Game Of Thrones – 4×09 The Watchers On The Wall – by R. ed S.

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Questa settimana Game of Thrones ha sia mantenuto la tradizione dello spettacolare nono episodio, sia ampiamente soddisfatto le aspettative createsi intorno allo scontro tra Night’s Watch e Wildlings, anticipato come la più grande battaglia nella storia della serie.

Jon, voto 8,5. In quanto figlio del compianto Ned Stark, abbiamo sempre saputo che Jon fosse destinato a compiere grandi gesta, anche nella Night’s Watch. E infatti, sembra che tutte le vicende della Barriera, dalla prima stagione ad ora, siano servite a preparare il terreno a questo momento di svolta: non solo un grande scontro come al nord non se ne vedevano da tempo, ma anche una profonda evoluzione per Jon Snow, che da perenne attendente di qualcun altro, perenne esecutore di ordini altrui, finalmente prende il comando e dimostra di cosa è capace. Ne avevamo già avuto un assaggio quando cercava di convincere Alliser Thorne a seguire i suoi consigli per respingere il nemico, ma finora gli avevano sempre tarpato le ali, era sempre stato zittito. Durante la battaglia Jon trova la sua voce, e la fa sentire a tutti i suoi confratelli, guidandoli verso una temporanea vittoria (come fa notare lui stesso, l’attacco non è finito e l’inferiorità numerica si farà sentire). Liberatosi da tutte le etichette, da bastardo a Lord Snow, Jon è un eccelso Lord Commander (e finalmente rivediamo Ghost in azione al suo fianco), anche se mi sembra che il momento in cui prende di fatto il comando non sia stato sottolineato abbastanza: la frase “you have the wall” avrebbe dovuto essere diretta a lui, perchè è cruciale, simbolo esteriore di quell’evoluzione e di quel cambiamento che abbiamo descritto, ed è più che evidente che da quel momento nulla, sopratutto Jon, sarà più lo stesso. Altra prova della sua nuova maturità è la decisione finale di andare, da solo, ad uccidere Mance Ryder (quanto meno a provarci): non si può dire che Jon non prenda il suo dovere nella Nigh’t Watch seriamente! Prima di arrivare a questo punto, però, c’è un altro evento fondamentale nella sua vita: l’incontro con Ygritte (voto 7). La kissed by fire è esattamente come l’avevamo lasciata, ossia parecchio alterata per l’abbandono di Jon: non è una che prende bene le rotture. Piena di aggressività, impetuosa, Ygritte attacca Black Castle e sembra non incontrare mai ostacoli, determinata ad uccidere tutti e a vendicarsi uccidendo Jon. Ma quando lo vede ovviamente non è in grado di restargli indifferente, e la sua tanto ostentata sicurezza si dilegua all’improvviso. Nonostante il suo continuo “you know nothing, Jon Snow” a lungo andare potesse risultare fastidioso, la scena della sua morte è una di quelle particolarmente ben riuscite: in particolare, come sottolinea il regista della puntata Neil Marshall, bisogna notare l’effetto di vederla morire tra le braccia di Jon in slow motion (caso più unico che raro in Game of Thrones); così facendo, Ygritte e Jon sono completamente avulsi dagli eventi che li circondano, proprio come nella grotta, solo loro due senza quella guerra che li ha da sempre destinati ad un triste epilogo.

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Sam, voto 9. Il giovane Tarly è da sempre uno dei personaggi più sensibili e bonaccioni di tutta Westeros, una merce assai rara da trovare in questi territori. In questo episodio Sam raggiunge il massimo della sua evoluzione passando dal povero ragazzo costretto dal padre ad unirsi alla Night’s Watch, ma che non sarebbe riuscito a gestire neanche un duello con spade di legno, ad un confratello risoluto e pronto a scendere in battaglia. Nella scena iniziale il topo da biblioteca di Castle Black cerca di strappare informazioni all’amico Jon su come sia stare con una donna, un’esperienza che crede non potrà mai provare dopo la presunta perdita di Gilly e per l’imminente scontro con i Wildlings. Non certo per il voto prestato, perché da preciso lettore qual è Sam ha colto la falla che contiene: si parla di non avere mogli e figli, ma da nessuna parte è menzionato il divieto di fare sesso. Questo perfetto escamotage gli potrebbe regalare un applauso più scrosciante da parte dei suoi confratelli di quanto non gli abbiano mai fatto per aver ucciso un White Walker. Le pene d’amore sono anche la molla per uno dei profondi monologhi di Maester Aemon, che nonostante la cecità riesce sempre a vedere ogni dettaglio prima di qualsiasi altra persona. “Love is the death of duty” ricorda anche a lui l’anziano Targaryen, ma può essere anche una motivazione in più. E così è per Sam, che dopo l’arrivo di Gilly appare più deciso rispetto al suo dovere di difendere la Barriera. E ne dà piena dimostrazione affrontando la battaglia là dove l’impatto tra Wildlings e Night’s Watchers è fisico, non perdendo la testa neanche quando il compagno Pyp muore fra le sue braccia. Sam dà ordini, rassicura, informa Jon della situazione e combatte senza remore, facendoci quasi dimenticare il ragazzo timoroso che abbiamo conosciuto 4 anni fa, che si lasciava andare impaurito dinanzi al primo attacco dei White Walkers. E’ vero che dopo quell’evento aveva ucciso uno di questi ultimi, ma era stato un atto improvviso, dovuto alle contingenze, lui stesso in questo episodio ammette che non sapeva cosa stesse facendo. Stavolta invece Samwell Tarly è padrone di se stesso e riesce ad infondere sicurezza anche negli altri. E John Bradley è altrettanto padrone della sua interpretazione, regalandoci un Sam sì sicuro e coraggioso, ma allo stesso tempo sensibile e buono come sempre, non andando a snaturare il personaggio che ci ha accompagnati fin qui. Romantico e innocente come Sam è anche il bacio con Gilly, ben lontano dai momenti focosi a cui Game of Thrones ci ha abituato: un bacio casto, ma comunque pieno di sentimento accompagnato dalla promessa “I promise you I won’t die” – e ci vuole un bel coraggio per dirlo a Westeros.

