Facciamo il punto: Homeland – by R.

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Questo post fa riferimento a quanto accaduto sino all’episodio 4×08 compreso.

La terza stagione di Homeland si era conclusa con l’inaspettato addio di Nicholas Brody, un’impiccagione che non lasciava adito a dubbi; l’abbiamo vista noi e soprattutto l’ha vista, a distanza ravvicinata, Carrie Mathison – tra l’altro incinta dell’uomo, forse un colpo di scena maggiore della stessa morte di quest’ultimo considerando il personaggio di Claire Danes. Eppure nonostante l’evidenza della morte di Brody – c’è da dire però che anche quella del suo ex compagno di prigionia Tom Walker sembrava chiara e invece sappiamo cos’è accaduto – in molti pensavano che sarebbe tornato e il finale del settimo episodio di questa quarta stagione stava per dargli incredibilmente ragione. Carrie non sta affatto bene, lo sappiamo, già di suo poverina ha parecchi problemi, se poi i nemici di turno giocano con le sue pillole il caos mentale è dietro l’angolo; la crisi che ne segue è drammatica – colpisce addirittura Quinn e spara in mezzo alla strada con una pistola invisibile – quindi nel momento in cui appare Brody il primo pensiero è “Ok, Crazy Carrie è tornata all’ennesima potenza”. Ma la scena è costruita particolarmente bene, quasi da far sorgere il dubbio: ha un senso che gli “uomini di Brody” la soccorrano – l’altro possibile preoccupato per il suo stato, Quinn, lo ha appena messo ko – ne ha sicuramente meno che dietro a tutto ci sia Khan, soprattutto ricordando che è stato lui a fare quel teso terzo grado a Saul prima che venisse rapito; in più l’innegabile emozione della reunion oscura tutto il resto. Ma a pochi secondi dai titoli di coda la verità è svelata: Brody è morto e l’uomo a cui Carrie si sta aggrappando è proprio Khan. Sinceramente sono contenta che non lo abbiano fatto resuscitare, non solo non ero una sua grande fan, ma tutto quanto accaduto dalla conclusione della terza e l’inizio della quarta stagione avrebbe perso di significato – compreso quel poveretto di Quinn praticamente costretto a tornare in Pakistan perché la sua amata Carrie ha bisogno di lui. Un suo ritorno avrebbe portato un ulteriore sconvolgimento nella vita della Mathison, che tra la figlia, l’ambigua storia con Aayan e il rapimento di Saul ha già il suo bel da fare, rischiando di farle fare più di un passo indietro.

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Purtroppo abbiamo avuto poco tempo per vedere Carrie versione mamma, cosa che però è un bene per la salute di quella bambina. E’ stato interessante il contrasto tra il primo e il secondo episodio. In “The Drone Queen” la Mathison sembrava sorprendentemente brava nel ruolo di madre, è vero era a miglia e miglia di distanza dalla figlia, ma la voglia di vederla che aveva dimostrato nella chiamata Skype lasciava intravedere una mamma, anche se non perfetta, costretta lontano dalla figlia, disposta a cambiare luogo di lavoro proprio per tenerla con sé. Chi se lo sarebbe mai aspettato da Carrie Mathison? E infatti “Trylon and Perisphere” rivela tutta l’illusione di quell’immagine: Carrie non ha neanche il coraggio di entrare in casa quando sente il pianto della figlia e fa di tutto per evitare di restare da sola con lei, lasciando perfino la babysitter in imbarazzo. La Mathison freme dal desiderio di tornare in Pakistan, indaga in ogni modo per trovare la prova che qualcosa laggiù non va, ricatta il Direttore della CIA per avere il posto del suo collega appena deceduto e quando si sente soffocare dalla sua nuova condizione di madre tenta di affogare la figlia. E’ una scena molto forte che, se non può essere ricollegata ad una classica depressione post partum, dimostra quanto quella vita da madre non sia per lei: Carrie si rende conto dell’atrocità che stava per compiere, soffre per non riuscire ad essere una buona madre, ma non ce la può fare perché lei non è come sua sorella che riesce a far coesistere lavoro e famiglia, per Carrie il suo lavoro è tutto. Per quanto triste il suo fuggire in Pakistan è l’unica cosa che può fare per stare bene con se stessa e di conseguenza per dare alla figlia la vita che merita.

