Game of Thrones – 5×08 Hardhome – Recensione by R. e S.

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Alla faccia di chi si lamentava per la mancanza di azione in questa stagione, ecco che Game of Thrones si fa ampiamente perdonare con un episodio ricco di eventi, del tutto inaspettati e quindi ancor più graditi.

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Daenerys, voto 7. L’anticipato e desiderato incontro tra la Khaleesi e Tyrion soddisfa ogni aspettativa sul connubio tra questi due importanti personaggi. Un intenso scambio di battute dove ritroviamo la Dany in cui abbiamo riposto tanta fiducia nelle prime stagioni. Il suo recente arenarsi nella Slaver’s Bay ha determinato un forte calo di consensi nei suoi confronti, laddove lo spirito da crocerossina ha prevalso sulla rivendicazione dell’Iron Throne, portandola ad una serie di scelte più che discutibili; ecco perché nel confronto con Tyrion me la vedevo destinata a soccombere di fronte all’intelligenza dell’Imp. E invece Daenerys riesce a tenergli testa, risponde tono su tono e lo sottopone ad un’abile valutazione prima di decidere il da farsi. Seguire il consiglio del Lannister su Ser Jorah è già un buon segno – anche perché non trovo che la posizione dell’uomo sia paragonabile a quella dell’ex schiavo giustiziato nell’episodio 5×02 – ma sono altri i motivi che mi fanno ben sperare. La Khaleesi per la prima volta dopo troppo tempo riprende a parlare della conquista dell’Iron Throne, per quest’ultima vuole l’aiuto di Tyrion – siano ringraziati tutti gli dei di Westeros, se ne è ricordata! Ed anche quando l’Imp le insinua il dubbio, suggerendo che forse sono le terre al di là del Narrow Sea la sua casa – questa Tyrion te la potevi proprio risparmiare! – Dany non si lascia intaccare nella sua (ritrovata) vera missione, ribadendola con una battuta, “I’m going to break the wheel”, che ci ricorda la Khaleesi che tanto amiamo, la Unburnt Mother of Dragons che fa morire i suoi nemici tra le urla.

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Tyrion, voto 7. Finalmente ritroviamo il Tyrion che più amiamo, ossia la mente politica astuta e brillante, capace di infondere buon senso in chi lo circonda, proprio come adesso accade a Dany. Tyrion non sbaglia un colpo, e se lei gli tiene testa, lui riesce a portare la conversazione dove vuole, perché in fondo, anche se in posizioni diverse, ora hanno lo stesso obiettivo: Daenerys sull’Iron Throne. Fino a questa scena lamentavo la scarsa attenzione dedicata alle riflessioni di Tyrion nell’ultimo periodo: ci si è concentrati sulle singole disavventure (la fuga, il rapimento, gli Stone Men), ma mai su quello che lui pensasse del piano di Varys. Adesso finalmente capiamo cosa l’ha portato a scegliere i Targaryen, ossia uno studio piuttosto approfondito delle vicende di Dany, e si può dire che in fondo tutto il merito sia di Varys; un fatto strano, ma effettivamente è anche grazie a lui se Dany è arrivata fin qui, ed è soprattutto merito suo se ora lei e Tyrion si trovano insieme, finalmente decisi a conquistare Westeros (almeno a parole, staremo a vedere i fatti).

Jorah, voto 6. Evita la pena di morte grazie a Tyrion e come sempre si dimentica l’orgoglio a casa, ma bisogna dire che Daenerys non gli permette nemmeno di aprire bocca. La malattia di Jorah progredisce, e questo può essere un altro motivo della sua ostinazione, del suo tentare il tutto per tutto nei combattimenti: senza la sua Khaleesi, cos’ha da perdere? Come dice la mia co-autrice, Jorah vorrebbe riconquistare Daenerys tra sangue e sudore, ma con Daario come contendente non ha proprio nessuna speranza!

