Game of Thrones – 4×01 Two Swords – by R. ed S.

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Il primo episodio della quarta stagione di Game of Thrones non delude le aspettative – lo confermano dati di ascolto e di attività sui social network – regalandoci un’ora in cui ritroviamo quasi tutti i personaggi che ci aiutano ad inquadrare a che punto sono le rispettive storyline. Nessun colpo di scena, ma comunque scene che ci ricordano perché attendiamo tanto aprile.

Bastano i pochi secondi iniziali per rendere Tywin l’essere più odioso di Westeros; sì, perfino del nipote Joffrey. Non che ce ne fosse ulteriore bisogno, ma evidentemente quell’uomo non vuole rischiare di smentirsi: prendere il posto di Ned come Hand of the King, dare Sansa in sposa a Tyrion, uccidergli metà famiglia non sono schiaffi sufficienti. Deve pure fondere la leggendaria spada di Ned, Ice, per crearsene due nuove in acciaio di Valyria, a quanto pare “giocattolini” che sognava da tanto tempo: sarà pure il Lord più temuto di Westeros, ma questo è l’esempio di quanto anche lui possa cadere in atteggiamenti da bimbo capriccioso – Joffrey deve pur aver preso da qualcuno. A completamento di questa simbolica fine degli Stark, getta anche nel fuoco la pelliccia di un lupo: per Tywin la casata di Winterfell è ormai storia passata – effettivamente dal suo punto di vista non fa una piega – si può quindi pensare al futuro, in cui lui immagina più matrimoni di quanto non faccia Enzo Miccio. Dopo Joffrey e Cersei, sarà Jaime il prossimo a convolare a nozze e divenire Lord di Casterly Rock. Peccato che il supposto sposo non ci pensi proprio. Papà Lannister ancora non ha capito che essere un membro della Kingsguard non è un capriccio per il figlio, crede veramente nel suo giuramento e soprattutto non lascerebbe mai King’s Landing perché significherebbe non poter più stare vicino all’amata Cersei. Tywin è tutt’altro che stupido quindi sarà perfettamente consapevole di quest’ultimo ulteriore risvolto, ma se è riuscito a mantenere alto il nome dei Lannister nonostante Tyrion, non si fa certo abbattere da un gossip incestuoso: negare, negare e sempre negare, anche di fronte a prove schiaccianti. Non solo in guerra, ma anche in famiglia Tywin per raggiungere i suoi scopi sfrutta le tecniche più subdole, quali il far sentire Jaime un mezzo cavaliere/uomo, la cui massima aspirazione è solo quella di servire: in pratica un essere inutile.

Il Kingslayer non trova un briciolo di comprensione neanche in Cersei, che anzi lo incolpa per averla abbandonata. Bisogna capirla, dopo tutto quel che ha passato. D’altronde se Jaime non avesse attaccato Ned in piazza, ci saremmo evitati molti problemi; in più dopo se ne è andato e ci ha messo un’eternità a tornare. La domanda della Regina “You come back after all this time with no apologies and one hand and expect everything to be the same?” racchiude tutta la sua personalità: il mondo dovrebbe girare intorno a lei, non importa quello che Jaime ha dovuto affrontare, l’unico dato rilevante è che non era lì ad aiutarla. Cersei è l’unica degna erede di Tywin, ma l’essere donna le impedisce di occupare il posto che merita, perfino Tyrion le era stato preferito in un ruolo di comando. Lei è costretta a lottare di continuo per affermarsi e alla fine le lasciano sempre un ruolo secondario. L’unica soddisfazione che ha è essere “The Queen”, cosa che però cambierà presto. Che vita ingiusta! E se Jaime torna menomato, perde pure tutto il suo fascino, come può aspettarsi che lo accolga nel suo letto? La sua visione del fratello non è tanto lontana da quella del padre: la perdita della mano della spada lo rende talmente inutile che anche Qyburn suscita di più il suo interesse.

Vista l’accoglienza ricevuta Jaime faceva bene a restarsene con Catelyn Stark! Tanto da fare per essere trattato come l’ultimo degli idioti, anche Joffrey si prende gioco di lui. Il Re ormai si vanta talmente tanto delle sue vittorie contro i nemici che non distingue più la realtà dalle sue fantasie; la statua stile Davide e Golia – dove Golia è sostituito da un metalupo – ne è la lampante dimostrazione: ha completamente rimosso che l’unica occasione in cui si è trovato di fronte ad un metalupo – Nymeria di Arya – è corso a piangere da mammina. E da allora non è cambiato nulla, se non la crescita spropositata della sua autostima.

A conti fatti, tra i tre figli Lannister quello che se la passa meglio è Tyrion; avrà anche scarsa autorità come Maestro del Conio, ma è lui a sostenere la prima conversazione con il nuovo persoanggio della stagione, il principe Oberyn Martell di Dorne (che si trovava con l’amante ellaria, guarda caso, in un bordello: ora sì che è veramente Game of Thrones)). Ed è una conversazione interessante, perchè il principe ci offre un breve excursus storico su Rhaegar Targaryen, la sua amante, sua moglie Elia sorella di Oberyn, uccisa crudelmente per mano di Gregor Clegane (e quindi su ordine di Tywin) durante la guerra: ed è subito chiaro che i rapporti tra le casate Martell e Lannister non sono per niente buoni (che sorpresa), così possiamo metterci nel mood più adatto per affrontare le prossime puntate.

