Game Of Thrones – 5×01 The Wars To Come (Saison Premiere) – Bewertung von R. und S.

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Game of Thrones è finalmente tornato, da grande evento qual è, con una contemporanea mondiale che rende alquanto fastidioso il leak che ha preceduto la premiere. “The Wars to Come” mette le premesse per le nuove guerre in arrivo senza però dimenticare il come e perché ci siamo arrivati, riportandoci in più occasioni ai fatti, più o meno personali, che hanno dato inizio alla lotta per l’Iron Throne. Al di là del lato fantasy, Game of Thrones è infatti essenzialmente una storia di esseri umani, con propri sentimenti ed emozioni, principali motori delle loro azioni, le stesse che hanno determinato le guerre e gli intrighi che si stanno susseguendo.

Cersei, voto 7. Con l’apertura di questa nuova stagione dedicata al suo passato si prospettano episodi significativi per Cersei Lannister, ora vera e sola reggente dei Seven Kingdoms. Un flashback ci aiuta a comprendere la rabbia che sinora ha dominato la donna, pronta a lottare come una vera leonessa per difendere ciò che è suo, figli in primis. Cersei fin da giovanissima – complimenti perché tra estetica e atteggiamento le due Cersei erano identiche – ha scoperto da una maegi che ogni suo sogno verrà infranto: nessun matrimonio con il Principe Rhaegar, nessun erede per il Re Robert e tre figli destinati alla morte. Da allora Cersei sa che è destinata alla distruzione e alla perdita di tutto ciò a cui tiene per mano di un’altra Regina, più giovane e bella di lei, una spada di Damocle su ogni esperienza della vita. Und’ evidente come la comparsa di Margaery Tyrell le si sia manifestata come la materializzazione di quella profezia, soprattutto dal momento che la Tyrell si è rivelata da subito ben lontana dalla docile e controllabile Sansa. Margaery è sorprendentemente riuscita ad insinuarsi tra lei e Joffrey e ora sta facendo lo stesso col piccolo Tommen; l’aspirante “The Queen” riesce perfettamente in quel che a Cersei è stato difficile sin da ragazzina: apparire dolce, gentile e pia affinché il popolo la ami, è indifferente quel che fa nelle sue stanze, l’importante è essere discreti, come ricorda al fratello Loras. E quel “Perhaps” in risposta all’idea di trascorrere la vita con Cersei come suocera non fa che confermare i cupi sospetti di quest’ultima. Senza contare la presenza della ragazza fra coloro che “They’re waiting in line to make sure he’s (Tywin) really dead” ossia tutti gli abitanti dei Seven Kingdoms, alleati o no dei Lannister, che vedono nella caduta del capofamiglia la distruzione della casata più temuta di Westeros e stanno lì come avvoltoi.

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Purtroppo Cersei anziché preoccuparsi di loro, si lascia di nuovo dominare dalla rabbia personale richiedendo la morte di Tyrion, al contrario di Jaime (voto 7) che vede le cose nella prospettiva più corretta; tuttavia il suo voto si mantiene discreto per le parole rivolte proprio al fratello “You’re a man of action, aren’t you? When it occurs to you to do something, you do it. Never mind the consequences”, ricordando inevitabilmente che pure in passato il suo agire senza riflettere ha in parte contribuito al caos in cui sono caduti: spingere Bran giù dalla torre e attaccare Ned Stark in piazza; e ora liberando il fratello ha decretato la fine di suo padre. Il recente passato può però essere tuttora pungente anche per Cersei con la redenzione religiosa del cugino/ex amante Lancel che lo spinge a confessare tranquillamente i suoi peccati in occasione della famosa tragica battuta di caccia – non ci sarà più Varys, ma a King’s Landing tutti sanno tutto di tutti, bisogna sempre essere cauti.

Jon, voto 8: alla Barriera si riprende esattamente da dove avevamo lasciato, e infatti Jon è ancora circondato da quell’aura di onore che si è guadagnato nella battaglia contro i Wildings (e che si ravviva con l’ultimo atto di pietà concesso a Mance Ryder). Trova anche tutte le parole giuste quando va a trovare proprio quest’ultimo, prigioniero in quella che un tempo fu la sua casa, ma temo che sia tanto sveglio sul campo di battaglia e nell’arte della retorica che tonto sotto molti altri aspetti: per essere precisi, non credo sia in grado di tenere testa a Melisandre, che ha già delle mire su di lui, presumibilmente per un altro dei suoi rituali. Poco spazio è stato dato a Sam (voto 6,5), che si fa trascinare da eroiche dichiarazioni, per fortuna subito contestate dalla più pragmatica Gilly; resto comunque curiosa di vedere cosa c’è in serbo per il migliore amico di Jon, che la scorsa stagione ha vissuto una profonda evoluzione (in meglio), che spero non si fermi qui.