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Cersei, voto 5. Irriconoscibile; se non la sentissimo perseverare nelle minacce di morte, capire che siamo di fronte a Cersei Lannister sarebbe davvero dura. La sua caduta in disgrazia non vede via d’uscita al momento, con la sua ostinazione a non voler confessare. D’altronde le hanno addossato tutte le accuse possibili – fornicazione, tradimento, incesto e dulcis in fundo l’assassinio di King Robert – confessare segnerebbe la sua fine definitiva, nonché quella dei nati dal peccato Tommen e Myrcella. Già Ned Stark le aveva offerto la possibilità di fuggire con i figli prima che rivelasse a Robert la loro paternità, ma allora la brama di potere aveva avuto la meglio, anche grazie all’appoggio di un imprecisato numero di traditori della corona/fan dei Lannister a cui l’onore di Ned proprio non andava giù. Ma adesso che non c’è più Tywin ad assicurare favori, tutti le voltano le spalle; Tommen è troppo ingenuo per capire cosa fare, lo zio Kevan non la degna nemmeno di una visita – questa inflessibilità forse avrebbe potuto manifestarla tempo fa invece di fare il fratello minore sempre obbediente – e l’High Sparrow non le mostra un briciolo di riconoscenza per averlo reso ciò che è, da poveraccio dei sudici vicoli di King’s Landing a nuovo primo abitante del Great Sept of Baelor. L’unico che le resta vicino è il suo fedele – e sempre al lavoro – Qyburn, che però poco può fare se non consigliarle il male minore, ossia confessare; per ora proprio non se ne parla, meglio sporca, vestita di stracci, costretta a leccare l’acqua sul pavimento e a subire le angherie della sua carceriera piuttosto che inginocchiarsi di fronte a quel popolano senza scarpe! Rimarrà a lungo di questa opinione?

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Arya, voto 6. Continua l’inutilità della storyline di Arya, che adesso vende ostriche e finalmente ha dei nuovi vestiti. I continui battibecchi sul fatto che sia pronta o non sia pronta a servire The Many Faces God potevano suscitare curiosità per le prime settimane, ora hanno decisamente stancato. Merita la sufficienza solo perché spero che il tizio che dovrà (presumibilmente) uccidere riveli qualcosa di sorprendente: dovrà pur esserci un nesso con tutte le altre trame! Questa è l’unica speranza a cui mi aggrappo per riuscire a tollerare le sue scene.

Theon, voto 7. Da inguaribile fan di Robb ho avuto un periodo in cui l’odio per Theon ha superato quello per Joffrey. L’aver voltato le spalle a quello che di fatto era suo fratello è stato l’origine di ogni male poi capitato al King in the North, quindi si meritava tutto quanto Ramsay gli stava facendo – per una volta concordo con Sansa. Ora però la pietà per lui aumenta di puntata in puntata, soprattutto per la sua dolorosa lotta interiore tra il Theon che vorrebbe aiutare Sansa e il Reek terrorizzato dal padrone; forse anche per lui è arrivato il momento di iniziare una risalita, facendosi così perdonare per il suo passato. E arriva un importante segnale in tal senso, per la prima volta da quando le torture di Ramsay lo hanno cambiato, il ragazzo dice la verità: messo di fronte alla rabbia di Sansa e alle colpe commesse, Theon s’impone su Reek per qualche minuto, raccontando alla ragazza di non aver mai ucciso Bran e Rickon.

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Sansa (voto 6,5) dal canto suo alza un po’ la voce, ma solo con Reek, ossia solo quando non rischia niente; ora però è in possesso di preziose informazioni, saprà usarle in modo vantaggioso? Saprà organizzare la tanto attesa rinascita degli Stark? Nonostante la lunga vicinanza con Littlefinger, finora Sansa ha raramente messo in atto i suoi insegnamenti: si è limitata a qualche frase tagliente qua e là, ma deve fare di più. Deve tramare, complottare, tradire: le servono alleati, e Theon è il primo da cui partire: riuscirà a spezzare l’influenza del suo padrone?

La possibile partenza di Ramsay (voto 5) potrebbe contribuire nel far sì che Theon riesca ad emergere sempre di più, tuttavia l’idea del giovane Bolton di lanciarsi nella battaglia non è fra le migliori che ha avuto. Normalmente la sua linea sadica è fruttuosa – la missione al Moat Cailin in cui aveva coinvolto Theon nella scorsa stagione ne è un esempio – ma stavolta forse quella prudente di suo padre ha maggior buon senso: sono protetti dalle mura di Winterfell e con sufficienti provviste, mentre Stannis e i suoi uomini staranno già subendo gli effetti della prima neve, perché rischiare?

