Jack che vuole andare in soccorso di Audrey, Kate sa guardare al quadro in modo obiettivo: Bauer è sotto l’ordine del Presidente di fermare Cheng, correre in soccorso della ex ne costituirebbe una violazione, nonché un rischio troppo grande; lei si occupa di Audrey. E lo fa in modo eccellente, con una sequenza in cui dimostra al massimo le sue abilità sul campo. Ottima anche la prestazione di Kim Raver, che pur non proferendo parola, riesce ad esprimere alla perfezione l’angoscia e il dramma del momento che sta vivendo. Tutto è costruito benissimo con Audrey tremante, sola nel buio del parco e la Morgan dietro i cespugli che non può fare il minimo rumore, lasciandoci temere che in ogni istante ci possa essere lo sparo fatale. E quando Kate si lancia verso Audrey ho temuto che questo colpisse proprio la prima. Niente di più sbagliato, si realizza invece quello che avevo scartato a priori. La soluzione della questione cecchino sembra effettivamente troppo semplice, figuriamoci se uno come Cheng non ha pensato ad un piano B; infatti all’improvviso spunta un altro dei suoi e stavolta non c’è scampo, per Audrey. Se c’era una che credevo arrivasse alla fine era lei, avevo messo in conto la morte del padre, di Chloe, perfino di Jack, ma la sua proprio no. Audrey per tutti e più di tutti rappresentava quella da proteggere, quale figlia del Presidente e quale grande amore di Jack e lo si comprende dagli sguardi di desolazione leggibili sui volti di ogni personaggio che apprende la notizia. Dalla sua morte ogni aspetto relativo al superamento del pericolo guerra assume un’altra luce perché la perdita subita è difficile da sopportare. A cominciare proprio da Kate, il cui senso di colpa per non essere riuscita a proteggere la donna – nonostante sia evidente che non poteva fare nulla – la porta a rinunciare al suo distintivo, si lascia alle spalle quel posto che ad inizio stagione non voleva assolutamente abbandonare; un epilogo che mi lascia perplessa, è come se avesse finito col riconoscere le critiche che le venivano mosse in origine, ma che ha dimostrato sino all’ultimo di non meritare.

Non comprendo perché Jack ne venga immediatamente informato, va bene che è in grado di agire freddamente, ma perché sconvolgerlo? Rivediamo così quell’espressione che è un mix di rabbia e disperazione pronte ad esplodere che Bauer ci ha mostrato fin troppo spesso. Lo scontro finale con Cheng è spietato, ma Jack prima di consumare una vendetta maturata per anni e che ora rivive di linfa nuova, sa fare, come sempre, ciò che deve essere fatto. La moralità delle azioni del personaggio di Kiefer Sutherland può essere oggetto di svariate discussioni, ma non si può negare che prima di dare sfogo alla sua rabbia si assicuri che l’obiettivo sia raggiunto. Decapitare Cheng dopo aver consentito il suo riconoscimento è forse una mera giustizia personale, però dà un sensazione di corretta chiusura ad una storyline durata 7 anni.

Dopo 12 ore ogni rischio per il mondo è scongiurato, ma, come accennato, la morte di Audrey impedisce di tirare un pieno respiro di sollievo. La scena in cui viene annunciata ad Heller è straziante e la commozione aumenta 12 ore dopo (per la prima volta nella storia di 24 assistiamo ad un salto nel tempo che consente di rispettare il formato della giornata nonostante i soli dodici episodi) quando il Presidente si appresta a salire sull’Air Force One per accompagnare a casa il corpo della figlia, ammettendo col Primo Ministro Britannico “I won’t remember anything that happens today. I won’t remember that I had a daughter that died in such a horrible fashion”; una conclusione ulteriormente triste per il personaggio di William Devane. Heller era probabilmente l’unico con un destino già segnato, comunque fosse andata, la sua malattia gli impediva di proseguire nella carica presidenziale, ecco perché il suo sacrificio al ricatto di Margot aveva un che di accettabile. La figlia invece si era pienamente ristabilita dai fatti di anni fa e la scorsa puntata sembrava aver accennato ad un possibile happy ending per lei e Jack. Ora invece la loro ultima telefonata assume il sapore di un addio, con quel perdono che l’uomo aveva tanto bisogno di sentire.

Mentre Heller si prepara ad una vecchiaia senza ricordi e Mark sta per essere condotto in prigione – almeno una soddisfazione! – Jack è ad un passo dal suo ultimo sacrificio. Mica ci eravamo scordati dei Russi, no? Gli ultimi nemici di Bauer rapiscono Chloe affinché l’uomo si consegni per salvarla. Il rapporto di Jack e Chloe ha rischiato di essere messo in bilico dal legame di lei con Cross, ma quando la donna gli offre il suo aiuto perché quello è il solo modo che ha per riparare e riguadagnare la sua fiducia, per Bauer è sufficiente. Nelle ultime frasi che si scambiano c’è il giusto sviluppo a quanto accaduto nel primo episodio. Ad inizio giornata Jack aveva infatti affermato di non avere più amici; ora e dopo le parole rivoltegli da Chloe “I think I’m the only friend you have left”, è pronto a dare la sua vita per quella che, ammette, è la sua “best friend”, un’espressione che dalla bocca di Jack ha un peso profondo. Esattamente come quattro anni fa, 24 si chiude con Jack e Chloe braccati dai Russi; allora fu lei ad aiutarlo a fuggire, adesso è lui che la salva, consegnandosi a quegli uomini che ha sfuggito per tanto tempo. L’idea dell’eroe che affronta il sacrificio definitivo è pienamente rispettata: dopo una giornata in cui ha salvato il mondo (di nuovo), ha fatto ammenda, ha riscoperto l’importanza di avere a fianco persone di cui fidarsi, Jack sale su un elicottero che lo porterà verso un futuro di sofferenza nelle prigioni russe. Non prima però di aver messo le cose in chiaro “I’ve taken you at word. But if you’re lying to me, if anything happens to her or my family, your entire world will come apart and you will never see it coming”, una promessa che lascia aperto uno spiraglio per un suo ritorno. Mentre il suo Paese ancora una volta si dimentica di lui – come il Presidente si è dimenticato della grazia che gli aveva assicurato – un altro giorno nella vita di Jack Bauer si è concluso, il mondo è fuori pericolo e lui è solo, con la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta e che le persone che ama sono al sicuro. Goodbye Jack!

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