Game Of Thrones – 4×10 The Children (Season Finale) – by R. ed S.

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Game of Thrones ci saluta con un season finale da 66 minuti, dove rivediamo per un’ultima volta quasi tutti i protagonisti. E come promesso si tratta di una puntata di alto livello in cui ogni storyline fa decisivi e sconvolgenti passi avanti. A parte quanto avviene alla Barriera, il trait d’union è rappresentato dai Children del titolo, figli diversi che prendono nuove strade allontanandosi dai genitori anche in modo traumatico.

Jon, voto 7,5. Finito il clamore della battaglia, Jon ritrova il suo solito sguardo triste, ma questa volta è più che giustificato: deve dire addio a tanti confratelli periti nella difesa di Castle Black e, sopratutto, a Ygritte. Per scongiurare i pericoli dei White Walkers tutti i corpi vengono bruciati, e con quello che vediamo accadere a Bran & co. è sicuramente la cosa migliore. Il confronto tra Jon e Mance Ryder rivela il punto di vista dei Wildings, che finora non era stato molto considerato: non scalano la Barriera per attaccare, ma per proteggersi (anche se questa teoria è un po’ in contrasto con i discorsi fatti da Ygritte e gli altri nella scorsa puntata, in cui esprimevano solo molta rabbia verso gli uomini che avevano eretto quel monumento di ghiaccio, dividendo il territorio, senza averne diritto). Purtroppo per i Wildings è troppo tardi, ma Jon Snow, contrariamente a quanto lasciava presagire il finale della scorsa settimana, si salva.

Stannis, voto 7. E se Jon si salva è per merito di Stannis e del suo provvidenziale arrivo a carico dell’esercito finanziato dall’Iron Bank. A parte venire sconfitto in modo ignobile nella battaglia di Blackwater, per quattro stagioni Stannis non ha fatto altro che digrignare i denti, lamentarsi di non essere re camminando intorno al suo tavolo a forma di Westeros e confabulare con Melisandre: è molto strano vedergli fare all’improvviso qualcosa di utile! Gli siamo grati per il suo intervento, ma abbiamo un’importante recriminazione: al Fanta Game of Thrones le scriventi autrici si sono svenate per comprare Melisandre, andando contro tutti i loro principi etici e morali, e la Red Woman praticamente non si è nemmeno vista! Dannazione, Stannis! Hai dato più spazio persino all’Uomo Cipolla!!

Daenerys, voto 1. Quanto accade in questo season finale è la logica conseguenza di quel che avvenne nella conclusione della terza stagione. La Khaleesi allora si era lasciata inebriare dalla parola “Mhysa” (Madre) urlata dagli schiavi appena liberati: l’inizio della sua decadenza. Neanche troppo lentamente quei nuovi figli hanno preso il posto dei suoi unici e veri figli, i draghi. Il titolo di questo episodio è speculare proprio al Mhysa del 3×10, The Children. Drogon, Viserion e Rhaegal sono stati quasi dimenticati nel corso di questa serie, a malapena li abbiamo visti; Dany non sa neppure che fine abbia fatto il suo prediletto Drogon, che razza di madre è? Quei draghi erano arrivati nella sua vita nel momento più disperato, dandole di nuovo speranza per il futuro; avevano colmato il vuoto creato dalla perdita di Drogo e del figlio, diventando quei figli che lei non avrebbe mai più potuto avere. Ed ora è passata da “A Mother does not flee without her children” all’incatenarli all’interno di una catacomba. Le lacrime agli occhi non sono sufficienti per provare pietà e comprensione per quello che fa: volta le spalle ai suoi figli perché li ha sostituiti con altri, quegli schiavi liberati che non fanno che lamentarsi del nuovo stato in cui si trovano. La Khaleesi ha usato i suoi draghi per salvare se stessa (2×10), per “acquistare” gli Unsullied (3×04) e per spaventare ogni suo avversario. Ma ora che creano qualche problema – cosa si aspettava che facessero? Imparassero a sputare acqua e diventassero vegetariani? – li abbandona, senza neanche pensare che forse le sue ultime scelte non sono poi così sensate. Daenerys è una Targaryen, appartiene ai Seven Kingdoms, essere la Mother of Dragons fa parte della sua esistenza. Lei non è una Mhysa, quella parola le ha annebbiato il cervello, l’ha fatta sentire importante, amata e responsabile per le nuove vite di quegli schiavi, facendole dimenticare il suo reale destino! Dare le spalle ai suoi veri figli significa perdere se stessa. Ne sono la prova i direwolves degli Stark: ogni Stark che ha in qualche modo allontanato il suo direwolf è andato incontro ad un tragico destino; mentre Bran, Rickon e in parte anche Jon sono gli unici che, nonostante tutto, se la cavano. Il che fa pensare che dopo questo season finale per Daenerys non potrà che andare peggio, almeno finchè non ritornerà a ragionare, invece di ricordarsi di essere la Mother of Dragons solo quando si deve annunciare.

