Game of Thrones – 5×02 The House of Black and White – Recensione by R. e S.

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Il potere affascina tutti, ma gestirlo non è facile; lo sa bene King Robert, definito sin dalla prima stagione come un grande guerriero, ma non un grande sovrano. Ora questa lezione devono affrontarla anche gli altri personaggi di Game of Thrones, che tra il desiderio di governare o di prendere in mano la propria vita sono di fronte a situazioni difficili, che potrebbero precipitare se le relative decisioni venissero influenzate dalle ragioni sbagliate.

Cersei, voto 6. Il peso della profezia della maegi e il conseguente timore per i figli si fanno sentire sempre di più per la Queen Regent. Sola e circondata da nemici si prende il potere e minaccia di mettere a fuoco Dorne, tutto per placare quelle paure che la tormentano sin da ragazzina. Il rinnovo dello Small Council, tra l’appagamento dell’orgoglio di Lord Tyrell (Master of Coin), la ricerca di lealtà in Qyburn (Master of Whispers) e l’appoggio familiare in zio Kevan (Master of War), è al contempo un modo per affermare quel potere tanto agognato, ma che il padre le ha sempre negato in quanto donna, e il bisogno di gestirne al meglio le dinamiche fra le mura della Red Keep. Cersei sa che in un momento così critico per la sua famiglia deve circondarsi di gente fidata – merce rarissima in quel “rats’ nest” quale Ned Stark aveva definito King’s Landing – eppure proprio lo zio fa tremare la sua posizione: non solo la canzona quale donna che pretende di essere Hand of the King, ma rifiuta la nomina offerta richiedendo che gli venga assegnata direttamente dal Re. Sorvolando sul fatto che solo Tywin si permetteva di contraddire uno come King Joffrey, mentre Cersei si becca un sorriso di scherno non appena si siede al posto dell’Hand of the King, il discorso di Kevan ha senso: Tommen è il Re e, anche se giovane, deve imparare in fretta a regnare. Per governare bisogna mettere da parte i sentimenti personali e Cersei non lo sta facendo, anzi temo che non ci riuscirà mai, è la paura stessa per i figli che non glielo permette.

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Ogni giorno è costretta ad assistere alle insidie di quella “smirking whore” di Margaery e ora arriva anche la minaccia alla vita di Myrcella (una vipera rossa con in bocca il ciondolo della ragazza), come biasimarla per voler mettere a fuoco Dorne?! Nessuno può comprendere ciò che sta provando, quel sentirsi impotente di fronte alla rovina dei suoi figli, nemmeno Jaime, che non è mai stato un padre per loro, né di forma né di fatto. Razionalmente, al pari di Kevan, Jaime ha ragione, non poteva essere padre, ma dal punto di vista di Cersei nulla è rilevante al di là di ciò che lei stessa deve affrontare. Almeno con la resistenza allo zio Kevan, le offese a Jaime e la ricerca di Tyrion – con l’assassinio di chissà quanti nani – le fanno sfogare un po’ di rabbia. Bisogna comunque riconoscerle apprezzamento per la scelta di Qyburn quale sostituto di Varys, oltre ad essersi già rivelato utile – ricordiamo che, in qualche modo, ha mantenuto il corpo di The Mountain per occasioni future – ha anche suscitato il fastidio di Master Pycelle… perfino lui, da sempre fervente sostenitore più dei Lannister che della corona non nasconde dissenso di fronte alla Queen Regent.

