American Horror Story: Coven – 3×11 Protect the Coven – by R.

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Delphine LaLaurie sarà macabra, sadica, razzista, ma in questa stagione di American Horror Story nessuno batte il suo personaggio. Nemmeno Jessica Lange, che per quanto sia sempre la regina della serie, nei panni di Fiona Goode tra l’ossessione per l’eterna bellezza e l’amore per l’Axeman in alcuni momenti rischia di cadere nel ridicolo.

Delphine è tornata – insieme a Queenie – è tutta intera e, nonostante quell’apparente pentimento del finale del nono episodio, rispolvera le sue vecchie abitudini da torturatrice. Un flashback ci permette di scoprire le vere “motivazioni” dietro i suoi atti: non è tanto il desiderio di mantenere la pelle perfetta grazie ai “benefici” del sangue umano, quanto il piacere che trae nel tagliare, aprire, torturare il corpo di un nero e nel sentire i suoi versi di dolore. Le basta vedere un domestico di Cordelia ferito per tornare a sentire quel bisogno irrefrenabile e trasformarsi in una macabra infermiera, un processo simile a quello di Joe Carroll in The Following quando torna in azione dopo una lunga astinenza (2×02 For Joe). Il volto di Delphine s’illumina davanti al sangue della sua vittima, riportandole un po’ di “sollievo” dopo tutto quel che ha dovuto sopportare da quelle streghe (nel vero senso della parola); anche se qualche soddisfazione ogni tanto – vedi i manicaretti che prepara – se la toglie. Peccato che quello spirito rompiscatole di Spalding si prenda gioco di lei, ingannandola sulla possibilità di eliminare per sempre Marie: è facile vincere contro una che è ferma alle conoscenze ottocentesche. Tuttavia la speranza non è perduta, c’è sempre l’opzione di seppellirla viva ben bene, cosa che sembra l’unica scelta fattibile per eliminare qualche personaggio, visto che qui trovano tutti il modo di tornare! E la resurrezione non ha neanche effetti di miglioramento, anzi sembrano tutti peggiorati: sarà per la riacquisizione della lingua, ma Spalding è diventato terribilmente petulante e il suo disturbo ben lungi dallo scomparire lo porta a sfruttare Delphine per ottenere prima una particolare bambola – con certificato di autenticità ovviamente – poi di tenersi il neonato che Marie era riuscita a non sacrificare a Papa Legba e avere così la sua prima living doll.

Anche Queenie è tornata, ma non si sa bene come, e la sua nuova antipatia fa concorrenza a quella di Madison. Le parole riservate a Cordelia sono pura ed ingiustificata cattiveria; questa sua rabbia continua verso il mondo sta diventando noiosa. Se il suo ritorno non fosse accompagnato da quello di Delphine, lo troverei del tutto inutile.

Su Madison mi sono già pronunciata, il suo egocentrismo persiste e dà il meglio di sé quando viene punta nel vivo dal rifiuto di Kyle, tanto che Myrtle convince Zoe ad andarsene prima che la ammazzi. La mia favorita per la scalata al trono di Suprema – l’unica che ha scoperto la verità sulla morte di Nan – è così in viaggio con Kyle per Orlando, ma il suo sguardo finale conferma lo scetticismo sulla decisione di partire, quindi speriamo che approfitti delle soste del pullman. Un suo addio sarebbe deludente e insensato rispetto ad una serie che ha avuto proprio lei come punto di partenza. E poi, ammettiamolo, chi altri può candidarsi degnamente come Suprema ad eccezione di Zoe? Nan è morta, Misty è stata sepolta viva, Madison e Queenie sono talmente arrabbiate col mondo che distruggerebbero la Congrega al primo no che ricevono. Resta Cordelia, ma da quando ha recuperato gli occhi è caduta in un buco nero da cui non sembra proprio che riesca ad uscire. Tutt’altro, tra la perdita della chiaroveggenza e l’essere diventata il pungiball di tutti cade nella follia nel momento in cui si accoltella gli occhi nella speranza di recuperare le visioni e conseguentemente essere utile per la Congrega.

Se le parole di Queenie sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ad armare veramente quella mano è stata Fiona con le continue umiliazioni e i rimproveri ai danni della figlia. Mi sorprende che poi voglia correre al suo capezzale, cosa che però dura poco, troppo impegnata a “reward” il suo amato per l’aiuto nell’uccisione dei cacciatori. Eh sì, finalmente l’Axeman fa qualcosa oltre che suonare il sax e sedurre Fiona: la sua accetta torna a macchiarsi di sangue e ci libera in un colpo solo di tutti i “dirigenti” della Corporation. La fine ridicola che temevo si verificasse è difatti accaduta: è bastata una finta offerta di tregua perchè l’ordine sacro che esisteva dai tempi di Salem si facesse distruggere in cinque minuti, per fortuna che era Hank quello incapace!

L’eliminazione del problema cacciatori e la possibile scomparsa di Marie fanno presumere che gli ultimi due episodi saranno incentrati unicamente sulla lotta interna alla Congrega, il tema principale che ci ha accompagnato nel corso della serie. Ribadisco quanto detto nel post precedente, ossia che le storyline parallele potevano essere concluse meglio e non, come da ultimo i cacciatori, chiuse senza troppi complimenti, facendo passare i relativi protagonisti come dei poveri idioti.

A riservare divertenti sorprese è Myrtle, l’unica che tornata dal mondo dei morti può dirsi “migliorata”; forse quest’ultimo non è il termine più adatto per definirla rispetto a quanto ha fatto ai suoi ex colleghi del Consiglio, ma le sue battute alla francese su moda, cibo e gioielli, quegli occhialetti da maestrina e quello scanzonato modo di parlare la rendono particolarmente spiritosa, nonché la perfetta conduttrice dei programmi di Real Time e simili. Indipendentemente da quel che accadrà nelle ultime puntate, Myrtle e Delphine possono da sole rendere la stagione meritevole di essere seguita e le loro “perle di saggezza” saranno difficili da dimenticare.

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