Game Of Thrones – 4×06 The Laws Of Gods And Men – by R. ed S.

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Questa puntata chiarisce senza possibilità di dubbio che la Guerra dei Cinque Re non può ancora dirsi conclusa. Praticamente tutti i personaggi principali apparsi, e che ne hanno in qualche modo (secondo loro) diritto, si sono autodichiarati Lords of the Seven Kingdoms e Protectors of the Realm (più tutti quegli altri nomi): alcuni di quei cinque re potranno anche essere morti, ma è palese che la lotta per l’Iron Throne è tutt’altro che sopita.

Stannis, voto 5. Quest’uomo è veramente insopportabile, avrebbe bisogno di un corso intensivo di public relations: all’Iron Bank non gliene frega niente dei suoi titoli nobiliari, piuttosto, dato che le sta chiedendo di finanziargli la guerra, farebbe bene a sorridere un po’ e mostrare il minimo sindacale di cortesia. Se andasse a chiedere un mutuo alla BNL con quell’espressione saccente e annoiata gli riderebbero in faccia come a un ventenne squattrinato assunto con contratto di Collaborazione Immaginaria e Fantasiosa. Per fortuna c’è l’Uomo Cipolla che lo sopporta pazientemente e rimedia ai suoi pasticci. Davos (voto 7) mostra verso il suo re una devozione ed una lealtà quasi ingiustificate, soprattutto considerando che Stannis fa di tutto per rendere le cose difficili a chiunque gli stia intorno (per esempio facendosi abbindolare da Melisandre come un ragazzino sprovveduto); l’Onion Knight dovrebbe liberarsi da questo giogo e mettersi in proprio, perchè non può tornare a fare il contrabbandiere? Sicuramente gli è più congeniale quello che essere il baby sitter di Stannis Baratheon, First of his name, King of the Andals and the First Men, Lord of the Seven Kingdoms e Protector of the Realm (ma che davvero?).

Theon, voto 7. Valutare la performance di Theon è difficile. Non siamo più di fronte a Theon Greyjoy, quel ragazzo sbruffone e geloso che per far colpo su papà ha tradito l’unica vera famiglia che ha mai avuto. Ora c’è solo Reek, uno dei tanti cani di Ramsay Snow, che farebbe qualunque cosa per il suo padrone. Theon non esiste più, è morto come dice sua sorella Yara. Se nella sua prima apparizione di questa stagione aveva dato un piccolo segnale di speranza, bloccandosi apprendendo della morte di Robb, adesso che di fronte alla chance di fuggire preferisce tornare nella gabbia dei cani, è chiaro che lo abbiamo totalmente perduto. Quindi il voto è basato sulla sua capacità – forzata – di adattamento alla nuova situazione, di essere Reek. Quest’ultimo è un cagnolino fedele, che sa esattamente come comportarsi per non far adirare il suo padrone, a cui è grato per ogni più piccolo premio. Per Reek, Theon Greyjoy è qualcun altro, un personaggio lontano che il bastardo di Bolton vuole che interpreti per aiutarlo a conquistare un castello; un simile gioco di ruolo potrebbe o dargli una scossa o far peggiorare ulteriormente il suo disturbo di personalità. Lo stato in cui è caduto è impressionante, tanto che non posso negare di essere dispiaciuta per lui – anche se ce ne passa prima che espii la colpa per Robb.

Daenerys, voto 5,5. La madre dei draghi si crogiola nella sua follia. Se ne sta tutta sorridente in cima a quella specie di trono/piramide (vantati poco che l’Iron Throne è tutta un’altra cosa) e cerca di bilanciare giustizia, fermezza e bontà. Il timore che suscita nei membri dello Small Council di King’s Landing è del tutto ingiustificato al momento: non solo non ha la minima intenzione di salpare, ma i suoi due saggi consiglieri non sanno neanche dirle che se butta via i soldi per due capre, morirà di fame insieme a tutti i suoi adorati ex schiavi. Alza un po’ il tono di voce di fronte al nobile Hizdahr zo Loraq, ma bastano poche parole sull’affetto per il padre crocifisso per mandarla in confusione e farle dimenticare i suoi propositi di ripagare l’ingiustizia con la giustizia. Di fronte al manifestato dolore di un figlio per il genitore, la Khaleesi ha il respiro affannoso e lo sguardo perso perché non ha idea di che posizione tenere. Dov’è finita la Daenerys che diceva a Ser Jorah “I do not have a gentle heart” e minacciava di far urlare i suoi nemici? L’unica ragione per cui ha mezzo punto in più rispetto alla settimana scorsa è che è apparso Drogon in tutto il suo splendore. Quel povero draghetto dovrà pure sorbirsi la predica della mamma perché ha sterminato un gregge; come minimo Dany vorrà trasformare i suoi draghi in vegetariani per fare colpo sui nuovi figli. Quando in realtà dovrebbe iniziare a rendersi conto che se vuole governare a Slaver’s Bay deve adeguarsi alle tradizioni di quei territori, dove – ripeto – la sua presentazione, che diventa sempre più lunga, non serve a nulla se non a darle l’illusione di essere un’importante sovrana.

