Game of Thrones – 5×03 High Sparrow – Revisión por R. y S.

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Un episodio ricco di avvenimenti questa settimana: se il matrimonio tra Margery e Joffrey era stato a lungo anticipato ed organizzato, quello con Tommen è arrivato in men che non si dica, e l’attenzione è tutta sulle conseguenze dell’unione, che a King’s Landing si fanno già sentire (provate a chiedere a Cersei!). Tanti sviluppi anche su altri fronti, con scenari in continuo movimento e nuove alleanze, per una stagione che cattura l’attenzione sempre di più.

Arya, voto 6,5. Si merita la sufficienza solo per la tenerezza e il rispetto che ha mostrato nei confronti della sua spada, ultimo ricordo di Jon e della sua infanzia. Abbandonando tutti gli oggetti che possiede, Arya continua il percorso di cambio d’identità per diventare qualcun altro, o meglio nessuno; la scena della spada, tuttavia, conferma quello che dissi la scorsa settimana, ossia che per quanto disposta ad intraprendere questo nuovo cammino, Arya si ricorda ancora bene chi è e da dove viene. Per il resto, la storyline è ancora abbastanza noiosa: troppe domanda e poche risposte dopo un po’ diventano irritanti.

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Jon, voto 8. Alla faccia di quelli che gli davano del ragazzino, Jon ha messo subito in riga i suoi confratelli, con una sana decapitazione. Devo dire che non credevo andasse fino in fondo, complimenti per averci stupiti! Ovviamente su altri fronti non si smentisce e continua a mostrare il suo lato onorevole, che renderebbe Ned tanto fiero di lui, dando il ben servito a Stannis ed invitandolo caldamente a lasciare Castle Black. Dopo aver sconfitto Mance Ryder (nella scorsa stagione, tra l’altro), la funzione di Stannis (voto 5,5) è sempre più oscura, altro che Signore della Luce! Quest’uomo ci prova in tutti i modi ma finisce sempre in secondo piano, chissà come andrà la sua conquista del Nord; spero che Melisandre ci delizi con qualche altra stregoneria, almeno sarebbe più interessante da vedere rispetto alla faccia mono espressiva di Stannis.

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YO Bolton fanno la loro ricomparsa come nuovi Lord di Winterfell, in piena ricostruzione dopo l’incendio appiccato dallo stesso Ramsay nella seconda stagione. Ma il grido The North Remembers ricomincia timidamente a farsi sentire, complice anche la morte della fonte principale della loro ascesa, Tywin Lannister. A forza di azioni abiette, tradimenti e strategiche alleanze, i Bolton hanno raggiunto la prestigiosa posizione attuale che però rischia di avere vita breve a causa delle sadiche inclinazioni di Ramsay (voto 6). Stavolta mentre mangia della carne, racconta tranquillamente di aver scuoiato vivo Lord Cerwyn, con moglie e fratello, dinanzi al figlio; un racconto che suona come un déjà vu delle ultime azioni del Mad King Aerys, che aveva lasciato bruciare vivo il vecchio Lord Stark davanti al figlio (morto nel tentativo di salvarlo). Aerys rendeva onore al motto Fire and Blood, Ramsay all’uomo scuoiato sul suo stemma, pero Roose Bolton (voto 7) sa la fine che ha fatto il Targaryen e di certo non vuole replicarla. Lord Bolton soprattutto è consapevole che per mantenere il potere ottenuto, il terrore non è sufficiente, servono le alleanze – lo comprendono tutti tranne Daenerys – ed ecco che arriva quella più inaspettata, ma efficace: l’unione tra i nuovi Warden of the North e i vecchi, attraverso il matrimonio tra Ramsay Bolton e Sansa Stark. I lettori di Una canción de hielo y fuego sanno che la storyline scritta da Martin è molto diversa, con non la Sansa vendicatrice promessa sposa, ma l’amica con cui è cresciuta, fatta passare per una timorosa Arya. Un cambiamento – che lo showrunner D. Benioff e lo sceneggiatore B. Cogman spiegano a EW col desiderio di dare a Sophie Turner un ruolo più incisivo e drammatico rispetto a quello minore che ha nell’ultimo libro – che incide molto sulle vicende della ragazza, meno per il momento su quelle dei Bolton; non amo molto queste divergenze, ma aspetto di vedere dove arriveremo. L’accordo con Littlefinger è rischioso, ma Roose Bolton dà già prova di essere perfettamente in grado di gestirlo; dall’altro lato Ramsay è poco convincente nella sua promessa di rendere felice Sansa e le vecchie abitudini sono dure a morire. In tutto questo Theon mantiene una posizione defilata, combattuto tra il suo nuovo io (Reek) e i ricordi del passato che tornano così prepotentemente nella sua vita: la vecchia casa e il rivedere la ragazzina con cui è cresciuto per ora hanno solo l’effetto di farlo nascondere.

