Game of Thrones – 5×09 The Dance of Dragons – Recensione by R. e S.

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Le aspettative per il nono episodio di Game of Thrones sono sempre molto alte, e nonostante i grandi eventi alla Barriera nel 5×08 anche questa stagione non si è smentita. Dall’estremo nord all’estremo sud, Westeros è percorso da importanti sconvolgimenti, che senza dubbio segneranno il corso della sua storia futura.

Stannis, voto 1. Che fosse cretino l’abbiamo sempre saputo, e anche se in fondo mi aspettavo che cadesse ancora una volta nelle grinfie di Melisandre (voto 3), gli ho concesso il beneficio del dubbio fino all’ultimo, fino a quando ha fatto bruciare viva Shireen. Persino Selyse ad un certo punto si è ravveduta (sempre un tantino in ritardo, eh), mentre Stannis niente da fare, un completo allocco che va in giro per Westeros sacrificando sua figlia al Signore della Luce: qualcuno dovrebbe dirgli che persino Abramo venne fermato prima di immolare Isacco, e per quanto anche quel racconto mi suoni ridicolo ha comunque più logica del vuoto che alberga nella mente di Stannis.

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Ramsay (voto 7), non si vede, ma fa sentire gli effetti delle sue decisioni attraverso gli incendi al campo di Stannis, la famosa missione con 20 uomini accennata nella puntata precedente. Ancora una volta Ramsay con i suoi modi ottiene quel che vuole.

Jon, voto 7. Un po’ di meritato riposo per il Lord Commander dopo le fatiche della scorsa settimana; ho seriamente temuto che Alliser Thorne non gli facesse attraversare la Barriera (e l’ha temuto anche Jon), ma quello era solo il primo dei problemi: gli altri confratelli non sono molto contenti dell’arrivo dei Wildings ed è naturale aspettarsi ripercussioni. Anche il piccolo Olly non promette niente di buono con quella sua faccia sempre arrabbiata: capisco il trauma per la perdita dei genitori, ma bisogna proprio essere idioti per non comprendere e condividere il piano di Jon!

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Arya, voto 7. Come sperato è il ritorno di un uomo del suo passato a riaccendere l’interesse per la storyline di Arya; con l’arrivo di Meryn Trant a Braavos la vera Arya torna a prendere il sopravvento, mettendo da parte l’addestramento con Jaqen H’ghar e dando di nuovo la priorità alla sua vendetta personale, ai suoi nomi dell’odio. A questo punto, e dopo molti episodi votati alla noia, sono di nuovo curiosa di conoscere l’esito di questa vicenda: Arya verrà riconosciuta? Ucciderà Meryn? E se lo farà, cosa significherà per il suo cammino personale e spirituale?

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Le premesse per le scene ambientate a Dorne erano alte, si parlava della prima volta nei territori dell’estremo Sud di Westeros con grande curiosità e da lettrice concordavo abbastanza: le Sand Snakes non le ho mai sopportate, ma il resto di Dorne regalava buoni momenti. Peccato che i cambiamenti nello show – tra personaggi e storyline assenti – non abbiano rispettato le aspettative, le scene presso la House of Martell si rivelano leggermente meno noiose solo di quelle di Arya. Jaime (voto 7) conferma con la figlia/nipote la calma che lo ha sempre caratterizzato nel rapporto con Cersei: d’accordo che non potrebbe permettersi di sindacare sull’abbigliamento di Myrcella, ma la principessa dovrebbe essere un pochino più carina dato che è arrivato fin lì solo per proteggerla – non sai come stanno le cose, informati prima di parlare! Ugualmente il Principe Doran (voto 7) ribadisce la sua linea pacifica e prudente: oltre a scacciare nuovamente l’idea di una guerra, comprende perché Jaime si sia introdotto nel suo palazzo e acconsente alla partenza di Myrcella. Doran perdona tutti, da Bronn alle nipoti, non contestato nelle sue decisioni solo in quanto sovrano, perché, ammettiamolo, va bene non lanciarsi a capofitto in una guerra, ma quella calma assoluta e indiscriminata fa davvero pensare che Ellaria abbia ragione nel dire che l’uomo non ha spina dorsale. Questo atteggiamento però potrebbe essere solo una maschera, il Principe non è uno stupido né ha la memoria corta rispetto alle azioni dei Lannister e nel concedere il ritorno a casa della promessa sposa del figlio potrebbe aver colto un’interessante opportunità; e infatti Doran fa in modo che Trystane vada con loro a King’s Landing e ottenga il posto nello Small Council assegnato a Oberyn. Non dimentichiamo il detto “l’acqua cheta fa crollare i ponti”!

