Game of Thrones – 5×10 Mother’s Mercy (Season Finale) – Recensione by R. e S.

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Il finale forse più atteso di Game of Thrones è arrivato, dopo una settimana carica di aspettative e speculazioni. Un episodio di un’oretta soltanto, in cui però sono riusciti a condensare tutte le storyline senza che il poco tempo a disposizione andasse a discapito di narrazione e qualità. Non è mancato nessuno e soprattutto non sono mancati grandi e sconcertanti eventi, che ci hanno lasciato a bocca aperta, ma anche con molte domande.

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Stannis, voto 0. Sempre più idiota, sempre più odioso. Gli voltano tutti le spalle, persino la moglie ha più raziocinio di lui, ma non c’è niente da fare: non lo ferma l’esercito dimezzato, non lo ferma il corpo di Selyse che pende da un ramo, non lo ferma neppure l’eloquente fuga di Melisandre (voto 1), che era la mente dietro tutta questa grande operazione militare. Forte del suo inutile orgoglio conduce il suo esercito al massacro (dimmi tu se ci tocca tifare per i Bolton!), ma purtroppo non lo vediamo morire: siamo proprio sicuri che Brienne abbia dato seguito alla sua condanna a morte? Finchè non vedo non credo!

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Ramsay, voto 9. Sarà un sadico psicopatico che ad ogni azione ci rende impossibile non odiarlo, ma alla fine l’ex bastardo di Bolton risulta sempre vincente. Ramsay si è opposto alla strategia paterna della resistenza all’assedio, la più conveniente e prudente, per lanciarsi in una battaglia dall’esito incertissimo fino a pochi istanti prima. Si tratti di coraggio o follia, Ramsay rischia e stravince, di nuovo; anzi – rispettando la nomea che si è costruito – fa una vera e propria strage, l’immagine dall’alto è impressionante: non ci sono sopravvissuti, lo stesso erede di Winterfell si accerta che anche l’ultimo soldato Baratheon muoia nonostante la resa. E chi lo ferma più Ramsay? In questa occasione è stato sicuramente avvantaggiato dai disertori di Stannis, ma bisogna riconoscere che lui non poteva immaginare quanto l’esercito nemico si fosse ridotto. Purtroppo per lui non potrà festeggiare più di tanto: non solo non ha la soddisfazione di abbattere Stannis, a casa lo aspetta un’amarissima sorpresa. Finalmente infatti Theon (voto 9) riesce ad imporsi su Reek; la minaccia alla vita della ragazzina con cui è cresciuto gli dà la scossa decisiva, dopo i piccolissimi segnali dei precedenti episodi. Greyjoy uccide Myranda prima che possa ferire Sansa; inoltre, consapevole di aver così raggiunto un punto di non ritorno rispetto a Ramsay, fa quello che abbiamo sempre sperato: fugge con la ragazza lanciandosi fuori dalle mura di Winterfell. Forse è il primo gesto da vero uomo fatto da Theon Greyjoy in cinque stagioni.

Delude un po’ Sansa (voto 7). Speravo in qualche grande azione, in una scena eclatante, invece si è limitata ad accendere una candela e a mostrare un po’ di faccia tosta. La sua trasformazione in Dark Lady, tanto anticipata dopo il finale della quarta stagione, non ha dato i frutti sperati, ma sono comunque stati fatti dei passi avanti. Il meglio verrà adesso che si ritrova completamente sola (a meno che Brienne la trovi), in compagnia solo di Theon, a cercare un nuovo metodo per riprendersi il suo futuro e la sua Winterfell.

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Dalla convinzione che nel finale non ci fosse spazio per Dorne, negli ultimi giorni l’attesa è aumentata proprio in funzione della scena poi annunciata: l’interprete di Nymeria, Jessica Henwick, aveva infatti detto in un’intervista a Yahoo Singapore “What happens with the Sand Snakes is extreme. Very extreme”. Quel che accade non è esattamente ciò che mi aspettavo, perlomeno non ora, avevo messo in conto il ferimento di Myrcella durante il tentativo di fuga con Jaime nell’episodio 6 – nei romanzi la giovane viene infatti colpita perdendo un orecchio. E invece Ellaria e le Sand Snakes (voto 4) fingono di aver accettato la linea pacifica di Doran, mentre approfittano dell’ultimo secondo disponibile per avvelenare Myrcella. L’unico dato positivo di questa scena è che dà un senso a quella nelle celle tra Tyene e Bronn, per il resto – oltre ad essermi augurata tutt’altro twist – le quattro donne dimostrano di non aver imparato la lezione, prendendosela con un’innocente che, dal poco che abbiamo visto, non ha nulla in comune con il resto della sua famiglia. Prima che il piano di quelle musone si riveli, Jaime (voto 7) cerca di confessare alla ragazza di essere suo padre, ma lei lo sa già “I think a part of me always knew. And I’m glad. I’m glad that you’re my father”; una scena tanto inaspettata quanto commovente: per la prima volta Jaime viene accettato e amato senza bisogno di giustificarsi per ciò che è o ha fatto. Myrcella non accusa né chiede spiegazioni, comprende la verità nella frase “We don’t choose whom we love”, d’altronde lei si è innamorata di un Martell. L’abbraccio padre-figlia rende ancora più difficile assistere alla sua morte: analogamente al fratello maggiore, Myrcella muore tra le braccia di Jaime, senza che lui possa fare nulla per salvarla. Jessica Henwick aveva ragione nel dire “Episode 10 sets the rest of the show on a very certain path”, uccidere volontariamente una Lannister non può non essere considerato una dichiarazione di guerra; tra l’altro Cersei aveva ben avvisato che avrebbe raso al suolo città per proteggere i suoi figli. E come reagirà Jaime? Lui si era offerto di andare a salvare la ragazza, ma ha fallito e stavolta la perdita si prospetta molto più pesante di quelle di Joffrey e Tywin, sia rispetto a Cersei sia verso se stesso.