Purtroppo per Tyrion, si ritrova Sansa come moglie, cosa che, oltre ad essere una tragedia di per sè, non fa che complicare il suo rapporto con Shae: la prostituta è, infatti, molto gelosa del suo Leone, ma non è chiaro cosa le dia il diritto di fare l’offesa perchè si sente trascurata: posso capire che non dev’essere divertente fare l’ancella della moglie del proprio amante, ma Tyrion ha fatto in modo che vivesse una vita cento volte più sicura e agiata di quella che a cui sarebbe altrimenti andata incontro e, soprattutto, le ha sempre fatto capire molto chiaramente che non avrebbe mai potuto darle di più, cos’altro si aspettava? Tyrion, quindi, si destreggia tra i capricci di Shae e la tristezza di Sansa, cercando invano di consolarla mentre lei piange la morte della sua famiglia e rifiuta il cibo (persino la sua torta preferita!). È mentre Sansa si trova in questo stato d’animo che sembra sbocciare una nuova amicizia, quella con Dontos (prima cavaliere e ora giullare); dato che in Game of Thrones anche le più piccole comparse non compaiono mai per caso, viene da chiedersi cosa potrà mai derivare da questa insolita simpatia (di certo Dontos non è il cavaliere in armatura scintillante dei vecchi sogni adolescenziali di Sansa).

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A dare soddisfazioni, invece, ci pensa come sempre Arya: comincia a stufarsi di essere in tutto e per tutto dipendente dal Mastino e la voglia di dare una svolta alla situazione le viene dal desiderio di vendetta, che sorge improvviso dentro di lei quando si imbatte casualmente in Polliver. Arya lo uccide intenzionalmente, per rendere giustizia non solo a Lommy ma anche a se stessa, per tutto quello che ha dovuto subire da quando ha lasciato Winterfell; il momento in cui lo uccide, e il modo in cui lo fa, segnano l’inizio di una nuova Arya, ritornata in possesso di Needle e non più vittima e fuggitiva ma padrona del suo destino e di se stessa (e a cavallo del suo meritatissimo nuovo pony).

Nel frattempo al di là del mare Daenerys si diletta tra i suoi adorabili draghetti e il corteggiamento di Daario. I tre draghi alternano momenti di assoluta tenerezza tra le braccia della mamma e lotte fra di loro, ma dopotutto sono ancora cuccioli, giocano. E non si può certo pretendere che si comportino come dei perfetti principini, sono dei draghi e ogni genitore deve rispettare le naturali inclinazioni dei figli. Dany farebbe bene a non dimenticarselo. Il ruolo di responsabilità come madre e Regina viene messo da parte di fronte ai gesti maliziosi di Daario, di fronte ai quali per quanto la Khaleesi cerchi di mantenere un certo contegno, non riesce a nascondere di esserne piacevolmente lusingata. Dopotutto è sempre una giovane donna. Per quanto dubiti che qualcuno potrà mai essere degno successore di Drogo, devo dire che il nuovo Daario giustifica maggiormente il debole suscitato in Dany. Ben lontana dal partire per Westeros – possibile che non sia ancora soddisfatta del suo esercito? – la Khaleesi deve affrontare l’ostilità dei signori di Meeren, che la vogliono allontanare prima che tenti di “liberare” anche i loro schiavi, con una Walk of Punishment tutta per lei. Questo spirito da crocerossina non può portare a nulla di buono, cara Dany non sei la salvatrice del mondo, non puoi aver dimenticato a cosa ha portato la tua bontà con la Maegi Mirri Maz Duur.

Non si mette bene, invece, alla Barriera: infatti, se Jon è amato come sempre dal suo amico Sam, non si può dire che abbia ricevuto un’accoglienza calorosa dai suoi superiori; Ser Alliser Thorne e Janos Slynt mostrano tutta la loro stupidità considerando l’idea di giustiziare Jon come fosse l’ultimo dei traditori, sono talmente ottusi che nemmeno la presenza dei Wildings a sud della Barriera li scuote dalle loro posizioni, dettate unicamente dal loro egocentrismo e certo non dal senso di responsabilità che dovrebbe derivare dall’essere Night’s Watchers. Per fortuna ci pensa Maestro Aemon a riportare questi folli con i piedi per terra, ma è sicuro che per Jon, tra i Wildings (con Ygritte) in arrivo e i confratelli che si ritrova, si prospettano giorni difficili.

Ora che abbiamo ripreso le fila delle storie di quasi tutti i personaggi, siamo più che mai pronti per entrare nel vivo; la premiere ci ha dato qualche assaggio di quello che ci aspetta ma più che altro è servita per farci riambientare a Westeros e per aumentare il più possibile quella curiosità che accompagna ogni nuovo inizio di stagione. Ritrovati i compagni di viaggio lasciati lo scorso giugno (o almeno, quelli di loro ancora in vita), inizia ora un nuovo capitolo delle vicende dei Seven Kingdoms.

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