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La Oportunidad, voto 7. Sempre a metà tra la cretina piagnucolosa e il risveglio cerebrale, questa volta Sansa sembra iniziare (di nuovo) a comprendere le strategie del potere. Peccato che non ci arrivi mai di testa sua ma sempre imbeccata a dovere da Littlefinger (voto 7,5), che la rigira a suo piacimento e finora è l’unico che ottiene sempre quello che vuole. Sansa mostra un grande autocontrollo nell’inchinarsi davanti a Bolton (quando si dice “un sorriso di circostanza”), e forse rivedere la sua casa e la sua gente la aiuterà ad avere un po’ più di coraggio; sobre todo, quel “the north remembers”, che accenna solo ad aumentare, potrebbe essere la chiave per la rinascita di Sansa, finora sempre accennata ma mai davvero portata a termine. Le si possono muovere tante, tantissime critiche, ma in fondo è la maggiore degli Stark ancora in vita, e tanto basta per tifare per lei.

Brienne, voto 8. In questo episodio Brienne si merita un buon voto per essersi aperta sul suo passato, permettendoci di comprendere meglio lei e il grande amore per Renly – a cui possiamo finalmente riconoscere un merito dopo essere fuggito da King’s Landing proprio quando Ned aveva bisogno di lui e averci “regalato” Margaery. Dietro quella corazza da guerriera c’è una donna fragile, che ha dovuto lottare per conquistarsi il suo posto, nonostante la provenienza nobile, e di cui abbiamo avuto qualche accenno nei rapporti con Jaime, ma che con gli atteggiamenti bruschi degli ultimi tempi rischiavamo di dimenticare. A rendere ancora più dovuto l’8, la decisione di insegnare a Podrick a combattere e cavalcare da vero cavaliere, un’ottima opportunità sia per il ragazzo sia per lei, che non sarà più costretta a correre sempre in suo soccorso.

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Cersei, voto 7. Il suo peggior incubo prende sempre più corpo adesso che Margaery (voto 7) ha sposato il giovane Tommen; direi che possiamo dare ufficialmente inizio alla guerra tra le due Queen. Cersei stavolta è stata brava a mantenere la calma di fronte alle perfide frecciate e risatine della nuora – si permette pure di accennare al suo “debole” per il vino – mentre quest’ultima ha messo in mostra più del solito la sua natura manipolatoria. Margaery era riuscita ad ammaliare perfino Joffrey, figuriamoci un adolescente innocente come Tommen, per cui fino a ieri il massimo divertimento era giocare con i gattini. Le basta una prima notte lampo per convincere il marito ad allontanare la madre apprensiva dalla Capitale, senza mai lasciarsi scappare la parola sbagliata. La Tyrell è convincente anche quando sostiene che “Queen Margaery” le suona “So strange”… come no! Stava aspettando di sentirlo solo da quando era ancora in fasce! La nuova Queen non può però nascondere l’esaltazione per l’attuale vittoria, al pari di Cersei con il dolore per la sconfitta: la prima è raggiante e sorridente, mentre la seconda appare più stravolta che ai funerali di padre e figlio. Cersei finora è sopravvissuta a un marito che non l’ha mai amata, a un padre tiranno, a un figlio sadico e a un incesto, tuttavia lo scontro con una versione di se stessa più amabile dal popolo è una novità che potrebbe risultare rischiosa. Ma come ha colto l’opportunità di mantenere in vita The Mountain grazie a Qyburn – sarà suo il corpo che si è mosso sotto il telo? – sembrerebbe fare lo stesso con la ricerca di appoggio nell’High Sparrow, l’uomo alla guida di quella sorta di setta religiosa a cui si è unito l’ex amante/cugino Lancel. L’umiliazione a cui hanno sottoposto l’High Septon, colpevole di frequentare un bordello – e figuriamoci se il suo compare di avventure Master Pycelle non lo difendeva! No, non posso scordare l’immagine di lui con la prostituta dai capelli rossi – sembra arrivare al momento giusto per darle un’idea e restituirle fiducia nella guerra personale che deve affrontare; sappiamo che Cersei, a causa degli uomini delle sua vita, non ha mai avuto un grande simpatia per le sgualdrine quindi non sorprende che si sia schierata contro l’High Septon, ma senza dubbio è ben altro il motivo per cui si è avventurata fra quelle povere anime.

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Tyrion, voto 6,5. Una vita trascorsa a frequentare bordelli e a gestirne le conseguenze ma ancora Tyrion non ha imparato a stare fuori dai guai. Che andare a farsi un giro per Volantis fosse una pessima idea si era capito subito, e l’arrivo di Jorah (che non ha ancora deciso da che parte stare) è stato un degno finale: il viaggio verso Daenerys non poteva certo filare liscio, e chi meglio di lui per portare un po’ di movimento? Nota a margine: Tyrion non ha perso nemmeno l’abitudine di fare la corte alle prostitute invece di limitarsi ai servigi per cui le paga, un’altra lezione del passato non imparata; considerando il suo stato emotivo dello scorso episodio mi sorprendo che non abbia avuto reazioni più drammatiche di fronte a quella povera ragazza che voleva solo fare il suo lavoro.

Sebbene Daenerys sia fisicamente la grande assente, la sua presenza si fa sentire attraverso l’ispirazione che riesce a suscitare in ogni territorio al di là del Narrow Sea. Addirittura nei bordelli ci si traveste come lei per attirare più clienti! Quindi, cara Margaery, sarai anche riuscita a diventare Regina, ma se al bordello di King’s Landing non è ancora comparso il tuo costume, non conti nulla: nonostante tutti suoi errori, di “The Queen” ce n’è solo una, Daenerys Targaryen!

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