Emmy Awards 2014 – by R. e S.

Anche la 66esima edizione degli Emmy Awards è passata agli archivi tra inaspettate conferme, sorprendenti vittorie e risultati (purtroppo) prevedibili. Ad incorniciare la cerimonia uno spettacolo che lascia un po’ a desiderare rispetto agli anni passati.

Si sente la mancanza soprattutto di un numero introduttivo (rimpiangiamo addirittura quello con i protagonisti di Glee); nonché di video che presentino le varie categorie e i candidati (ad esempio perché trasmetterli per intero per i best supporting actors in a drama e brevissimi per la relativa controparte femminile?). Una piacevole eccezione la parodia di “Weird Al” Yankovic di alcuni degli show nominati – Mad Men, Homeland, Scandal e Modern Family – tra i quali spicca quella dedicata a Game of Thrones con Andy Samberg ad interpretare il dipartito Joffrey e il dono a George R. R. Martin di una macchina da scrivere, accompagnato dalle parole che tutti vorremmo rivolgergli “Type, George; type as fast as you can!”.

La sezione Comedy vede il trionfo inaspettato di Modern Family, che porta a casa le statuette come miglior serie Comedy, miglior attore non protagonista (Ty Burrell) ed outstanding directing (con l’episodio “Las Vegas”). Lo show della ABC spazza via ogni avversario, a cominciare dal favorito Orange is the New Black, che non ottiene nessuno dei premi principali e non ha la soddisfazione di vedere Jodie Foster sul palco. La maggioranza dava le famiglie Pritchett e Dunphy per spacciate, accusando la serie di essere diventata ripetitiva; le sottoscritte sono invece molto contente di assistere alla quinta vittoria consecutiva dello show, che con i suoi dialoghi brillanti non annoia e si sviluppa in modo adeguato, senza introdurre stravolgimenti che rischierebbero di snaturarlo. L’unico vero possibile avversario era il solo che batte Modern Family negli ascolti, ossia The Big Bang Theory, che però continua ad essere inspiegabilmente snobbato, ad esclusione del suo protagonista, Jim Parsons, che per la quarta volta vince come miglior attore protagonista; un premio strameritato, non vedevamo valide alternative! Piccolo neo nel trionfo di Modern Family il mancato Emmy a Julie Bowen; si potrebbe accettare se fosse andato a Mayim Bialik, ma ad Allison Janney?! Seriously?!

Come anticipato resta a bocca asciutta il pluriacclamato da critica e pubblico Orange is the New Black, che possiamo senza dubbio definire il grande deluso della categoria Comedy. Sembrava dovesse stracciare chiunque ed invece ha ottenuto solo premi minori. Speravamo nella vittoria della protagonista Taylor Schilling, alla quale è stata preferita Julia Louis-Dreyfus come oustanding lead actress in Veep. Il perché del grande apprezzamento di quest’ultima serie resta per noi un mistero. Orange is the New Black era la maggiore novità di quest’anno di premiazioni e forse questo lo ha pagato; non resta che aspettare per vedere se riuscirà ad imporsi nel prossimo futuro.

Se Orange is the New Black è il grande deluso della sezione Comedy, lo stesso può dirsi per The Normal Heart tra Miniseries e Tv Movie: dato per super favorito, con nomination praticamente per tutti gli attori e la regia, vince solo come outstanding Tv movie. A sorpresa, invece, la categoria è dominata da Sherlock, che vince per outstanding lead actor (Benedict Cumberbatch), supporting actor (Martin Freeman) e sceneggiatura; la presenza di questo show agli Emmy sembrava il tipico caso di “è un onore anche la nomination”, ma contro ogni aspettativa si è trasformata in vittoria: una delle poche sorprese piacevoli, o almeno non tragiche, della serata.

Il ramo femminile della categoria vede invece l’imporsi delle due grandi protagoniste di American Horror Story: Coven: Kathy Bates e Jessica Lange, quali rispettivamente best supporting actress ed outstanding lead actress. La stagione più vista dello show di Ryan Murphy regala alle sue protagoniste Emmy non così scontati, visto che quando si è trattato di premiazioni le varie commissioni sono sempre state piuttosto avare verso la saga. Lo confermano le genuine reazioni di sorpresa delle due attrici, che tra poco più di un mese ritroveremo nella quarta stagione dedicata al Freakshow. Due Emmy assolutamente meritati.