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Daenerys, voto 10. Aspettavo la scena nella Daznak’s Pit da tre anni, ossia da quando ho letto gli ultimi capitoli sulla Khaleesi di “A Dance with Dragons”: il momento in cui Dany sarebbe finalmente tornata ad essere Daenerys Targaryen, la Mother of Dragons. La Khaleesi è costretta ad assistere e dare il via ai “giochi” di Meereen, senza riuscire a nascondere neppure stavolta il fastidio per la situazione; a distrarla però c’è il triangolo amoroso di cui è protagonista con Daario (voto 8) e Hizdahr. La scena è sapientemente costruita sulla falsariga della lotta di due settimane fa, facendoci credere che il vero pericolo sia ancora al centro dell’arena, dove Ser Jorah (voto 7 per l’eroismo) lotta per la vita. Almeno finché vittorioso tira una lancia appena dietro la sua Khaleesi, che stava per essere accoltellata da un Son of the Harpy; a quel punto l’arena si riempie di nemici in ogni angolo: gli Unsullied, Daario, Tyrion cercano di proteggere la loro Regina e mentre Hizdahr viene ucciso, è Jorah ad aiutare Dany, che accettando la sua mano, mette una pietra sul passato. Daenerys si ritrova con le persone a lei più vicine al centro dell’arena, circondata da un numero smisurato di Sons of the Harpy, non si intravedono vie di fuga; la rassegnazione sembra farsi sempre più strada, la stessa Khaleesi prende per mano Missandei e chiude gli occhi, pronta ad affrontare quel che sarà. Ma è in quell’istante che si sente un suono inconfondibile: Drogon (voto 10) ricompare di fronte alla madre come accadde al termine dell’episodio 5×02, ossia esattamente quando lei ha più bisogno di suo figlio. Il drago sbrana e brucia gli avversari e lì non ho potuto fare a meno di pronunciare commossa “piccolino della mamma!” – non sarà un’esclamazione perfetta viste le dimensioni del drago, ma emozionalmente ci sta. Tuttavia i Sons of the Harpy sono troppi e anche Drogon rischia la disfatta di fronte alle lance che lo colpiscono in ogni parte; in un’intervista George R. R. Martin disse “And I want my readers to feel that fear as they turn the page”, qui come per il Red Wedding con me ci è riuscito in pieno, quando leggevo le pagine relative a questa scena avevo il terrore di girare pagina e assistere alla morte di Drogon e Dany. Daenerys però, dopo un periodo troppo lungo in cui ha messo da parte la sua natura, ritrova se stessa, si avvicina al suo Drogon e nonostante lui non sia propriamente dolce, non si lascia intimidire perché sa che non la ferirebbe mai; Dany fa ciò che in tutti i Seven Kingdoms è ormai solo una vecchia leggenda, ciò che è sempre stata destinata a fare da vera Dragon Queen: sale sul suo drago e vola via con lui, lasciando Tyrion, Jorah, Daario e Missandei a bocca aperta, consapevoli di aver appena assistito a qualcosa di epico. Piccola nota a margine per Tyrion (voto 8), ma soprattutto per Peter Dinklage: la guerra, in tutte le sue forme e declinazioni, non è il suo ambiente, la battaglia di Black Waters gli era più che bastata; e questo sentimento si legge chiaramente negli occhi del nano. Pur rimanendo sempre sulle sfondo, con poche inquadrature Dinklage riesce a trasmettere tutto il terrore di Tyrion per il fatto di trovarsi nel mezzo di quel combattimento, ma nonostante questo non cede, non is arrende: terrorizzato, lotta comunque come può per la sua vita e per quella della sua nuova Regina.

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Piccolo appunto, la morte di Hizdahr: nei libri non muore, ma sussiste il forte sospetto che ci sia lui dietro un possibile tentato omicidio di Dany, paventando quindi che sia il vero leader dei Sons of the Harpy. Sebbene nello show questi ultimi lo uccidano, continuo a non escludere che fosse loro complice – d’altronde è colui che insiste perché Daenerys sia presente alle lotte nella Daznak’s Pit – al pari degli altri padroni di Meereen.

E’ dalla scorsa stagione che uno dei temi principali della storyline sulla Khaleesi è la sua difficoltà ad addomesticare i draghi, costringendoci così ad assistere a scene strazianti e scelte discutibili; ma ora quel brutto periodo è finito e i dubbi sul tema stanno a zero, perché Daenerys non è solo una Targaryen, lei è “the blood of the dragon” – altrimenti suo fratello Viserys avrebbe avuto tutt’altro destino. Dopo i proclami della scorsa puntata che ci hanno restituito fiducia sulla conquista dell’Iron Throne, con questo gesto non si può non tifare perché Daenerys voli a riprendersi ciò che è suo “with fire and blood”. E così il sempre critico – e strappalacrime – episodio nove di Game of Thrones ci ridona un po’ di speranza in vista del Season Finale dopo il dramma totalmente inaspettato della povera Shireen.

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