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Stannis, voto 5: peggio di Melisandre c’è solo Stannis, che la mia co-autrice ha saggiamente descritto con le seguenti parole: “Poveretto, si crede il vero re, è più invasato di Melisandre”. Effettivamente, in tutti i Seven Kingdoms a nessuno potrebbe fregare meno di Stannis e del suo Signore della luce, forse cominceranno a considerarlo adesso che è al nord a minacciare i territori dei Bolton, alleati dei Lannister. Come anticipavo prima, l’intenzione di Stannis di conquistare Winterfell (con i Wildings, per di più!) non mi piace per niente: magari non è un sadico come Ramsay, ed è anche vero che per Ned ha solo parole di rispetto (solo perchè Ned sosteneva che lui fosse il legittimo erede al trono), ma la mia insofferenza nei suoi confronti è difficile da superare; dovendo scegliere tra lui e i Bolton preferirei che Winterfell rimanesse disabitata.

Melisandre, voto 6: davvero non tollero questa donna! È come se fosse il concentrato di tutti i personaggi più fastidiosi di tutte le serie tv mai andate in onda. Se è riuscita a portare Stannis fino alla Barriera, possiamo stare sicuri che il suo piano di conquista non si fermerà adesso, e la vicinanza a Winterfell (così come quelle occhiate a Jon) non mi fa stare per niente tranquilla.

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Die Gelegenheit, voto 7: finalmente questa ragazza sembra aver messo in moto il cervello, per la serie “meglio tardi che mai”. Ha passato quattro stagioni piangendo, parlando solo per dire le cose sbagliate (ricordiamoci che tutte le tragedie sono cominciate grazie alle sue inappropriate confidenze a Cersei) o facendo lo sguardo impaurito, ma adesso ha una bella parlantina; e non quella della ragazzina sognatrice che era all’inizio, ma quella degna di un’apprendista di Littlefinger (voto 7, solo per la presenza). Finalmente ha deciso di partecipare insieme agli altri al gioco dei troni, invece di essere sempre la pedina altrui. Ovviamente è troppo presto per dare una valutazione completa, ma almeno le premesse sono buone.

Brienne, voto 4. Da quando è partita alla ricerca delle sorelle Stark non ha ottenuto granché e sebbene non le si possa fare una colpa se Arya ha respinto il suo aiuto, non può prendersela con quel poveretto di Podrick, che almeno continua ad avere le idee migliori.

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Tyrion, voto 9: seppur con un limitato numero di scene a disposizione, Tyrion si conferma uno dei personaggi migliori (bisogna dire che i Lannister, quanto a complessità psicologica, non hanno rivali). Reduce dall’omicidio del padre e dopo un viaggio alquanto debilitante, il Folletto non è certamente in uno dei suoi momenti migliori; ma come durante la seconda stagione aveva visto il suo apice, è possibile che questo sia il suo momento più basso, in vista dell’imminente risalita: Tyrion come consigliere di Daenerys. Li voglio votare alle prossime elezioni! Ovviamente la strada da fare, metaforicamente e non solo, è ancora molto lunga, ma questa prospettiva è la cosa migliore che sarebbe potuta succedere al personaggio di Tyrion (e alla trama della serie in generale). Finalmente due mondi finora sempre lontani sembrano sul punto di convergere, ed il fatto che ormai Tyrion sia praticamente bandito da Westeros (se sua sorella lo vede lo fa ammazzare in men che non si dica) è la circostanza perfetta per portare la sua arguzia altrove, ad un sovrano che potrebbe farne miglior uso.

