Facciamo il punto: Game of Thrones – by R. ed S.

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Westeros stiamo tornando! L’attesa per la nuova stagione di Game of Thrones è sempre eterna, ma finalmente anche quest’anno ci siamo. E considerando le tante storyline raccontate da George R. R. Martin un “dove eravamo rimasti?” è opportuno. La conclusione della terza stagione corrisponde più o meno alla metà del terzo libro della saga (A Storm of Swords) e si è trattato di una prima parte ricca di avvenimenti, uno su tutti l’ahimè indimenticabile Red Wedding, che ha segnato la fine del Nord e soprattutto del mio adorato Robb (Richard Madden), l’unico su cui avevo riposto ogni speranza dopo la dipartita di Ned (Sean Bean).

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L’intrallazzo più subdolo e tragico della storia televisiva promette di avere pesanti strascichi su ogni protagonista, compresi quelli che ora ne gioiscono (speriamo che sia un festeggiamento momentaneo, ma con Martin tutto è possibile). Il fatto che Tywin (Charles Dance) stia trionfando su tutta la linea è veramente irritante, perfino i suoi consanguinei, pur gustando la vittoria, mostrano insofferenza verso di lui. I Frey e i Bolton potranno anche essere tanto orgogliosi di quanto hanno combinato, ma dubito che fare accordi con Tywin alla lunga si riveli una scelta fruttifera. Ora però dovremmo sopportarli gongolare, Roose Bolton (Michael McElhatton) specialmente, che è diventato Warden of the North – è veramente uno schiaffo che abbia preso il posto che una volta era di Ned – ed è pronto a ricongiungersi con quello psicopatico del figlio bastardo, Ramsay (Iwan Rheon), che nel frattempo è arrivato a castrare Theon Greyjoy (Alfie Allen). Non posso dire di essere dispiaciuta per Theon, si merita ogni singola tortura: non era mai stato Mr. Simpatia, ma da quando ha avuto l’idea di tradire Robb è diventato pari a un Frey. Il colmo è che ha fatto tutto questo per dimostrarsi qualcuno di fronte ad un padre che non lo accetterà mai a priori, perché da quando è stato costretto ad andare a Winterfell per lui è divenuto uno Stark – sorvolando sul fatto che il figlio se ne è andato perché lui era stato sconfitto nel suo misero tentativo di ribellione. Theon ha capito solo durante la prigionia che chi gli ha fatto veramente da padre è stato Ned, ma è troppo tardi, il danno è stato fatto e non c’è modo di rimediare, sta bene dov’è. L’unica a pensarla diversamente è la sorella, Yara (Gemma Whelan), che è appena salpata per andare in suo soccorso.

Ma il resto dei Northmen? Quelli che erano rimasti o tornati nei loro castelli – come i Karstark – come possono accettare tranquillamente quanto successo alle Twins? I loro uomini sono stati barbaramente uccisi e la guerra, in cui un tempo avevano tanta fiducia da nominare il giovane Robb King in the North, conclusa con uno spregevole accordo con Tywin, l’uomo che disprezzavano. Auguriamoci che il motto The North Remembers mantenga valore e si diano una mossa.

La serie ci ha lasciati con un’immagine altamente scenografica della nostra Khaleesi (Emilia Clarke) portata in trionfo dai suoi nuovi figli, che inneggiano a lei come “Mhysa – Madre”. Daenerys sembrerebbe ormai essere riuscita nell’intento di avere un proprio esercito – in parte almeno, non tutti possono essere arruolati come soldati – e quindi ad un passo dalla partenza per Westeros. Al momento però è Regina solo al di là del mare ed è una Regina di fatto, voluta dal suo nuovo popolo di ex schiavi, ma certamente non da coloro che vivono del commercio di questi ultimi. L’episodio 3×03 Walk of Punishment aveva messo ben in luce quale fosse il punto di vista dei padroni rispetto al trattamento degli schiavi disobbedienti, ma questo non ha impedito – anzi forse l’ha spronata ancora di più – a Dany di intraprendere e perseverare in quello che sembra essere il suo nuovo percorso: liberare tutti gli schiavi; ma non erano più che sufficienti gli Unsullied? A questo punto quello che era cominciato come la ricerca di un esercito, si è trasformato in una vera e propria missione che rischia di distogliere la Khaleesi dal suo scopo principale: riprendersi l’Iron Throne. E un’altra possibile distrazione potrebbe essere il suo nuovo soldato Daario Naharis (Ed Skrein, sostituito nella quarta stagione da Michiel Huisman), verso il quale l’interesse militare è apparso da subito passato in secondo piano. Come si faccia a passare da Khal Drogo a questa specie di Gabriel Garko ancora non me lo spiego. Sarà interessante vedere come la prenderà Ser Jorah (Iain Glen), che già era stizzito dall’attenzione prestata dalla sua amata a Ser Barristan (Ian McElhinney), figuriamoci di fronte ad uno che comanda e che mostra interesse per Dany (ricambiato per di più).

