American Horror Story: Coven – 3×09 Head – by R.

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Head. Questo il titolo del nono episodio di American Horror Story. Abbastanza logico considerando gli ultimi minuti dell’ottavo, con Fiona che riceve la testa parlante di Delphine. E in effetti una parte dell’episodio è dedicata proprio a questa testa, che nessuno sembra volere però. L’unica che nutre ancora un minimo di interesse per Madame è Queenie, che prima di darle la morte definitiva bruciandola – a quanto pare il fuoco funziona nonostante l’immortalità, come per i vampiri – vuole “convertirla”, liberarla dall’ignoranza rispetto alla gente di colore, sottoponendola ad una sorta di “lavaggio del cervello” attraverso la visione di vari programmi tv con neri come protagonisti. Proprio ora che finalmente può realizzare il suo desiderio più grande, morire, ecco che l’ex amica vuole sottoprla a quella che dal suo punto di vista è l’ennesima tortura. L’obiettivo di Queenie è meritevole, una specie di rieducazione, di responsabilizzazione rispetto a quanto la donna ha fatto in passato; in definitiva una full immersion che dovrebbe avere gli stessi effetti del percorso in carcere di un condannato. Se l’atteggiamento della bambola voodoo umana è comprensibile – quella breve forma di amicizia con la donna le impedisce di realizzare una mera vendetta – altrettanto non si può dire di quello di Marie. Tra flashback e presente siamo stati inondati dai suoi propositi vendicativi, solo la scorsa puntata aveva lasciato intendere che le torture sarebbero state infinite e ora vuole solo liberarsene? Addirittura dandole ciò che vuole – la morte? E’ un controsenso. Lasciarla vivere sarebbe stato ben più logico a confronto con le intenzioni da lei sempre manifestate. E’ vero che due secoli passati a rimuginare su quanto accaduto alle figlie per colpa sua può essere considerato sufficiente per fargliela pagare, ma non dal punto di vista di Marie, che non si è mai dimostrata in grado di un minimo di pietà verso i suoi nemici – basta ricordare come aveva trattato Cordelia. Tornando a Queenie, il suo obiettivo è raggiunto, la canzone sulla libertà degli schiavi che amava sentire sua nonna riesce ad arrivare all’anima di Delphine, proprio nel momento in cui la giovane strega viene colpita da un colpo di pistola di Hank. Ed è proprio la testa di quest’ultimo che assume altrettanta rilevanza. Il personaggio di Hank ha acquisito importanza pian piano; all’inizio neanche si sapeva che Cordelia fosse sposata, poi è passato dal maritino innamorato e a cui si può confidare tutto – perfino l’essere una strega – al fedifrago (e serial killer) senza scrupoli, per arrivare a rivelarsi un cacciatore di streghe. E tutt’altro che improvvisato; in questo episodio si scopre infatti che non è solo una tradizione di famiglia (come si potrebbe pensare dai minuti iniziali), ma vi è un vero e proprio “Sacred Order”, i cui membri sono parte di una “Brotherhood pledged in blood”. Ovviamente come le streghe si sono adeguate al XXI secolo, i cacciatori non possono essere da meno, infatti quest’Ordine si nasconde dietro un’importante società – un’impostazione molto simile ai cacciatori di ninfe di Nymphs. A capo di tutto c’è suo padre, che non ha una gran fiducia nel figlio, memore della sua prima esperienza con una strega; e non ha tutti i torti visti gli stupidi errori che continua a commettere. Lasciamo da parte che si sia veramente innamorato di Cordelia: è un cliché, ma è sempre apprezzabile; ma le tracce lasciate con la strega/amante dai capelli rossi e stavolta il lanciare qua e là le armi sono scivoloni che Buffy, l’unica degna di chiamarsi Cacciatrice, non avrebbe mai commesso. Sono errori stupidi che si pagano, infatti proprio una pistola abbandonata viene usata da Queenie per spararsi in bocca attivando il suo potere: ecco che nella testa del povero Hank si apre un bel buco. Dico “povero” perché in fondo proprio per il cliché dell’amore per la strega lo trovavo anche simpatico e nonostante non possa essere considerato un cacciatore perfetto, il suo personaggio mi è piaciuto, è emerso lentamente, svelando aspetti che all’inizio non avrei mai sospettato. Se poi Queenie avesse atteso qualche secondo prima di premere il grilletto, ci avrebbe anche liberato di Marie, il che non mi sarebbe dispiaciuto. Peccato che la storia di Hank si sia già conclusa, la rivelazione della sua vera identità alla moglie in un momento cruciale sarebbe stata interessante. Ora la regia della lotta alle streghe di New Orleans passa pienamente nelle mani della Corporation, che si farà sicuramente meno problemi di Hank. E di questo sembra esserne consapevole la stessa Marie, che accetta di allearsi con Fiona.

Non bisogna poi dimenticare che finalmente sappiamo chi è l’artefice dell’accecamento di Cordelia: la Corporation, che in tal modo sperava di renderla totalmente dipendente da Hank (all’oscuro dell’atto). Non hanno considerato che l’amore fra i due era già più che sufficiente per tenerli uniti, mentre loro hanno rovinato tutto. Non è che sono molto più furbi di Hank.

E c’è spazio anche per un altro “finalmente”, che riguarda il personaggio di Patti LuPone. Grazie alla chiaroveggente Nan viene svelato il suo passato: la bigotta Joan non poteva certo limitarsi alla vicina rompiscatole e fanatica religiosa, infatti prima di trasferirsi vicino alle streghe aveva ammazzato il marito, reo di adulterio, ovviamente mascherando tutto con un incidente – riempire l’auto di api ben sapendo che l’uomo è allergico è anche più furbo e sottile del veleno usato da Hannah in Dexter. La pia donna non si fa nemmeno troppi scrupoli, bastano poche lacrime del figlio che conferma così di sapere la verità sulla morte del padre, perché lo soffochi con un cuscino. I personaggi bigotti si rivelano sempre particolarmente disturbati – l’eccesso fa male in tutto – e se questo si associa alla figura materna – che gira e rigira si rivela sempre più o meno direttamente responsabile dei vari mali – il risultato letale è quasi sempre assicurato, il mio esempio massimo continua ad essere la madre di Kane in See No Evil. Alla fine Joan si è rivelata un personaggio interessante anche se catalizzatore di svariati stereotipi, che hanno in parte inficiato il mistero che la caratterizzava.

E che dire invece di Myrtle? E’ sempre sembrata un po’ strana, ma il suo lato da chirurga-assassina è una divertente scoperta: sarà il suo modo per riemergere da un passato da secchiona emarginata? Lei che “gioca” con le varie parti del corpo degli ex colleghi del Consiglio e le scene di Delphine sono state sicuramente le più divertenti dell’episodio, che hanno ben equilibrato lo shock della sparatoria nel negozio di Marie; shock non tanto per la sparatoria in sé quanto per le vittime principali, Queenie ed Hank.

Una puntata piena di eventi e rivelazioni, con un finale inaspettato e che lascia il dubbio: Queenie sarà morta? E’ vero che Hank le ha sparato, ma non sembra una ferita letale, mentre il colpo che lei ha fatto partire teoricamente non dovrebbe toccarla, avendo usato il suo potere. E Delphine verrà risparmiata ora che è emerso il suo lato “umano”? In tutto questo un (grande) assente: l’Axeman; il suo maestoso ingresso faceva presagire ad un ruolo cruciale, ma, non che mi manchi, che fine ha fatto?

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