Jaime, voto 9. Il cavaliere più affascinante dei Seven Kingdoms dimostra per l’ennesima volta che al di là dell’etichetta di Kingslayer c’è ben altro. Dalle sue espressioni durante il processo si percepisce lo sconforto e il disgusto che prova per quella farsa a cui è sottoposto il fratello, distinguendosi nettamente dagli altri membri della sua famiglia e dalla corte, che trattengono i sorrisi di compiacimento per farci credere che stanno facendo una cosa seria – probabilmente l’unico che ne è veramente convinto è quel tonto di Mace Tyrell. Jaime non ha mai nascosto l’affetto per Tyrion, è stato il primo a dichiarare guerra contro gli Stark per salvarlo dalle sorelle Tully e anche stavolta non può stare fermo ad assistere alla sua rovina. Il Lord Commander della King’s Guard è disposto a rinunciare al suo futuro pur di avere la certezza che Tyrion non sarà condannato a morte: si piega così al volere del padre con una promessa che finora non aveva mai fatto neanche per l’amata Cersei. Nonostante la nomea che lo accompagna, Jaime non si tira indietro quando si tratta di tutelare coloro che ama: lo ha fatto in passato con suo padre uccidendo il Re, con Cersei spingendo Bran giù dalla torre e ora con Tyrion.

Tywin, voto 7,5. La morte del nipote è per lui una manna inaspettata che lo rende di fatto il vero Re dei Seven Kingdoms, seduto sull’Iron Throne è perfettamente a suo agio. Dany dovrebbe prendere lezioni da Tywin non solo in materia di strategia e alleanze, ma anche nel saper approfittare di ogni occasione e nel mantenere il contegno nelle varie situazioni. Il processo a Tyrion gli offre in un colpo solo la possibilità di liberarsi di un figlio da sempre mal tollerato ed ora anche ciò che ha sempre desiderato per Jaime. Le parole di quest’ultimo vengono colte dal King’s Hand prima ancora che ci si renda conto di quanto ha detto: Tywin riuscirà così a fare “giustizia” per Joffrey senza sporcarsi del sangue del figlio e la dinastia dei Lannister continuerà grazie al prediletto Jaime come aveva progettato. Tywin vince sempre. Durante il processo il Lord di Casterly Rock non lascia trasparire alcuna emozione, nonostante stia giudicando il figlio per l’assassinio del nipote; Dany avrebbe avuto una crisi isterica al suo posto. La sua compostezza viene leggermente meno solo quando Tyrion si lancia nel suo straordinario discorso; ma è proprio una piccolezza, Tywin riesce lo stesso a mantenere il rigore richiesto dal suo ruolo. Se non fossi spudoratamente del Team Stark e lui non fosse così odioso con i figli probabilmente gli darei anche un voto più alto.

Con la sua solita spavalderia, Oberyn (voto 6) scambia qualche confidenza con Varys (voto 7) che ci ricorda, nel caso ce lo fossimo dimenticato, che anche lui partecipa al game of thrones. Sul fatto che i piaceri carnali siano solo fonte di guai per i progetti politici non possiamo che essere d’accordo: dalla guerra di Troia per il rapimento di Elena all’impeachement di Bill Clinton per lo scandalo Lewinsky, la teoria è da tempo ampiamente confermata. Tuttavia, Varys mi sembra molto più pericoloso di tutti gli altri uomini di potere, tecnicamente in posizioni più alte delle sue: quello che sappiamo sul suo passato e sulla sua vendetta dovrebbe essere di per sè fonte di preoccupazione, ma soprattutto bisogna tenere presente che Varys muove le sue fila nell’ombra; e Littlefinger ci ha mostrato di cosa sono capaci coloro che giocano nell’ombra.