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Mentre King’s Landing si prepara al più grande matrimonio della storia, è arrivato giusto in tempo per assistere alle nozze del figlio Joffrey (Jack Gleeson) Jaime Lannister (Nikolaj Coster-Waldau), che ovviamente si è recato immediatamente dalla gemella/amante Cersei (Lena Headey). Un momento che il Kingslayer ha sognato per mesi, ma che nella realtà è stato tutt’altro che romantico o passionale: dallo shock di sorpresa iniziale il volto di Cersei è passato a quello di sgomento per la menomazione del fratello. Una scena più da ghiaccio che da fuoco. Devo premettere che chi scrive adora Cersei, la giustifico quasi in tutto, mi calo perfettamente nel ruolo di avvocato del diavolo e anche lì l’ho capita. Per quanto possa essere legata al fratello, non prova certo l’amore che lui ha per lei: Jaime è veramente innamorato (e infatti non l’ha mai tradita), mentre in Cersei prevale la natura manipolatoria ed egoista, il vero amore lo prova unicamente per i suoi figli. Un Kingslayer senza più la mano della spada non è più un Kingslayer, diventa un cavaliere come tutti gli altri o forse anche meno e questo Cersei lo sa benissimo. Il fratello le appare ormai inutile o almeno dovrà trovargli un’altra utilità. Al momento tra l’altro ha ben altre preoccupazioni: quell’intrigante di Margaery (Natalie Dormer) le sta allontanando il figlio; il suo adorato Joffrey, che sembrava immune da ogni essere femminile, si sta facendo intortare dalla Tyrell, che è ben lontana dalla ingenuità/stupidità della ex Sansa (Sophie Turner) e quindi assai difficilmente manipolabile. Cersei ha di fronte a sé una sfida maggiore di quelle rappresentate da Lord Arryn e Ned Stark e per affrontarla dovrà fare ricorso a tutte le sue risorse. Senza dimenticare che il padre vuole darla in sposa a Loras Tyrell (Finn Jones), l’ennesimo schiaffo alla sua tanto agognata indipendenza: ha sopportato per anni un uomo che continuava a rimpiangere il primo amore e ora che è vedova rischia di risalire sulla stessa giostra; anzi peggio, perché col matrimonio di Joffrey non sarà più lei la sola Regina.

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E Jaime? Ben lontano dal trovare conforto tra le braccia della sua amata, dovrà affrontare da solo il suo nuovo stato di menomato – perché difficilmente Tywin sarà più comprensivo della figlia – e chissà che non sia arrivato il momento per fargli aprire gli occhi su Cersei. Jaime Lannister è forse il personaggio che ha subito la maggiore evoluzione nel corso della terza stagione, o meglio ha fatto uscire quel lato di sé che la nomea di Kingslayer aveva tenuto nascosto. Se nel pilot con la spinta ai danni di Bran (Isaac Hempstead-Wright) era sembrato il cattivo per eccellenza – per non parlare della resa dei conti con Ned – le sue parole hanno pian piano svelato un altro uomo; cosa che ha avuto il suo apice nella conversazione con Brienne (Gwendoline Christie), che ha messo in luce come quello stesso soprannome fosse per lui motivo di dispiacere: è vero aveva ucciso il Re che aveva giurato di proteggere, ma quello era un pazzo che voleva dare a fuoco l’intera King’s Landing, come biasimarlo? A quell’etichetta ha poi adeguato i suoi comportamenti, diventando uno dei cavalieri più temuti di Westeros, ma già dal momento in cui ha evitato che Brienne fosse struprata si era capito che non ha nulla in comune con il padre – basta vedere quanto è legato a Tyrion (Peter Dinklage) – e la perdita della mano ha solo reso più manifesta la sua vera natura. Al momento il destino di Jaime continua però ad essere legato a quello di Cersei: se per amore ha quasi ucciso un bambino, prima che la veda diversamente ci vorrà ben più della delusione negli occhi di lei per la menomazione. Anche perché quella delusione la comprende lui stesso, perdere la mano della spada ha per lui lo stesso effetto che aveva avuto per Derek Sheperd la ferita subita nell’incidente aereo in Grey’s Anatomy: niente più chirurgia, niente più combattimento, addio alla vita come la conoscevano e l’amavano.