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Cersei, voto 7,5. Per quanto la Regina Reggente non abbia sempre dei comportamenti encomiabili, non si azzarda mai a commettere l’errore di Dany, Cersei non abbandonerebbe mai i suoi figli; “Love no one but your children” aveva detto a Sansa e lei lo ha sempre fatto. E adesso per non rischiare che l’ultimo figlio rimastole, Tommen, venga distrutto dagli intrghi dei Tyrell e del padre, affronta quest’ultimo imponendo la propria posizione. Per quanto combattiva, Tywin è sempre riuscito a piegarla, ma questa volta no, nulla potrà imporle di sposare Loras e trasferirsi ad Highgarden. Cersei gioca la carta che Tywin ha perennemente temuto: la conferma dell’incesto fra lei e Jaime; quel segreto che i due gemelli hanno cercato di difendere strenuamente, diventa ora lo strumento per vincere il volere del padre, per cancellare ogni potere che quell’uomo ha su di lei. Ad alzare ulteriormente il voto è il suo saper cogliere le opportunità, con la decisione di “salvare” – in qualunque modo – Ser Gregor Clegane: Cersei sa che quell’uomo può sempre rivelarsi un’arma fondamentale, specie ora che il suo Jaime non è più in grado di combattere; non si sa mai quando potrebbe averne bisogno. Unico neo di queste scene conclusive di Cersei è l’atteggiamento verso Jaime, giocando ancora una volta con i suoi sentimenti: l’approccio passionale è solo un ulteriore schiaffo al padre dopo lo scontro verbale appena concluso, è la soddisfazione per la vittoria contro Tywin che la anima, non l’amore per il fratello.

Jaime, voto 8,5. Jaime compie il definitivo gesto nobile di una serie che lo ha visto dimostrare in un crescendo che dietro all’etichetta di Kingslayer c’è molto altro; l’uomo è l’unico che riconosce valore al legame di famiglia, nonostante le parole di sorella e padre. Jaime salva Tyrion da morte certa e gli dice addio in un abbraccio fraterno che chiude perfettamente una stagione in cui è emerso come uomo anziché come cavaliere. Peccato non apra ancora del tutto gli occhi su Cersei; sebbene riconosca quanto sia una “hateful woman”, specie dopo quanto fatto a Tyrion, l’amore per lei è troppo forte per capire che i suoi sentimenti non sono poi tanto ricambiati.

Tyrion, voto 9. In questo finale Tyrion si trova improvvisamente in territori inesplorati, prima dicendo per sempre addio a suo fratello (l’unico membro della famiglia con un briciolo di cuore) e, poco dopo, lasciando che l’odio, il dolore e la vendetta prendano il controllo di se stesso. Tutti questi sentimenti sono il motivo dell’omicidio di Shae, che segna un punto di non ritorno; ma del resto, l’inizio della fine è stato quando lei ha testimoniato contro di lui, e come previsto non l’ha fatto per chissà che (improbabile) nobile motivo, ma semplicemente si è venduta al miglior offerente. Il fatto che questo offerente fosse Tywin è la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma dopo aver ucciso Shae Tyrion mostra ancora segni dell’uomo che è stato, segni che si leggono in quel'”I’m sorry” mormorato al corpo della donna che ha amato. Altri segni del vecchio Tyrion si trovano anche nella reazione alle parole del padre: di motivi per essere un tantino adirato nei suoi confronti ne aveva parecchi ma il momento in cui tutto cambia, il momento in cui decide di agire, è quando Tywin sottolinea molto chiaramente che Shae non è altro che una puttana. Questo è l’ennesimo ed ultimo insulto ai sentimenti di Tyrion, che sottolinea “I am your son. I’ve always been your son”: è lì che sta il perché del suo dolore, in un’intera vita trascorsa ad essere rinnegato dal proprio padre. Peter Dinklage offre, come previsto, un’interpretazione ammirevole: il suo sguardo mentre tira con la balestra e, soprattutto, mentre con calma e autocontrollo la ricarica per il secondo colpo, rivelano tutto il dramma interiore del suo personaggio. Come se l’episodio 4×07 non fosse stato abbastanza, altro materiale da Emmy (magari quest’anno vince, chissà).