Shae (voto 2), invece, non si meriterebbe nient’altro che umiliazione ed una morte dolorosa; secondo alcuni Shae avrebbe testimoniato contro Tyrion per salvarsi, perchè ricattata, addirittura si dice che le sue parole non servissero solo a denigrarlo ma a fargli capire quanto fosse ferita per essere stata abbandonata, perchè lei lo amava. Dal nostro punto di vista Shae ha testimoniato solo perchè è una stronza zoccola arrivista. Se l’avesse amato davvero si sarebbe impegnata un po’ di più per riuscire a scappare, o comunque sarebbe morta piuttosto di pronunciare quelle parole; per di più Shae non è certo una sprovveduta, sa benissimo che Tyrion l’ha allontanata solo per proteggerla. Ma perchè essere una nessuno in un luogo straniero e sconosciuto se si può avere denaro e protezione da chi l’ha pagata per parlare? Perchè mai dovrebbe rinunciare a questi vantaggi? Non dovrebbe, infatti, perchè è una stronza zoccola arrivista.

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Tyrion, voto 1.000. Dopo essere stato messo in secondo piano per diversi episodi, Tyrion torna protagonista, e lo fa in grande stile. Il suo discorso pieno di odio e rancore passerà sicuramente alla storia come uno dei più memorabili della serie, come del resto fu per le parole che rivolse a Cersei nella seconda stagione (2×08): “A day will come when you think yourself safe and happy, and suddenly your joy will turn to ashes in your mouth, and you’ll know the debt is paid“. E proprio queste parole sono una delle scuse che Cersei usa per far apparire il fratello responsabile della morte di Joffrey agli occhi altrui, ma anche quello che rendono lei stessa tanto sicura della sua colpevolezza. Ma bisogna ricordare anche quello che Tyrion le disse prima di minacciare vendetta: “I have never liked you, Cersei, but you were my own sister, so I never did you harm. You’ve ended that“. È questo il punto focale dell’invettiva di Tyrion: per tutta la vita ha subìto ingiustizie, per il solo fatto di essere un nano, ma nonostante questo non ha mai cercato vendetta, non è mai venuto meno ai suoi doveri. Ha sempre saputo di Jamie e Cersei, ma non ha mai usato questo fatto a suo favore, perchè vuole bene a suo fratello e perchè, comunque, lui e Cersei appartengono alla stessa famiglia. Nella sua veste di Hand of the King ha fatto ciò che doveva, ossia salvare King’s Landing dalla completa distruzione, difendere la città dall’attacco di Stannis. Eppure, nemmeno per questo è stato ricompensato, suo padre l’ha guardato con derisione e disprezzo quando, per aver contribuito alla vittoria dei Lannister in guerra, ha osato avanzare la pretesa di essere erede di Casterly Rock. Tyrion ha sempre sopportato le vessazioni, le sue uniche forme di ribellione sono state insolenza e lingua tagliente. Ma non può certo accettare di essere ucciso per l’ennesimo crimine che non ha commesso: non può essere capro espiatorio sempre e comunque, l’uomo da accusare di tutto per non dover fare i conti con la realtà, ma colpevole solo “of being a dwarf”; ha salvato tutta la popolazione di King’sLanding, e ora quelle persone e la sua stessa famiglia sono disposti a sacrificarlo per riscattare un ragazzino psicopatico e crudele. Peter Dinklage regala in pochi secondi un’interpretazione magistrale, e non a caso già in molti parlano di Emmy; purtroppo, le premiazioni sono sempre imprevedibili, soprattutto negli ultimi anni, e a nostro parere Game Of Thrones è già stato vittima di più di un trattamento ingiusto; in ogni caso, non è mai detta l’ultima parola.

Arrivata al giro di boa la quarta stagione pone in bilico il destino di uno dei personaggi più amati, preannunciandoci un duello dopo il quale, indipendentemente dal risultato – e conoscendo George R. R. Martin non sarà scontato – Game of Thrones non potrà più essere lo stesso.

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