Game of Thrones – 5×04 The Sons of the Harpy – Recensione by R. e S.

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Episodio parecchio ricco questa settimana: abbiamo seguito praticamente tutti i personaggi (con l’eccezione di Arya) e tutti ci hanno riservato interessanti sviluppi. Dall’estremo nord al caldo sud, le novità sono state tante e dobbiamo aspettarci altrettante conseguenze.

Jon, voto 7. A Jon le rosse cadono ai piedi come per miracolo, è un fenomeno scientifico che non ha spiegazione. Ma se nello scorso episodio aveva dimostrato un grande cambiamento, tagliando la testa a Janos Slynt, ora rivediamo il Jon del passato, soprattutto il Jon innamorato (ancora) di Ygritte. Ci mette un po’ e alla fine rifiuta la generosa offerta di Melisandre, che però non sembra prenderla tanto bene: quel “you know nothing, Jon Snow” sembra promettere brutte ripercussioni; che i confratelli in nero debbano prepararsi a difendersi anche dal Signore della Luce? E soprattuto, cosa vede Melisandre in Jon? Perchè è così decisa a portarlo dalla sua parte, come quando si era fissata con i figli illegittimi di Robert a causa del loro sangue reale?

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Stannis, voto 6,5. Il re della noia non si smentisce e riesce a mantenere la sua mono espressività anche nell’unica scena lievemente sentimentale che abbia mai avuto. È impossibile non provare tenerezza pe la principessa Shereen, ma la dichiarazione di amore paterno di Stannis, per quanto apprezzata e contrapposta alle parole della regina Selyse (premio madre dell’anno), è poco convincente: se avesse letto le previsioni del tempo avrebbe fatto lo stesso effetto. Spero che il signor Baratheon parta presto per Winterfell, magari una battaglia aiuterebbe a dargli un tocco di vitalità.

Sansa, voto 6,5. L’unica Stark ancora ufficialmente in vita non fa nulla se non accendere le candele nella cripta, ma anche questa volta rivederla a Winterfell basta per darle fiducia e sperare, per una volta, che il piano di Littlefinger funzioni. Chi non vorrebbe vedere il Nord tornare in mano agli Stark? Altro che Bolton dei miei stivali! Sansa non si è ancora calata perfettamente nella parte, ma come le fa notare Littlefinger (voto 7) ha imparato l’arte della manipolazione dal migliore in assoluto: riuscirà ad abbindolare Ramsay per il tempo necessario? La scena di Sansa e Petyr è stata importantissima, in realtà, per altri motivi: quella conversazione su Rhaegar e Lyanna ci racconta le origini della guerra combattuta da Robert e sembra strizzare l’occhio ad alcune teorie, diffuse soprattutto tra i lettori, sull’identità dei genitori di Jon: fu in quei giorni narrati da Littlefinger che Ned tradì Catelyn? Sapremo mai con chi la tradì? Una “tavern slut” come dice Selyse, affermazione che Stannis sembra non condividere? O la storia è un’altra? Se così fosse, sarebbe una svolta di non poco conto, che potrebbe letteralmente cambiare le sorti della lotta alla conquista dell’Iron Throne. Le considerazioni sul punto si sprecano, per chi non teme gli spoiler qui c’è un pratico riassunto della situazione.

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Cersei, voto 7,5. Prosegue la risalita iniziata con la conclusione della puntata precedente: Cersei trova il modo di liberarsi dei suoi nemici tra le mura della Red Keep, riuscendo allo stesso tempo a mantenere le apparenze. Attraverso l’affidamento di un compito importante – recarsi a Braavos per trattare con l’Iron Bank – allontana dalla corte il Master of Coin Mace Tyrell, infiocchettando il gesto con la scorta di Ser Meryn. Con il padre in viaggio, la strada per sbarazzarsi dei suoi figli è spianata e per farlo non deve nemmeno sporcarsi le mani. Ora è chiaro cosa Cersei ha visto di così promettente e conveniente nell’High Sparrow e i suoi seguaci, tanto da restituirgli la forza armata e il potere di fare giustizia tra i peccatori: non si lasciano fermare da nomi, oro né tantomeno dalle mura di un bordello o di una camera da letto; che tu sia l’High Septon o il fratello della Regina non fa differenza “All sinners are equal before the Gods”. Ed ecco che l’insufficiente discrezione che Margaery biasimava a Loras nella premiere viene pagata cara: il Knight of Flowers viene arrestato dall’invasato (e marchiato) Lancel Lannister. Un precipitarsi degli eventi inaspettato per Margaery (voto 6), che stavolta non riesce a nascondere la sua vera natura dietro azioni e frasi tipiche di una candidata a Miss Italia, perfino a quell’ingenuo di Tommen sorge il dubbio che moglie e madre non vadano poi tanto d’accordo; le parole rivolte al marito, facendo leva sul suo amore e il suo ruolo, rivelano la Margaery più simile a Cersei vista finora – la Queen Mother sfruttava le medesime tecniche con Robert e Jaime. Al contrario la leonessa Lannister non fa una sbavatura nella sua scena di suocera dispiaciuta, impotente e innocente rispetto a quanto accaduto all’ex promesso sposo. E non è neppure del tutto falsa: lei ha restituito il potere di portare la giustizia dei Seven Gods all’High Sparrow, ma nonostante il suo scopo ai danni dei fratelli Tyrell, non può fare nulla di fronte alle azioni di quei fanatici. Proprio questo però le si potrebbe ritorcere contro, considerando che anche lei non è immacolata da peccati; e ne abbiamo già un assaggio con le offese rivolte al povero Tommen quale frutto di un incesto.