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Jon, voto 10 e lode. Che uomo!! Che eroe!! Che Lord Commander leggendario! Se Jon ha già dimostrato in passato di essere un uomo d’onore, questa è la prova suprema che nulla potrà mai farci pensare il contrario di lui. La seconda metà dell’episodio è stata dedicata agli uomini di Jon e ai Wildings, e se inizialmente sembrava che venisse rispettata la tipica impostazione di questa stagione, ossia tanti dialoghi e tanta strategia in vista dello scontro finale, gli ultimi quindici minuti hanno radicalmente alterato lo schema, regalandoci una delle battaglie più belle, persino superiore a quella della Barriera nell’episodio 4×09. L’abilità di Jon e Tormund nel convincere i Wildings (con rare eccezioni) ad allearsi con loro contro i White Walkers non è stata, ovviamente, una sorpresa; nonostante la tensione iniziale, era quello che ci si aspettava sarebbe successo, e questo contesto ha reso ancora più forte l’effetto sorpresa dell’attacco dei Walkers, anche perché solitamente Game of Thrones riserva per il nono episodio avvenimenti di questa portata. La scena della battaglia è stata estremamente confusionaria: prima non si capiva cosa stesse succedendo, una volta individuato il nemico e chiuso il cancello non si capiva da che parte fosse Jon, non si capiva se stessero per combattere contro i Walkers o per fuggire, non si capiva se le barche fossero tutte partite o ce ne fosse ancora una per lui, insomma: che ansia!! Nonostante questo sono stati quindici minuti ben costruiti: non semplicemente il pandemonio, ma tanti piccoli eventi al suo interno che ne costituivano il filo conduttore; c’è stata Karsi, la Bruta che sapevamo sarebbe finita male da quando ha detto alle figlie “I’ll be right behind you”, c’è stato il Thenn che ha ceduto all’alleanza con Jon morendo per permettergli di cercare il vetro di drago, e soprattutto c’è stato Jon. Dopo quelli che sono sembrati infiniti minuti in cui è riuscito a rimanere vivo, nello scontro con il Walker sembrava sul punto di soccombere e la speranza cominciava a svanire: proprio a questo punto ecco la rivelazione, anche l’acciaio di Valyria della sua spada può uccidere i White Walker. In quello che all’improvviso sembrava un crossover con The Walking Dead, Jon se l’è cavata ed è riuscito a fuggire appena in tempo, ma non è finita qui: al comando del Night’s King, il leader degli zombie di ghiaccio, tutte le vittime della battaglia si sono trasformate in un immenso esercito di morti viventi. La sensazione di terrore e sgomento è stata amplificata dal silenzio assordante che regnava sulla scena, la stessa tecnica usata alla fine del Red Wedding nell’episodio 3×09: nient’altro che il silenzio, in cui rimbomba lo smarrimento dei protagonisti e degli spettatori.

Un finale di puntata al cardiopalma che ci riporta al clima fantasy che fa da sfondo alla serie sin dall’incipit del pilot, riportando in primo piano il leggendario Night’s King. Ripercorrendo la sua storia, lo scambio di occhiate con Jon assume un senso ancor più forte. Il Night’s King infatti divenne tale dopo che da Lord Commander si innamorò di una White Walker, per poi essere sconfitto dall’alleanza degli allora Lord di Winterfell e King beyond the Wall. Lui e Jon Snow s’incrociano proprio ora che quest’ultimo, figlio di uno Stark e nuovo Lord Commander, ce la sta mettendo tutta per una nuova alleanza con i Wildlings contro il medesimo nemico comune. Solo un caso o il nostro Jon avrà un ruolo decisivo nella lotta contro gli White Walkers?

[Potete trovare questo post anche dalle nostre affiliate, che ringraziamo per la collaborazione: Casa Stark – L’inverno sta arrivando, Nikolaj Coster-Waldau Italia, Kit Harington & Richard Madden Italian Page, Jon Snow the bastard Italia, Jorah Mormont Italia, IL TRONO DI SPADE]

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3 pensieri su “Game of Thrones – 5×08 Hardhome – Recensione by R. e S.

    1. Quella di Ned, che poi Tywin aveva fatto fondere per crearne due, una per Jaime e una per Joffrey. Poi però Jaime aveva donato la sua a Brienne. Su quella di Robb non hanno mai precisato.

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