Jaime, voto 8. Non avrà mai fatto niente per i suoi figli, però la decisione di andare nella casa dei peggiori nemici dei Lannister nella storia di Westeros a riprendersi Myrcella non può che suscitare lodi per il Kingslayer. Accompagnato da Bronn potrebbe avere successo nonostante la menomazione, tuttavia la divergenza di questa storyline dai libri mi preoccupa molto – anche se ringrazio per aver inserito il divertente personaggio di Lollys. A rafforzare l’alto voto di Jaime, la sua tolleranza verso le cattiverie dell’amata sorella, una pazienza davvero encomiabile. Mai però quanto quella del Principe di Dorne, Doran Martell (voto 7), fratello maggiore di Oberyn, un sovrano completamente opposto a Cersei, capace di mettere da parte i sentimenti personali e di agire con riflessione rispetto a quanto i Lannister hanno fatto alla sua famiglia. La sete di vendetta di Ellaria (voto 5), delle figlie della Red Viper (le Sand Snakes) e del loro popolo è guidata esclusivamente dall’amore per l’uomo che hanno perso, di nuovo per mano dei Lannister. Doran amava Oberyn e Elia, ma il fratello è morto in un trial by combat e comunque non può buttarsi a capofitto in una guerra contro i Lannister; dopotutto abbiamo visto la fine che ha fatto Oberyn lasciandosi dominare dal desiderio di vendicare la sorella. Il Principe agisce da vero governante, pensando al bene del regno, ragionando con calma e non lasciandosi accecare dalla vendetta magari facendo a pezzetti la povera e innocente Myrcella, che rivediamo per la prima volta dopo che nella seconda stagione lo zio Tyrion l’aveva mandata a Dorne quale promessa sposa di Trystane, figlio di Doran.

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Brienne, voto 6. Questa volta merita la sufficienza perché ha salvato il povero Podrick, a cui però ribadisco che dovrebbe dare più ascolto. Dopo il rifiuto di Arya, arriva anche quello di Sansa, non sarebbe il caso di voltare pagina, specie dopo che la seconda l’ha fatta passare per una fan dei Lannister? Non mi pare il caso che lei e Podrick continuino a girare in tondo tra una locanda e l’altra; anche qui lo show HBO sta prendendo una strada diversa dai libri quindi non so cosa pensare di questi sviluppi, non vorrei però – visti gli occhi dolci alla cameriera – che tra una pausa e l’altra Podrick decida di abbandonare Brienne per dare prova della sua indimenticabile virilità.

Sansa, voto 5. Sembrava aver scoperto il dono dell’intelligenza e invece è di nuovo la più cretina del reame. Capisco la diffidenza verso gli estranei, ma esattamente cosa le fa pensare di potersi fidare di Littlefinger (voto 5) e non di Brienne? Si è resa conto che era lui la mente dietro tutta la cospirazione che ha portato alla morte di Ned? Nè lei, al tempo, fu particolarmente diffidente andando a spifferare qualsiasi cosa a Cersei, ancora non ha imparato dai suoi errori. Vederla pendere dalle labbra di Littlefinger con quell’aria altezzosa di chi ha capito tutto della vita è come tradire ed uccidere Ned una seconda volta.

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Daenerys, voto 6. Le difficoltà di governo sembrano essere diventate il compito settimanale di Daenerys, chiamata ad ogni puntata a fare scelte difficili, che non aveva preventivato quando minacciava “I will take what is mine with fire and blood”. Di fatto Dany si trova nella medesima scomoda posizione in cui era Robb Stark nella terza stagione: gli storici alleati degli Stark, i Karstark, avevano ucciso i due giovanissimi ostaggi Lannister per vendicare la morte del figlio; Robb aveva dovuto rispettare le leggi, giustiziando il traditore, nonostante il malumore che ciò avrebbe suscitato nei suoi uomini. Nel caso della Khaleesi, uno degli ex schiavi uccide il Son of the Harpy che avrebbe dovuto essere processato per la morte dell’Unsullied. Considerando che non è lei quella che deve decapitarlo, ha vita più facile di Robb, ad eccezione però della reazione dei suoi adorati ex schiavi che non accettano che la madre uccida un loro fratello, neppure se è il rispetto della legge a richiederlo. Ed ecco che all’immediato silenzio dopo il taglio, seguono lanci di pietre contro gli ex padroni e la stessa Daenerys, costretta a fuggire difesa dagli scudi degli Unsullied. Certo poteva evitare quella maestosa scenografia, Robb lo ha fatto sotto la pioggia senza tanti fronzoli, tuttavia il problema principale resta la diversità di cultura tra la gente di Meeren e quella dei Seven Kingdoms: Dany ha spiegato in mille modi la situazione all’ex schiavo, ma lui non poteva capire perché quello di cui lei gli parlava non era il suo mondo. I figli che ha favorito sopra i suoi le voltano le spalle proprio quando avrebbe bisogno del loro appoggio, mentre le parole dei suoi consiglieri non fanno che confonderla – anche se finalmente Ser Barristan le mette in chiaro che c’erano più che valide ragioni per il soprannome dato a suo padre, il Mad King. Ed è proprio quando si sente più sola che fa ritorno l’adorato Drogon; lui torna dalla sua mamma nonostante tutto, non si ribella, ma allo stesso tempo non le permette di toccarlo e se ne va di nuovo, evidentemente sente quanto lei sia cambiata.

