Game of Thrones – 5×05 Kill the Boy – Recensione by R. e S.

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Un episodio lontano da King’s Landing e dai Lannister (salvo Tyrion), le cui scene si alternano tra i territori del Nord e quelli delle città orientali. Al di là dell’inverno da una parte e il fuoco dei draghi dall’altra, proprio in quei luoghi il clima si fa sempre più rovente: tra la battaglia imminente e i prossimi matrimoni si apprestano infatti sviluppi decisivi che potrebbero segnare definitivamente il destino dei Seven Kingdoms.

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Daenerys, voto 6. In occasione della festa della mamma, Daenerys si riscopre finalmente tale, regalando ai suoi bambini un pasto come si deve. La rabbia e il dolore per la morte di Ser Barristan infatti la scuotono, facendole ricordare chi è veramente e prima di ogni altra cosa, la Mother of Dragons, e come tale si ripresenta ai suoi nemici. I leader delle grandi famiglie di Meereen potranno anche negare, ma che non ci siano loro dietro alle azioni dei Sons of the Harpy è davvero poco credibile, considerando che ne sono i primi benefattori. Gettarne uno tra le fauci di Viserion e Rhaegal è sia la sua forma personale di giustizia/vendetta (da vera Targaryen) sia il suo modo di ribadire chi è Daenerys e perché dev’essere temuta. Una scena che mi ha riportata alla terza stagione, quando Drogon si scagliò contro Kraznys e gli Unsullied si unirono alla Khaleesi: ora al pari di allora è inevitabile farsi trascinare dall’entusiasmo che Dany suscita con i suoi draghi, tifandola quale unica pretendente all’Iron Throne. Peccato che ne sia passata di acqua sotto i ponti, a Daenerys non basta dire che non ha abbandonato i suoi figli e fargli un regalino per cancellare la realtà in cui è andata ad invischiarsi; inoltre quello che può sembrare un segnale del suo rinsavire dura il tempo di una serata. I draghi la aiutano a farsi valere/temere, ma poi li lascia di nuovo nella buia catacomba, mentre prende una decisione che la condanna sempre di più a vivere una vita non sua. Sebbene finalmente capisca la necessità di scendere a compromessi (riapre le fosse da combattimento), fa il passo più lungo della gamba scegliendo di sposare Hizdahr zo Loraq. Così facendo la speranza che riprenda la sua originaria missione, ossia riconquistare l’Iron Throne, crolla miseramente, andando invece a costruire legami sempre più forti con le terre al di là del Narrow Sea – ha perfino più senso che Sansa sposi Ramsay! “Barristan The Bold” aveva attraversato il continente per servirla e condurla sul trono e lei celebra la sua memoria impantanandosi con gli schiavisti; non gli dà neppure l’onore di essere sepolto nella sua terra! Il desiderio di Dany di rafforzare la libertà che ha dato agli schiavi sarà apprezzabile – Sam la definisce “quite a woman” – ma è insensato rispetto alla sua natura, di nuovo è più Mhysa che Mother of Dragons. Tra l’altro, come reagirà Daario?

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Ramsay, voto 7. Il racconto sul concepimento dell’ex bastardo di Bolton spiega molto sulla personalità di Ramsay e scaccia ogni eventuale dubbio sul suo essere vero e solo degno figlio di Roose, indipendentemente dall’erede che “Fat Walda” porta in grembo. L’annuncio della gravidanza ha quindi il solo effetto di fargli terminare la scenetta a tavola, cancellandogli quel perfido sorrisetto dalla faccia. Lì Ramsay dimostra ancora una volta le sue abilità manipolatorie, giocando a suo piacimento con Theon/Reek ai danni di quest’ultimo e di Sansa. Con un sadismo psicologico più sottile di quello a cui ci aveva abituato Joffrey, porta i due al limite massimo di sopportazione, soffocandoli con il ricordo della caduta degli Stark. I Bolton, che hanno tradito e ucciso suo fratello, trattano Sansa quasi come un’estranea nella sua stessa casa ed ora Ramsay le piazza di fronte il ragazzo con cui è cresciuta, costringendolo a chiederle scusa per aver assassinato i suoi fratellini – non dimentichiamo che il ragazzo sa benissimo che i bambini bruciati da Theon non erano Bran e Rickon. E se la triste battuta “The North Remembers” – che non è mai suonata così male – non basta per accentuare il tono macabro, Ramsay perfeziona il tutto con l’indicazione di Reek come “the nearest thing to living kin that you (Sansa) have left”, degno quindi di condurre la sposa il giorno delle nozze. Nonostante questi giochetti servano a Ramsay soprattutto per non annoiarsi – attenta Myranda con quella gelosia! – sono pure la prova della sua malefica abilità, il cui risultato migliore resta ancora Reek, un cagnolino obbediente, pronto a mettere la coda fra le gambe anche quando non ha colpe.