Ser Alliser Thorne, voto 7. Un personaggio odioso sin dalla prima apparizione, lo stereotipo perfetto del bullo in una posizione di comando. La sua assenza non si era fatta sentire, ma l’ha comunque pienamente recuperata in questa quarta stagione con gli atteggiamenti presuntuosi verso il solito Jon Snow. Ma l’imminente attacco degli Wildlings lo mostra sotto una nuova luce: il nemico comune può avvicinare anche posizioni distanti e Ser Alliser ammette di fronte a Jon di aver sbagliato a non dargli ascolto. Troppo tardi, ma da un tipo come lui è un gesto importante. Ed anche in battaglia il Lord Commander dimostra di essere forte e capace, scendendo in campo fianco a fianco ai suoi uomini, senza timore dello scontro. Combatte strenuamente fino a che è costretto a ritirarsi perché ferito da Tormund Giantsbane. Un comportamento sorprendente per il classico bullo, a conferma che in Game of Thrones il punto di forza è dato dai personaggi, complessi e profondi al di là della prima apparenza. Nessuna sorpresa invece dal suo compagno di “bevute” Janos Slynt (voto 1) – personalmente inserito tra i nomi dell’odio sin dal vile tradimento ai danni di Ned – che si scioglie come un budino sotto il caldo di questi giorni solo a vedere i Wildlings da lontano. Un totale inetto capace di fare la voce grossa solo con i deboli. La lezione impartitagli nella seconda serie da Tyrion non gli è bastata, credeva di poter riprendere il suo ruolo da sbruffone anche alla Barriera, ma appena il nemico, che a King’s Landing non ha mai neppure intravisto, si è affacciato, è andato a nascondersi da vigliacco quale è sempre stato.

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La battaglia, voto 9,5. Lo scontro tra i confratelli della Nigh’t Watch e i Wildlings è stato davvero epico, ed ora si spiegano tutti gli entusiasti commenti di attori ed autori in proposito. È interessante che nel resto dei Seven Kingdoms nessuno si interessi minimamente a quello che succede alla Barriera (che in una sola puntata si risolleva dalla generale noia che la caratterizza) nonostante sia proprio lì che si decide il destino dell’umanità: ci sono i giganti e i White Walkers, perdio!! Eppure niente da fare, i lord di Westeros sono più impegnati a seguire le successioni di re sull’Iron Throne per prestare attenzione ad una massa di assassini e stupratori che considerano praticamente esiliati. E la battaglia serve anche da riscatto per quegli assassini e stupratori: i tempi in cui nella Nigh’t Watch si trovavano uomini d’onore e abili spadaccini è ormai lontano, eppure è adesso che si deve combattere e lo fanno al meglio delle loro possibilità; di fronte al nemico, non fuggono e non si arrendono (altro che Janos Slynt), ma tirano fuori il coraggio e onorano il loro giuramento. Emblematica la scena in cui, andando incontro a morte certa nello scontro con il gigante, Grenn e gli altri recitano il giuramento della Night’s Watch: quelle parole li trasformano in eroi e li aiutano a vincere la paura. Molto bella anche la scena in cui la freccia scoccata dal gigante colpisce un uomo in cima alla Barriera, che precipita dall’altro lato, a Castle Black: un modo di unire i tre diversi set in cui la battaglia è stata girata, ci racconta ancora Marshall nella sua intervista. La sua regia è senza dubbio il principale motivo della bellezza dell’episodio, con l’inquadratura a 360 gradi dei combattimenti che infuriano nel cortile di Castle Black sembra veramente di essere lì. Anche la musica ha avuto un ruolo importante, personalmente ho molto apprezzato l’uso della sigla: una melodia che gli spettatori conoscono e che è così fortemente identificata con la serie e le vicende di Westeros non può che contribuire ad aumentare il coinvolgimento e l’entusiasmo. Per non parlare della scena della falce: effetti speciali che nemmeno Michael Bay!

La temporanea vittoria ci fa tirare un sospiro di sollievo, ma come Jon sappiamo che non è la fine: i numeri contano. Così era stato nella battaglia di Blackwater dove la supremazia di Stannis stava per far cadere King’s Landing; ma poi era arrivato Tywin con nuovi alleati e quindi numeri maggiori che ne avevano ribaltato le sorti. Ed ora superato lo scoglio emotivo del nono episodio, siamo ad un passo dalla conclusione di questa quarta stagione. Su EW David Benioff e Dan Weiss promettono che sarà “The best finale yet” e con quanto visto finora non abbiamo motivo di dubitarne. I destini di Jon e Tyrion appaiono tragicamente segnati, mentre grande attesa ruota intorno alla Mother of Dragons che ci ha sempre regalato finali emozionanti. Lo stesso articolo informa che la puntata conclusiva sarà di ben 66 minuti, che considerando quanto 10 episodi passino velocemente ci gusteremo fino all’ultimo secondo.

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