Varys, voto 8. Il fatto che Varys fosse dietro ai più importanti giochi di potere di Westeros lo sapevamo, ma nel discorso con Tyrion, l’eunuco svela i piani di cui tira le fila sin dalla prima stagione. Il “Best for the realm” è sempre stato il suo unico obiettivo, quello con cui ha giustificato ogni sua azione, dal tradimento di Ned Stark a quello dei Lannister, al matrimonio di Daenerys con Khal Drogo (tramite l’amico Illyrio Mopatis): tutto perché nei Seven Kingdoms potesse tornare a regnare la pace. Purtroppo non ha tenuto abbastanza conto delle diverse umanità che erano coinvolte, i cui sentimenti hanno determinato la critica situazione in cui siamo. Ora però ha l’occasione di rimediare e di riprendere il progetto originario: far sedere sull’Iron Throne Daenerys Targaryen – peccato che la Dany attuale sia non buona, ma fessa. Ovviamente il Master of Whisperers non ci tiene ad abbandonare l’ombra e le posizioni defilate che gli hanno permesso di diventare uno dei grandi burattinai di Westeros, ecco quindi che la fuga di Tyrion acquista un senso ulteriore alla mera magnanimità verso quel poveretto.

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Daenerys, voto 4. Una delle frasi simbolo che ha accompagnato Daenerys nella prima stagione era “I do not have a gentle heart”, se si azzarda a ripeterla adesso rimpiangerò il crudo realismo di Tywin Lannister! La sua missione di soccorso agli ex schiavi si conferma una sequela di errori: alla faccia del compromesso di cui il leone Lannister era maestro, non dà nessuna concessione a coloro che ha conquistato ed economicamente distrutto; prima la liberazione degli schiavi, ora la non riapertura delle fosse da combattimento. Il suo ragionamento buonista avrà anche senso dal suo punto di vista, ma è proprio in quest’ultimo che sta il problema. Daenerys è originaria dei Seven Kingdoms, un territorio culturalmente diverso da quelli al di là del mare; come per i Lord di Westeros è tradizione la messa a letto la notte delle nozze, per Meeren lo sono i combattimenti tra schiavi: per lei quelle lotte non hanno senso, per loro non ne ha quell’umiliante messa a letto degli sposi! La Khaleesi ha invaso una terra straniera e pretende di cambiarne le abitudini che vanno avanti da secoli, poi si sorprende se le ammazzano senza pietà gli Unsullied! La Regina sta creando danni su danni e il maggiore resta il tradimento dei suoi unici veri figli, i draghi.

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Glielo dice chiaramente Daario, il solo che cerca sul serio di farla ragionare “You’re not the Mother of the Unsullied, you’re the Mother of Dragons", ma il suo cuore troppo sensibile non le permette di tollerare la naturale inclinazione dei figli, credeva che si sarebbero nutriti a vita di spiedini?! Drogon è scomparso, Viserion e Rhaegal si ribellano quando gli fa la grazia di una visita, reazioni ovvie di fronte ad una madre degenerata che di fronte alla prima marachella gli volta le spalle. Ma Dany deve stare attenta, non solo così facendo li allontana sempre di più, si rende anche vulnerabile di fronte ai suoi nemici: “A Dragon Queen with no dragons is not a Queen” le ricorda Daario – ho quasi paura per quanto concordi con lui – senza i draghi, lei sta perdendo tutto il potere che finora le ha permesso di tenere in mano la situazione. L’unico dato positivo che le riconosco è l’aver finalmente ceduto a Daario, non se ne poteva più di quei giochetti di seduzione!

Questo primo episodio ha più che soddisfatto le nostre aspettative e ha dimostrato, noch einmal, che nonostante il passare degli anni Game of Thrones non perde un colpo. Le storyline si rinnovano senza sforzo, in modo del tutto naturale, continuando ad incantare lo spettatore con un susseguirsi di eventi che, seppur distanti nel tempo, sono sempre inevitabilmente collegati l’uno all’altro. A differenza di quel che accade nella maggior parte delle serie di lunga durata, che per non rischiare di ripetersi tagliano in certa misura i ponti con il passato, introducendo nuove trame e nuovi personaggi, qui anche i più piccoli dettagli sono sempre conseguenza di quanto accaduto in passato: dopo cinque anni, non c’è una sola circostanza che non derivi dai fatti della prima stagione, dall’arrivo degli Stark a King’s Landing e dalla morte di Ned. La principale abilità di Game of Thrones è proprio questa: dare un senso di unità, nello spazio e nel tempo, alle storyline di personaggi lontani in ogni senso, che a volte non si sono nemmeno mai incontrati, ma che viaggiano comunque su binari paralleli e sono, in realtà, più vicino di quanto possa sembrare.

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