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Jaime, voto 6,5. Ho già sostenuto che Jaime non è mai stato né di fatto né tantomeno di forma un padre per i suoi figli e nonostante il coraggio di andare a recuperare Myrcella, questo non cambierà perché non si sente tale – d’altronde non ha mai potuto permetterselo. La sua opera di autoconvincimento è stata talmente efficace che anche in un tranquillo discorso con Bronn non cade nell’errore di chiamare Myrcella “my daughter”. Due sono e saranno per sempre i suoi grandi amori: Cersei – seppure in molti sognano che la donna amata sia Brienne – e la Kingsguard. Il primo probabilmente è unilaterale, perfino Bronn lo canzona quando afferma che vorrebbe morire “In the arms of the woman I love”. Mentre il secondo è messo a dura prova dalla menomazione; eppure, fortuna o intuito che sia, con la mano d’oro si salva e riesce ad uccidere il nemico dorniano. Purtroppo né l’intuito né la fortuna lo aiutano con il Capitano della nave che li ha condotti a Sud, che – come pronosticato da Bronn – va immediatamente a vendere la notizia dell’arrivo di Jaime Lannister alle Sand Snakes. Le figlie di Oberyn – Obara, Nymeria e Tyene – fanno finalmente la loro comparsa e, oltre alla sete di vendetta, mostrano subito il loro valore: loro non fanno compromessi, si prendono quel che vogliono a suon di scorpioni, vipere e ogni genere di armi, insomma degne figlie di papà. Il placido Prince Doran avrà il suo bel da fare a proteggere Myrcella, mentre Jaime e Bronn dovranno agire in fretta.

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Tyrion, voto 6,5. Merita la sufficienza per averci finalmente fatto rivedere la sua tipica arguzia riconoscendo Jorah, ma la sua funzione nell’episodio è stata limitata a questo, a farci sapere dove stanno andando. Bisogna concordare con lui quando dà a Jorah del rapitore sprecato: il fatto che Tyrion fosse diretto proprio da Daenerys, presumibilmente con un piano (di Varys) o comunque qualcosa da offrire, rende meno rilevante il grande gesto del cavaliere esiliato, anche se di questi tempi non si sa mai cosa aspettarsi da Dany.

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Daenerys, voto 5. Per quanto gli aneddoti di Ser Barristan siano carini e restituiscano a Dany un’immagine del fratello Rhaegar più dolce e realistica di quella che le illustrava Viserys, la Khaleesi dovrebbe smetterla di rifugiarsi nei ricordi altrui dei Seven Kingdoms e crearsene di propri. Invece insiste a starsene in quella piramide, circondata da ex schiavi ed ex padroni che su una cosa si trovano d’accordo: gli usi e le leggi della Mhysa proprio non gli piacciono. Di concreto in questa puntata fa poco, oltre ad infastidirsi per i troppi postulanti che la ossessionano con le loro vecchie tradizioni. Una cosa fa, purtroppo: manda Ser Barristan (voto 9) fra le strade di Meereen in onore dei racconti su Rhaegar “Go, Ser Barristan. Sing a song for me”. Ancora non ha compreso che Meereen non è King’s Landing, che gli abitanti al di là del Narrow Sea non la amano quanto quelli della Capitale amavano suo fratello; i suoi adorati ex schiavi le si sono da poco ribellati e i Sons of the Harpy non si lasciano certo incantare da quel plateale atto di giustizia di due episodi fa. Questi ultimi danno il via alla rivolta – che ha pure la complicità delle prostitute – e gli Unsullied appaiono da subito destinati alla sconfitta. Ser Barristan vede che Grey Worm è circondato da molti Sons of the Harpy e non si tira indietro dal soccorrerlo; una scena che prometteva male, ma in cui una certezza mi lasciava tranquilla: Ser Barristan al termine dell’ultimo libro di Martin è ancora vivo, quindi anche se viene ferito sopravviverà. Così credeva anche il suo interprete Ian McElhinney, come ha raccontato in un’intervista a EW, peccato che nello show HBO si sia deciso per un destino diverso.

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Ser Barristan lotta, uccide diversi nemici e sebbene Grey Worm lo salvi dal taglio alla gola, il colpo precedente è sufficiente a farlo cadere. Mentre Jaime e Bronn discutono su quale canzone si canterà per la loro morte, Ser Barristan Selmy va per le strade a “cantare” per Daenerys e muore da Cavaliere, esattamente come aveva detto prima di lasciare King’s Landing. Addio al più grande Cavaliere dei Seven Kingdoms, che ha sempre servito i sovrani dell’Iron Throne, ha avuto il coraggio di ribellarsi a Joffrey e ha dato la vita per servire la Regina in cui credeva.

Il quarto episodio di Game of Thrones si conclude così, con un’uscita di scena totalmente inaspettata anche per coloro che hanno letto tutti i libri di George R. R. Martin. Dopo importanti cambiamenti tra le storyline letterarie e quelle televisive, gli sceneggiatori si sono spinti più in là, facendo crollare ogni certezza di noi fedeli lettori. Nessuno è al sicuro, ora più che mai!

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