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La riprova che il lavoro sia la sua vita arriva quando è disposta anche ad intraprendere una relazione con un ragazzino pur di riuscire nella missione. Aayan è giovane, spaventato, ingenuo, ci vuole poco perché cada nella trappola di Carrie, arrivando addirittura ad innamorarsene. Lei si giustifica sostenendo che quella è la via più veloce, ma non ho potuto non concordare con Quinn quando la accusa direttamente, possibile non ci fossero altri modi per ottenere la fiducia di Aayan? Tra l’altro il tragico risultato finale non era poi così imprevedibile, credeva davvero che Haqqani si sarebbe fatto fregare dal nipote? La morte del giovane aggiunta al rapimento di Saul provocano nella Mathison una crisi di nervi che anticipa il crollo successivo causato dalla sostituzione delle pillole. Il suo turbamento prova che in fondo la storia con Aayan non l’ha lasciata tanto indifferente quanto una semplice missione, ma questo lo avevamo già intuito dalla sua totale irreperibilità che non pochi problemi ha causato. Lo shock per l’uccisione di Aayan la porta a chiedere – molto violentemente – che Haqqani venga colpito nonostante Saul sia il suo scudo umano; un atteggiamento opposto a quello che ha poi nell’ottavo episodio quando, nonostante la promessa all’ex Direttore della CIA di lasciarlo morire qualora la sua fuga non abbia esito positivo, lo implora di non spararsi ingannandolo sulla vicinanza dei soccorsi e conducendolo dritto dritto di nuovo nelle mani del nemico. E’ una scena ad alto pathos, sappiamo che gli uomini mandati dalla Mathison sono stati costretti al ritiro e, mentre i talebani sono in ogni angolo, non si comprende cosa Carrie stia facendo; finchè quella che lei fa apparire come la via della salvezza si trasforma nella fine della corsa di Saul, accerchiato dal nemico: mentre viene portato via l’uomo urla offese verso la Mathison, colpevole di averlo tradito. A chi dare ragione? E’ dura, non volevo vedere morire Saul, ma allo stesso tempo la sua decisione della morte contro la prigionia era più che comprensibile. Carrie d’altra parte è stata di fatto costretta alla promessa, però di fronte alla prossima concretizzazione della realtà peggiore non si può biasimarla se si è tirata indietro; è vero che fino a poco tempo prima era pronta a fare il contrario, ma si trattava di una reazione istintiva in un momento di grande sconvolgimento, non credo sarebbe in grado di sopportare la perdita di Saul.

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Questa nuova stagione mi piace molto, più delle precedenti, specialmente l’affrontare un nemico che hai proprio davanti agli occhi, ma con cui sei costretto ad evitare lo scontro vero e proprio. Gli incontri fra la diplomazia del Pakistan e quella americana sono sempre molto divertenti, con da una parte il Direttore della CIA Lockhart che trema dalla voglia di mandarli a quel paese e dall’altra quelli dell’ISI che si dividono fra coloro che non capisci se ti stanno o meno prendendo in giro e la Qureshi che ha la sfacciataggine di mandare messaggini ai terroristi sotto il naso degli americani. La donna abbiamo potuto inquadrarla sin dalla sua prima apparizione e c’è poco da dire, è più odiosa del most wanted Haqqani. Ma su Latif e Khan l’opinione resta in sospeso; entrambi hanno suscitato più di un sospetto nel loro incontro con Saul, tuttavia il primo è un vecchio amico dell’uomo, il secondo sembra sincero nella preoccupazione per Carrie e nel finale di “Halfway to a Donut” le ha addirittura rivelato il nome della talpa all’ambasciata – mera solidarietà professionale o un altro uomo che rimane vittima del fascino dell’instabile Carrie?

L’identità della talpa, nientemeno che Dennis Boyd, il marito dell’ambasciatrice, interpretato da Mark Moses (che così mantiene quell’immagine insidiosa e infida con cui lo abbiamo conosciuto in Desperate Housewives) sarà molto probabilmente al centro del nono episodio, finalmente! Sapere chi è il traditore e vederlo mentre spia e fa i suoi intrallazzi senza che nessuno se ne accorga – addirittura quella svegliona della moglie è andata a dirgli che hanno scoperto che c’è una talpa! – urta parecchio i nervi. Quali saranno le conseguenze? Ci sarà uno scontro fra Carrie Mathison e la Qureshi?

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