Va incontro ad un futuro incerto Bran, che dopo un commovente saluto col piccolo Rickon (Art Parkinson), si è avviato con Hodor (Kristian Nairn), Jojen (Thomas Sangster) e Meera Reed (Ellie Kendrick) al di là della Barriera. Finora il territorio beyond the Wall ci si è presentato alquanto ostile, i membri della Night’s Watch lo sanno bene, i White Walkers ormai stanno avanzando sempre più, come faranno loro quattro a cavarsela? Per fortuna c’è sempre Summer. Ad aiutarli ad attraversare la Barriera è stato Sam (John Bradley), appena tornato insieme a Gilly (Hannah Murray) e il neonato, dopo aver ucciso un White Walker; un grande momento per lui che al di là di ogni aspettativa è riuscito in quello in cui i suoi compagni hanno fallito. A migliorare il tutto la presenza di Gilly che rischia di far dimenticare anche a Sam uno dei precetti del giuramento. Vedremo quale sarà l’accoglienza degli altri, non solo rispetto al giovane eroe Tarly, ma anche alla ragazza, una piacevole novità a Castle Black che potrebbe però suscitare più di qualche malumore.

Per quanto riguarda il ramo femminile della famiglia Stark, se da un lato Arya ci dà speranza per il futuro, dall’altro Sansa non è ancora riuscita a sviluppare un briciolo di buon senso. Nel corso della stagione Arya (Maisie Williams) ha affrontato un lungo cammino, tanto in senso letterale quanto in senso di crescita interiore, abbandonando definitivamente l’infanzia nella sua marcia verso Riverrun e sebbene la sua indole sia sempre la stessa, come ha dimostrato convincendo the Hound (Rory McCann) a lasciare in vita un innocente mercante incontrato lungo la strada nel tragico episodio 3×09, anche lei ha ceduto alla rabbia omicida nell’episodio successivo, dopo aver assistito impotente allo sterminio dell’esercito del Nord e, soprattutto, della sua famiglia (come se guardare la decapitazione del padre non fosse stato abbastanza). Con Winterfell ridotta in cenere, Ned e Robb uccisi, Sansa ostaggio dei Lannister e credendo morti gli altri fratelli, Arya è rimasta completamente sola, senza più alcun punto di riferimento e in compagnia del Mastino, che pure si trova sull’elenco dei nomi dell’odio. I presupposti non sono certo positivi ma, forte del Valar Morghulis appreso da Jaqen H’ghar, che è anche il motto e tema conduttore della nuova stagione, è presumibile che Arya combinerà comunque qualcosa, o almeno proverà a darsi da fare in quella direzione.

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Tutto il contrario, come dicevamo, di sua sorella Sansa (Sophie Turner), che per l’intera terza stagione (nonché quelle precedenti) si è soltanto lamentata facendo lo sguardo terrorizzato e aspettando che qualcun altro pensasse a salvarla. Ci ha provato Littlefinger (Aidan Gillen) a salvarla, offrendosi di portarla con sè a The Eyrie da Lysa Arryn ma Sansa, che ha la perspicacia di un riccio schiacciato in autostrada, ha deciso di rimanere a King’s Landing convinta di andare in sposa a Loras (ed essendo l’unica dei Sette Regni a non essersi ancora accorta delle preferenze sessuali dell’avvenente Tyrell). Ma Lord Tywin è ben più furbo, tant’è che Sansa è finita in sposa a Tyrion (Peter Dinklage), così che il loro erede potrà essere signore di Grande Inverno, assicurando ai Lannister il potere anche nel Nord. Il matrimonio con Tyrion è comunque un privilegio che lei non meritava: sebbene i Lannister abbiano sterminato la sua famiglia, Tyrion ha avuto ben poca parte nel tradimento perpetrato dai Frey, anzi, le conseguenze dell’arrivo del padre e della vittoria (per ora) della guerra non sono state positive per lui: Tywin l’ha privato di tutto il potere che aveva conquistato nel corso della seconda stagione, in cui rivestiva la carica di Primo Cavaliere, e gli ha anche detto molto chiaramente che tollera la sua esistenza solo perché il suo sangue è Lannister, ma può tranquillamente scordarsi qualsiasi pretesa su Casterly Rock. Nonostante tutto, nonostante il matrimonio imposto non piacesse nemmeno a lui e nonostante la sua reputazione di amante dei bordelli, Tyrion si è preso cura di Sansa in molti modi: per esempio, affrontando Joffrey perché le risparmiasse la visione della testa mozzata di Robb, evitandole l’umiliante cerimonia della messa a letto degli sposi e dicendole che non aveva intenzione di consumare il matrimonio a meno che non lo volesse anche lei (cosa che aggiunge altra derisione a quella è cui già normalmente sottoposto). Ma Sansa no, niente da fare, non ci pensa nemmeno ad essere un tantino più cortese e comprensiva; qualcuno dovrebbe ricordarle che tutte le tragedie dei Sette Regni sono iniziate per colpa sua, così magari la smetterebbe di tenere il muso.

