American Horror Story: Coven – 3×07 The Dead – by R.

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A metà stagione l’evoluzione dei personaggi di American Horror Story si delinea più decisivamente, indirizzando con maggior chiarezza le relative storyline. Ormai le carte sono quasi del tutto scoperte e ognuno deve iniziare a scegliere che ruolo avere nel futuro della congrega. E fra le protagoniste, Zoe ha preso seriamente il via e ora sarà difficile fermarla. La ragazzina ingenua e paurosa dei primi episodi è definitivamente alle spalle e lascia il posto ad una strega consapevole e combattiva. Anche i suoi momenti con Kyle, che finora erano stati i suoi principali punti di debolezza, assumono una sfumatura diversa; c’è ancora qualche titubanza con il giovane Frankenstein, ma, dopo il tentato omicidio iniziale, Zoe prende una decisione definitiva, optando per la scelta più rischiosa di tenerlo con sé e aiutarlo a riadattarsi alla vita. I sentimenti sbocciati nel primo episodio non sembrano ancora sopiti da ambo le parti, anche se Kyle si trova in una situazione esistenziale più che complessa – i ricordi della madre abusante, il suo corpo che è un puzzle dei suoi defunti amici – finora Zoe è stata l’unica in grado di calmarlo; in più, come le ricorda Madison, la giovane strega non correrebbe il rischio di ripetersi nel ruolo di vedova nera visto che il ragazzo è già morto. Una storia che all’apparenza potrebbe partire dal binario (più o meno) giusto, ma in cui s’inserisce la variabile Madison. La reciproca comprensione frutto dell’aver entrambi vissuto l’esperienza della morte, fa sì che la ragazza e Kyle si avvicinino, anche fisicamente – con Zoe che li becca in flagrante – permettendogli di uscire dall’apatia post-resurrezione. Murphy non ci regala però la competizione fra le due streghette, dando invece il via al coinvolgimento di Zoe in un triangolo amoroso dagli sviluppi imprevedibili. Il personaggio della Farmiga dimostra però la sua maturazione soprattutto nel campo della stregoneria, quando arriva a restituire la lingua a Spalding perché confessi la colpa di Fiona, per ucciderlo subito dopo aver raggiunto il suo scopo. Zoe non si pone più problemi né con il sangue, né con gli incantesimi, non ha neanche un momento di esitazione. A questo ha certamente contribuito lo scoprire che Fiona ha ucciso Madison per il sospetto che fosse la nuova Suprema: Zoe si è resa conto di sviluppare nuovi poteri, il che potrebbe rendere lei la prossima vittima della Goode.

Al momento Zoe si candida ad assumere il ruolo da protagonista assoluta nel prossimo futuro, mentre la Suprema uscente continua ad indebolirsi. Se ancora avessimo avuto bisogno di prove, questo episodio ci conferma di come Fiona sia una calamita per i maniaci – qualche domanda se la potrebbe anche porre; oltre a Spalding, c’è infatti l’Axeman che le confessa di averla osservata dall’età di 8 anni e di amarla; in una parola: uno stalker. Niente da fare, il personaggio dell’Axeman non decolla, continua ad apparire semplicemente strano, mentre i suoi omicidi si riducono ad un accessorio che non riesce a renderlo particolare, né tantomeno inquietante. Spalding che prendeva il tè con le bambole suscitava di gran lunga più angoscia.

E’ ad un passo dal cambiare schieramento invece Queenie, che dopo le parole di Delphine fa una sorta di perlustrazione da Marie Laveau. E’ interessante notare come l’elemento che la giovane strega considera fonte di discriminazione rispetto alle sue compagne sia il fatto di essere grassa, mentre servono le parole di Madame per farle spostare l’attenzione sull’essere nera. In effetti l’interpretazione di Queenie sembra quella più al passo coi tempi, ma forse Delphine non ha torto a farle notare come in realtà le cose non siano poi tanto cambiate dall’Ottocento. Anzi potrebbero avere entrambe ragione. Il tema della discriminazione riceve grande spazio nello show di Ryan Murphy, che nel corso degli episodi ce lo mostra in ogni sfaccettatura, dosando al meglio ironia e meschinità. La stessa contrapposizione tra la congrega di Fiona e quella di Marie lo pone chiaramente in primo piano. Senza contare l’essere streghe che di per sè in passato è stato a lungo fonte di persecuzione. E’ molto significativo in tal senso l’atteggiamento di Fiona di fronte ai comportamenti razzisti di Delphine, immediatamente criticati con le parole “There’s nothing I hate more than a racist” – nonché trasformandola nella cameriera personale di Queenie (3×03). Le difficoltà di quest’ultima sono assolutamente comprensibili, tuttavia finora all’interno della scuola non ricordo grandi momenti in cui sia stata maltrattata, se non da Madison – che però è antipatica a prescindere – e da Delphine. Al contrario Fiona l’ha aiutata e l’ha pure coinvolta – anche se a proprio vantaggio – nel piano contro Myrtle, promettendole insegnamenti per il futuro. Il rapporto con Delphine è a dir poco migliorato, come dimostrato dalle sincere conversazioni di questo episodio; e non dimentichiamo che Madame l’ha salvata dall’attacco della figlia-zombie Borquita. Eppure Queenie cede di fronte alla richiesta di Marie di consegnarle Delphine, nella speranza di entrare in una congrega in cui sentirsi più accettata. Spero vivamente che la bambola voodoo umana ci ripensi e cerchi di rimediare. Tra l’altro per la prima volta nella sua lunga esistenza Delphine sembra aver trovato in lei un’amica e lo stesso vale per Queenie. Non sono neanche tanto convinta dell’onestà di Marie nei confronti della possibile nuova adepta: se la sua congrega fosse la vera casa di Queenie, perché sfruttarla per ottenere vendetta su Delphine? Non è forse lo stesso atteggiamento di Fiona?

Il destino di Delphine è il punto interrogativo che più mi preme per le prossime puntate. Ma ad esso si affianca anche il ritorno di Hank, che abbiamo visto solo per pochi secondi circondato dalle armi con cui sferrare l’attacco alla scuola di Cordelia. E quest’ultima affronterà la madre dopo aver scoperto che le ha mentito riguardo a Madison?

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