Sansa, voto 7. Non piange e, anzi, la vediamo avere sempre più fiducia in se stessa; del resto “there must always be a Stark in Winterfell”, una regola violata ormai per troppo tempo, e la presenza di Sansa sembra ridare un senso alle cose, pur con la presenza di Ramsay ed il loro matrimonio alle porte. È vero che Sansa non ha ancora avuto il piacere di provare sulla sua pelle le psicosi del giovane Bolton, ma per ora non si lascia intimidire e mostra quel coraggio che le è sempre mancato in passato; quando con tono sprezzante ha detto “this isn’t a strange place, this is my home; it’s the people who’s strange” volevo alzarmi in piedi ad applaudire, chi avrebbe mai previsto una reazione del genere (sia la sua sia la mia) anche solo una stagione fa? Se a tutto questo aggiungiamo la continua ripetizione di “the north remembers” e i riferimenti al fatto che Sansa non sia sola come potrebbe sembrare (anche grazie all’estrema lealtà di Brienne) si respira quell’atmosfera che precede un grande evento, in particolare una grande rinascita. Riflettendo sul passato potrebbe essere scoraggiante dover riporre le nostre speranze in Sansa, ma mi sento positiva: forza, diciamolo insieme: “the north remembers”!!

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Tyrion, voto 6,5. La sua storyline continua ad essere penalizzata dalla monotonia del viaggio in barca con Jorah, non lo salva nemmeno il discorso sull’antica Valyria. Ad essere interessanti sono, piuttosto, i panorami di quei luoghi, per noi del tutto nuovi, che in una scena breve ma bellissima riescono a suscitare l’emozione di attraversare i luoghi appartenuti ad una grande civiltà. E questo contesto così suggestivo ha reso ancora più scenografico l’arrivo di Drogon: è stato come se anche noi lo vedessimo con gli occhi di Tyrion, per la prima volta. La lotta con gli Stone Men aggiunge un po’ di azione (finalmente), ma serve soprattutto ad aprire nuovi scenari: cosa succederà a Jorah adesso?

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Stannis, voto 7. L’interrogativo sulla sorte di Jorah si fa più interessante perché anche alla Barriera si fa un gran parlare di quella malattia, la stessa che affligge la principessa Shereen: non può essere una banale coincidenza, ovviamente. Tutto d’un tratto la vita di Stannis sembra piena di spunti interessanti, dato che lui si trova all’estremo nord, dove stanno per arrivare gli zombie di ghiaccio, che possono essere uccisi solo con l’ossidiana; e guarda caso Dragonstone è piena di ossidiana! È quello il destino di Stannis? Difendere gli uomini dal pericolo più grande mentre gli altri sono troppo occupati a pensare ai loro problemi di politica interna? Certo, tutto potrebbe cambiare ora che si avvicina lo scontro con i Bolton per la conquista di Winterfell: se mi ritrovo a tifare per Stannis (e Sansa!) vuol dire che tutto è davvero cambiato.

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Jon, voto 8. Su di lui si può sempre contare, è una garanzia. Di settimana in settimana dimostra di essersi ampiamente meritato la carica di Lord Commander, facendo quello che un vero leader deve fare: prendere decisioni in nome di un bene superiore, anche se si tratta di decisioni scomode. E Jon non ha paura, a testa alta fa quello che ritiene più giusto, quello che, in fondo, il suo onore di Stark gli impone di fare. Quanto sarebbe fiero Ned! L’alleanza con i Wildings potrebbe essere la fortuna o la disfatta della Night’s Watch, una mossa che potrebbe avere conseguenze anche su tutti i Seven Kingdoms: non dimentichiamoci che i Guardiani e la Barriera sono l’unica cosa che per ora separa gli uomini dai White Walkers.

Tanti avvenimenti, tante svolte e tanta curiosità di sapere cosa succederà nei prossimi episodi: dopo un periodo di scontri diplomatici, sembra arrivato il momento di tornare sul campo di battaglia su molti fronti; gli equilibri dei Seven Kingdoms stanno per cambiare irrimediabilmente?

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