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Varys, voto 8. E’ stato fatto un libro sulle citazioni di Tyrion, bisognerebbe farlo pure per Varys, che anche questa volta ci regala un’altra pagina sul potere e coloro che lo gestiscono.

Tyrion, voto 6,5. Il fatto che sia Varys a dominare la scena non aiuta la posizione di Tyrion, che questa volta passa in secondo piano e non aggiunge niente di interessante alle riflessioni del suo compagno di viaggio. Il nano non ha ancora toccato il fondo dei drammi esistenziali che lo affliggono da quando ha ucciso il padre e l’ex amante, ma direi che gli possiamo concedere un po’ di autocommiserazione; nonostante sia ormai in viaggio verso nuovi lidi e nuovi scenari, senza dubbio il più grande cambiamento della sua vita, non bisogna dimenticare che in quel viaggio ci si è ritrovato per scelte altrui, e anche se condividesse le motivazioni di Varys per rimettere Daenerys sull’Iron Throne non può riscoprirsi devoto alla causa da un giorno all’altro. Ci vuole del tempo, per ora si trova a metà tra due strade, il corpo che va verso Mereen e la mente ancora a King’s Landing: ma non dubito che, una volta che toccherà con mano il cambiamento di prospettiva, lo abbraccerà completamente.

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Arya, voto 8. Altro che cambiamento di prospettiva per la giovane Stark, che finalmente raggiunge Braavos e ritrova Jaquen H’ghar, più misterioso che mai. Parecchio misteriosa è anche questa storyline, che per ora sembra completamente avulsa dalle vicende dei Seven Kingdoms: se da un lato vediamo finalmente avvicinarsi i personaggi di Westeros e Daenerys, dall’altro Arya si fa sempre più distante dal passato e dalla storia degli Stark. Ma pur avendo abbandonato l’idea di ricongiungersi alla famiglia (che del resto crede essere stata del tutto sterminata) o di tornare a Winterfell o di seguire Brienne che rappresentava il ricordo della madre, Arya non ha dimenticato chi è: lo si capisce bene con la continua cantilena dei nomi dell’odio: Cersei Lannister, The Mountain, Meryn Trant. Sarà anche in luoghi sconosciuti, ma Arya si ricorda bene cosa l’ha portata lì.

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Jon, voto 8,5. Per fortuna c’è Jon a darci sempre soddisfazione. È sempre stato un uomo d’onore e anche questa volta non si smentisce: per quanto potesse desiderare essere uno Stark (e a chi non non sarebbe piaciuto vederlo signore di Winterfell?), il giuramento della Night’s Watch non è solo una formalità, è una missione in cui crede e che svolge con lealtà. Quale migliore ricompensa che essere letto nuovo Lord Commander, per di più con il voto decisivo di Maester Aemon? Ovviamente Jon nemmeno ci aveva pensato a ricoprire questo ruolo, quindi dobbiamo ringraziare Sam (voto 8), che ha visto lungo e ha saputo ricordare ai suoi confratelli chi è stato a guidarli (e a salvarli) nella dura battaglia contro i Wildings. La grandezza morale di Jon fa anche sembrare sempre più piccolo il povero Stannis (voto 5), che se ne sta lì a chiedere a tutti di inginocchiarsi al suo cospetto e non se lo fila mai nessuno.

Con questo secondo episodio abbiamo ripreso le fila anche delle storyline non presenti nella premiere, e come sempre non si temporeggia ma si entra subito nel vivo dell’azione. Tutti i personaggi stanno affrontando piccole o grandi rivoluzioni, che cambiano le carte in tavola rendendo il gioco dei troni sempre più pericoloso: chi sarà il prossimo a compiere un passo falso?

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