Ed ora arriviamo alla categoria più preoccupante, quella Drama, che per noi fan di Game of Thrones dovrebbe aprirsi con le parole dell’Inferno dantesco “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Se le nomination non sono mancate, sapevamo che non si sarebbero mai tradotte in premi, perlomeno per quel che riguardava il Best Drama (cos’altro devono fare per vincere?); negli ultimi tre anni, infatti, tutti si sono improvvisamente scoperti fan di Breaking Bad (mentre prima nessuno l’ha mai preso in considerazione, soprattutto le commissioni dei premi), e come previsto gli Emmy hanno cavalcato l’onda del momento e premiato la stagione finale (da notare come LOST sia uno dei pochi show a cui non è stata mostrata tanta benevolenza l’ultimo anno di messa di onda, e stiamo parlando di uno show che ha cambiato la storia della televisione). Una velata critica a Breaking Bad è stata mossa da Julianna Margulies che, ritirando l’Emmy come outstanding leading actress per la sua interpretazione di Alicia Florrick in The Good Wife, ha ringraziato gli autori dicendo “but truly this belongs to Robert and Michelle King and all our writers who never cease to amaze me with 22 episodes a year”, e in sala stampa ha continuato con “you look at what our writers do, they don’t do it six, eight or 10 times a year; they do it under pressure”. Si tratta di un aspetto dell’eterna lotta tra “network show” e “cable show”, ma più nello specifico il riferimento è, appunto, a Breaking Bad e Mad Men che, con il trucchetto della stagione finale non solo corta ma divisa in due parti e spalmata su due anni, si candidano agli Emmy per un anno in più con metà della mole di lavoro. Come darle torto?

Maggiore fiducia avevamo riposto nella vittoria di Peter Dinklage; chiunque avesse visto l’episodio in cui Tyrion richiedeva il trial by combat era certo che l’Emmy fosse garantito; chiunque non sia molto esperto delle dinamiche delle premiazioni. Dopo il primo Emmy nel 2011, Dinklage è sempre stato nominato e nelle due precedenti stagioni di Game of Thrones lo meritava tanto quanto quest’anno; eppure Bobby Cannavale (Boardwalk Empire) ed Aaron Paul (Breaking Bad) lo hanno surclassato. La storia si ripete anche stavolta con i due attori non protagonisti di Breaking Bad che vincono a discapito di Peter Dinklage e Lena Headey; a questo punto non potevano vincere gli interpreti di Downton Abbey? Come si può accettare di nuovo che Anna Gunn batta Maggie Smith?! Vale anche la pena di sottolineare che, mentre per Peter Dinklage ci sono state ovazioni da ogni dove dopo l’episodio 4×06, niente di simile si è mai verificato per Aaron Paul, a riprova che la sua è una vittoria regalata in un momento di entusiasmo per la serie (peccato che la stessa teoria non sia stata applicata a Julie Bowen e Modern Family). Ovviamente, Breaking Bad vince anche nella categoria outstanding leading actor con Bryan Cranston, giusto per non farci mancare niente (perchè mai votare Kevin Spacey?!) e per la sceneggiatura. Delusioni anche per i fan di True Detective (che vince solo per la regia) ma non per noi: l’improvvisa adorazione collettiva per Matthew McConaughey e la sua elevazione ad attore di prima categoria erano già insensate ed insopportabili agli Oscar, il trionfo anche in televisione sarebbe stato il colpo di grazia; le attenzioni non gli sono comunque mancate, dato che per tutta la serata non si è fatto che inquadrarlo e parlare di lui, come se in pochi mesi fosse passato da attore di rom-com di medio livello a dio del cinema, e soprattutto come se nessun altro nella sala fosse alla sua altezza: ci permettiamo di dissentire.

Altre polemiche hanno riguardato lo sketch di Sofia Vergara che ruotava sulla piattaforma: accuse di maschilismo come se piovesse ma, senza voler sminuire le nobili battaglie per la parità dei sessi, certe volte ci si prende un po’ troppo sul serio; la diretta interessata ha replicato con le parole migliori: ““It means that somebody can be hot and also be funny and make fun of herself”, in fondo sarebbe bastato avere un po’ di autoironia, non è che fosse esattamente il triste spettacolo di Miss Italia.

Nel complesso la serata sarebbe potuta andare meglio ma, con qualche eccezione, erano tutti esiti prevedibili; è il problema che si pone quando già in partenza ci sono delle brutte nomination, si arriva alla grande serata pronti al peggio. L’anno prossimo ci saremo liberati della zavorra di Breaking Bad ma per ora è troppo presto per prevedere quale sarà il trend delle commissioni; considerato quello che abbiamo visto finora, è persino probabile che ritorni in auge Mad Men dopo anni di oscurità piuttosto di premiare Game Of Thrones!

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