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E mentre nel caldo sud si gestiva la politica interna di Westeros, alla Barriera (e a nord della Barriera) hanno dovuto affrontare pericoli ben più gravi: infatti, se da un lato Sam, come dicevamo prima, dopo l’uccisione di praticamente tutti i suoi confratelli in esplorazione oltre il muro di ghiaccio ha camminato per giorni cercando di tornare a Castle Back, combattendo gli zombie ghiacciati per proteggere se stesso, Gilly e il bambino, dall’altro lato abbiamo Jon (Kit Harington) che si è finto disertore per infiltrarsi tra i Bruti di Mance Rayder, e con loro ha superato la Barriera, accompagnandoli in quella che dovrebbe essere la battaglia iniziale per la conquista dei Sette Regni da parte dei Bruti (perché non c’era già abbastanza gente intenzionata a conquistare questi Sette Regni). A parte morire di freddo e avvolgersi nelle pellicce, le cose più rilevanti da dire sul Jon Snow della terza stagione sono due: la prima è che ha effettivamente infranto il suo giuramento di Night’s Watcher facendo l’amore con Ygritte (Rose Leslie), donna dei Bruti dai capelli di fuoco; la seconda è che la tentazione dell’amore è forte, ma l’onore è più forte (è pur sempre figlio di Ned Stark): mentre il suo cammino si intrecciava inconsapevolmente con quello di Bran & co., Jon ha “tradito” i Bruti ed è corso via per avvertire i suoi confratelli del pericolo imminente. Ygritte non l’ha presa bene, tant’è che gli ha tirato una freccia nella gamba, ma bisogna capirlo: ad un certo punto si sarà stufato di sentirsi dire “you know nothing, Jon Snow”!

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Un altro che senza dubbio non capisce niente è Stannis Baratheon (Stephen Dillane), completamente abbindolato da Melisandre (Carice van Houten); nel corso della terza stagione la sacerdotessa del dio del Fuoco ci ha regalato diversi momenti WTF, come quando si è fatta mettere incinta per poi partorire una mostruosa ombra o quando ha eseguito il sacrificio delle sanguisughe sul povero Gendry (Joe Dempsie), al millantato scopo di causare la morte di tutti i sovrani usurpatori (che sarebbero Robb, Joffrey e Balon Greyjoy). La cosa più inquietante è stato il suo incontro con Arya, in cui ha profetizzato che si rivedranno ancora; povera Arya, non ha già abbastanza problemi per conto suo? Ci mancava anche quest’altra fanatica. Melisandre ha avuto, però, il merito di essere l’unica ad accorgersi che forse potrebbe essere utile lasciar perdere il trono di spade e dirigersi verso nord: se n’è accorta soltanto perché Davos le ha mostrato la lettera spedita da maestro Aemon (questo pover’uomo ha scritto a mezzo mondo chiedendo aiuto e non l’ha calcolato nessuno), ed è proprio Davos (Liam Cunnigham) l’unico a Dragonstone che finora ha conservato un po’ di raziocinio (e pensate come siamo messi se gli unici buoni consigli vengono da uno che si fa chiamare Cavaliere delle Cipolle).

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Ricapitolata la situazione di tutti i personaggi, siamo ufficialmente pronti per la premiere della quarta stagione e per abbandonare qualsiasi forma di vita sociale nei weekend delle prossime dodici settimane. E quindi, nel nome degli antichi e dei nuovi dei, abbia inizio il gioco dei troni.

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