Tywin, voto 6. L’Hand of the King è protagonista di un episodio che lo vede affrontare un colpo dopo l’altro, sino a quello fatale. I figli alzano la testa dinanzi al leone, dopo una vita di sottomissione e umiliazione. Tywin si è imposto negli anni come grande uomo di potere, in grado di capire e valutare ogni situazione per trarne il massimo profitto; e per farlo ha sfruttato anche i suoi figli, puntando molto sul buon nome della famiglia. Tyrion lo ha sempre minacciato solo per il fatto di esistere. Cersei e Jaime sono invece stati una mina vagante pronta ad esplodere, ma che Tywin si è sempre rifiutato di vedere. Posto dinanzi alla realtà l’uomo mantiene il contegno che lo contraddistingue e lo fa anche sul gabinetto dinanzi all’ultimogenito pronto ad ucciderlo. L’Hand of the King non ha mai creduto possibile che i suoi figli potessero ribellarsi e fino all’ultimo cerca di risolvere il tutto senza clamore. Cersei lo ammutolisce con le parole, Tyrion colpendolo a morte con una balestra. Il grande leone Lannister muore ferito nel suo orgoglio in ogni senso possibile. E lui stesso ci mette del suo: dopo aver passato tutta la vita a condannare il figlio per le sue puttane, Tywin si porta a letto proprio quella di Tyrion. Il rispetto per il buon nome dei Lannister era per lui una mera questione di parole, nelle sue stanze faceva ciò che aveva sempre biasimato – come la prenderà Cersei? A incorniciare la caduta del leone è The Rains of Castamere, la stessa canzone che rappresentava l’egemonia dei Lannister e che ora è Tywin a non poter più sentire.

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Bran, voto 8. Il giovane Stark lotta e viene premiato per la sua tenacia con il raggiungimento del suo obiettivo: l’incontro con il Three-Eyed Raven, che gli annuncia un destino diverso da quel che si era immaginato, “You will never walk again. But you will fly”. Bran, al pari di Arya, è ormai su una strada che lo vede lontano sia da Winterfell che da quel che resta della sua famiglia, il suo futuro è un grande punto interrogativo. E lo è specialmente se pensiamo che questa scena è descritta dal nostro amato George R. R. Martin nell’ultimo libro pubblicato, A Dance with Dragons. Il personaggio di Bran è quello cronologicamente più avanti di tutti, il che significa che se Martin non pubblicherà The Winds of Winter entro il prossimo aprile (cosa che temo sia impossibile) e se vedremo il ragazzino anche nella quinta stagione, saremo testimoni del suo destino prima sullo schermo che sulle pagine del libro. Questa possibilità mi inquieta parecchio, l’aver letto tutti i libri mi permette di essere psicologicamente preparata ai vari twist shock di Game of Thrones, non vorrei ripetere l’esperienza traumatica dell’aver assistito alla decapitazione di Ned totalmente inconsapevole!

Arya, voto 8. Se all’inizio della stagione abbiamo sottolineato alcuni aspetti chiaro sintomo di una nuova Arya, più propensa a cedere alla vendetta, ora si può dire che la trasformazione sia giunta a compimento. Davanti alla sofferenza di The Hound in fin di vita rimane del tutto impassibile, e gli nega anche l’estremo gesto di pietà: perché i nomi dell’odio non erano solo un passatempo, Arya li prendeva sul serio, e questo è il suo modo di fare la differenza vendicando il povero macellaio Micah della prima stagione. Dopo trenta episodi (e 3 anni, per noi spettatori) costantemente in fuga, sempre affidata a qualcuno (o sequestrata da qualcuno) Arya è anche consapevole di una nuova realtà: se finora è sempre stata guidata dal desiderio di riunirsi alla sua famiglia, ad almeno un membro della sua famiglia, sa bene che è tutto inutile, ora che degli Stark non è rimasto più nulla (almeno dal suo punto di vista). Ed infatti, saggiamente e nonostante Brienne rappresenti un ultimo legame tra Arya e la madre, la giovane Stark decide di non seguirla e proseguire il suo cammino da sola. Cos’avrebbe potuto offrirle Brienne? In che luogo Arya sarebbe al sicuro? In nessuno, e quindi è giusto lasciarsi tutto alle spalle e cercare il proprio destino altrove. La bontà della scelta è confermata dalla reazione del marinaio a cui Arya si rivolge: Jaqen H’ghar (o la sua moneta) può portare Arya verso il suo futuro.

Come sempre i mesi di messa in onda di Game Of Thrones sono trascorsi troppo in fretta, e un numero così limitato di episodi a stagione non aiuta (lo dice anche George R.R. Martin!). Il motto di quest’anno era “Valar Morghulis” (all men must die), ed infatti i personaggi che ci hanno detto addio sono stati parecchi (RIP Oberyn), che l’anno prossimo ci aspetti una stagione improntata al “Valar Dohaeris” (all men must serve)? La scena finale dedicata ad Arya, inoltre, lascia pensare ad una quinta stagione foriera di grandi novità in nuovi territori (almeno per lei), ma dati gli ultimi avvenimenti si può dire che le carte in tavola siano cambiate proprio per tutti i personaggi. I pronostici lasciano comunque il tempo che trovano: se c’è una cosa che abbiamo imparato, è che con Game Of Thrones non si può mai dare nulla per scontato, qualsiasi previsione verrà sempre stravolta. Diamo quindi il via al nuovo countdown: – 10 mesi alla prossima stagione!

 

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