Facciamo il punto: 24 – by R.

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Dopo 4 anni possiamo finalmente dire “Jack Bauer is back!”. Un ritorno sugli schermi che ci hanno fatto sudare con quelle continue promesse di un film mai definitivamente confermato; ma alla fine è giunta una notizia anche più bella: non un semplice film, ma una miniserie evento che riporta l’indistruttibile agente del CTU nelle nostre case per 12 episodi.

24: Live Another Day segna il ritorno di uno degli show di maggior successo e più amati di sempre, che insieme a Lost aveva cambiato il modo di concepire le serie tv: ogni stagione composta da 24 episodi a rappresentare le 24 ore di una singola giornata, con lo scorrere del tempo che veniva scandito di continuo tra le varie scene ad aumentare lo stato di tensione che era già a livelli più che alti. Perché 24 ci ha regalato anche dei twist indimenticabili, fra rivelazioni dell’identità delle talpe, Presidenti corrotti ed esplosioni in ogni dove – provocando inevitabilmente come effetto collaterale il renderci terribilmente sospettosi. Ma se in certi casi non era possibile fidarsi neppure della White House, c’erano delle certezze su cui sapevamo che Jack poteva sempre contare e fra queste il pilastro era Chloe O’Brian. Apparsa a partire dalla terza stagione, l’analista del CTU, bravissima col computer, meno nelle relazioni sociali, è diventata negli anni il vero braccio destro di Jack, non risparmiandosi nel violare le regole per aiutarlo nelle sue missioni e per metterlo al sicuro. Il loro rapporto ha raggiunto l’apice nella scena finale di serie con lo sguardo tramite drone tra i due, consapevoli che non si sarebbero più rivisti; un momento molto emozionante incorniciato dal “Thank you” di Jack verso colei che non si sarebbe mai aspettato sarebbe diventata la sua migliore alleata e dall’ultimo favore di Chloe, che fa spegnere il drone perché lui abbia il tempo per fuggire. E proprio Mary Lynn Rajskub è la prima insieme a Kiefer Sutherland ad essere confermata per 24: Live Another Day. Confermati anche i personaggi di Kim Raver e William Devane, rispettivamente nei ruoli di Audrey Raines e del padre James Heller. Sinceramente avrei fatto volentieri a meno di rivedere Audrey, non l’ho mai considerata la donna adatta a Jack; tra le varie spasimanti che si sono alternate nelle 8 stagioni quella che preferivo era Renee Walker (Annie Wersching), che purtroppo era impossibile tornasse visto che la sua morte non aveva lasciato adito a dubbi. Ma il ritorno di Audrey era davvero necessario? Era la pesantezza fatta a persona e aveva concluso perfettamente il suo ciclo nella serie cadendo in uno stato catatonico, costringendo Jack ad allontanarsene per il suo bene. Una sua ricomparsa può solo significare l’emergere dei sensi di colpa di Bauer, come se in questi anni non ne avesse passate abbastanza. Mi dispiace invece per l’assenza di Kim Bauer (Elisha Cuthbert), che, per quanto fosse irritante nel suo incolpare il padre di tutti i mali del mondo, ha comunque avuto un ruolo rilevante e nell’ultimo periodo era nettamente migliorata. Spero almeno che ci venga data qualche notizia sulla situazione del rapporto padre-figlia, anche qualora fosse nel senso di una sua interruzione definitiva per il bene di lei e della sua famiglia.

Apprendo con gioia che fanno parte del cast anche Michelle Fairley, la Catelyn Stark di Game of Thrones, e Yvonne Strahovski, la Hannah di Dexter, non sono piacevoli questi intrecci tra show diversi?

24: Live Another Day è composta da 12 episodi, ognuno a rappresentare un’ora di una giornata, con salti temporali qua e là a colmare le puntate/ore mancanti. Al centro di tutto il nostro Jack Bauer, che ritroviamo a Londra a quattro anni di distanza dagli ultimi eventi narrati. Il produttore esecutivo Howard Gordon ha perfettamente ragione quando dice che Jack ci è mancato, già dopo il finale di serie speravamo in un film che gli regalasse la consacrazione che merita – soprattutto dopo che è stato ingiustamente trascurato dagli Emmy Awards successivamente alla vittoria nel 2006 come Best Drama. Jack Bauer è uno di quei personaggi che va oltre la sua stessa serie tv, il suo nome è più che sufficiente per capire di chi stiamo parlando, è un brand a sé come si direbbe nel marketing. In otto stagioni abbiamo assistito alle sue più profonde evoluzioni e abbiamo sempre tifato per lui, perché sapevamo che alla fine Jack Bauer ce l’avrebbe fatta, in qualunque situazione solo lui poteva uscire vittorioso – anche se le vittorie risultavano sempre alquanto amare. Speriamo che la miniserie non si tramuti in una fine definitiva, ma in ogni caso piena fiducia in Jack! Dopotutto “Jack Bauer could get off the Lost Island in 24 hours!”.

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