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Daenerys, voto 6. Dopo l’exploit dello scorso episodio Dany guadagna la sufficienza sulla fiducia, sebbene le parole che rivolge a Drogon le farebbero meritare tutt’altro. Ti ha salvata, è ferito da ogni parte e gli chiedi di recuperare da mangiare? Vai tu, sei la mamma dopotutto! Ha addirittura il coraggio di sorprendersi se non ha intenzione di riportarla a casa, ovvio gli chiede di tornare a Meereen, non è quella casa sua! D’accordo che per partire per i Seven Kingdoms dovrebbe recuperare i suoi uomini – e gli altri draghi! – ma non c’è bisogno di definire Meereen casa, perfino Drogon sa che quei territori non sono casa loro! Non è nemmeno stato lui a chiederle di volare via, stava per essere ammazzato pur di salvarla! A tal proposito, molti non hanno apprezzato che Dany abbia “abbandonato” i suoi consiglieri nell’arena, ma qui mi sento di difenderla: l’unica cosa importante in quel momento era portare via Drogon perché non fosse ucciso e di certo lui non avrebbe accettato altri sulla sua schiena, non è mica un pullman! Dany ora si ritrova in un territorio difficile da inquadrare, con distese verdi sin dove arriva la visuale, lontani da Meereen, ma sempre al di là del Narrow Sea. Finché si ritrova improvvisamente circondata da vecchie conoscenze: i Dothraki, gli stessi che non vedeva dagli eventi che l’hanno resa Mother of Dragons. Non è chiaro chi sia a capo del khalasar – nei romanzi è Jhaqo, il secondo a proclamarsi Khal dopo la morte di Drogo – né quali siano le loro intenzioni; ricordiamo che dopo la morte di Khal Drogo l’avevano abbandonata, in quanto colpevole di non volersi unire alle vedove e di voler rimanere comunque la Khaleesi, uccidendo anche una delle sue guardie dothraki. L’apparizione di Drogon potrebbe calmare eventuali ostilità, ma per ora il drago rimane giustamente a riposare e i Dothraki circondano la sua mamma; qualunque cosa accadrà, per me Drogon l’ha riportata negli unici luoghi che sente familiari, quel Dothraki Sea in cui Daenerys Targaryen ancora aspirava a conquistare l’Iron Throne e che ha visto la nascita della Mother of Dragons.

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Daario, voto 8. Il mio apprezzamento verso di lui è salito di puntata in puntata e anche stavolta si conferma abile pure al di fuori del campo di battaglia: è sua l’idea di affidare a Tyrion il governo della città. Non sarà un consorte adeguato per Dany, ma io e la mia coautrice capiamo sempre di più perché ne sia tanto affascinata! Del resto non può che uscire vincitore dall’ovvio confronto con Jorah (voto 7), che ha salvato Dany dai figli dell’Arpia ma ha ancora tanta strada da fare per tornare nelle sue grazie; e di certo, a differenza di Daario, può scordarsi qualsiasi risvolto sentimentale.

Tyrion, voto 7,5. Per il nano è stata una stagione di cambiamenti e assestamenti continui, da King’s Landing a Meereen, da Lannister a consigliere di Daenerys. Questi continui cambi di prospettiva hanno costretto Tyrion ad essere un po’ più in secondo piano rispetto al solito, ma è sempre riuscito a rendere perfettamente anche le poche scene a sua disposizione. Le sue armi sono l’eloquenza e l’arguzia, e non ha mancato di metterle in mostra anche in questo episodio: però Daario ha ragione, è fatto per governare più che per combattere, e non vedo l’ora di vedere la sua mente politica in azione, possibilmente di nuovo a Westeros.

Varys, voto 8. Ricompare dopo una lunga assenza, nel momento in cui Tyrion ha bisogno di lui. Riesce ad arrivare alla meta da lui stesso indicata e apparentemente senza le difficoltà dell’Imp e di Jorah, oltrepassando anche il caos di Meereen dopo l’allontanamento di Dany.

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Arya, voto 8. Finalmente! Finalmente Arya è tornata! Se nella quarta stagione avevamo assistito alla sua trasformazione da bambina in adulta che si difende abbandonando pietà e compassione per chi non ne merita, adesso abbiamo avuto la prova che quella trasformazione non è stata vana. Un’intera stagione di noia riscattata in pochi minuti, in cui non è stato possibile trattenere la gioia per la vendetta contro Meryn Trant. Purtroppo pare che ci siano delle conseguenze, dato che Arya non dovrebbe essere nessuno, tanto meno l’erede di una delle più importanti famiglie di Westeros. Lo mette bene in chiaro Jaqen, che la rende cieca e ci costringe a dire di nuovo addio, forse questa volta in modo definitivo, ad uno dei personaggi più amati (tra alti e bassi).

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Cersei, voto 7. I suoi detrattori possono essere soddisfatti per tutte le stagioni a venire: la Queen Mother paga un prezzo altissimo per gli atti commessi in una vita dominata da rabbia e paura; un prezzo forse eccessivo. La stessa Lena Headey nell’intervista rilasciata a EW riconosce che sebbene il suo personaggio abbia sbagliato, nessuno merita un simile trattamento. Cersei affronta infatti un’umiliazione brutale di fronte alla quale non si può restare indifferenti e la sua interprete è semplicemente perfetta nel rendere le emozioni provate dalla Lannister, dal momento in cui decide di piegarsi e confessare a quando deve affrontare un’inaspettata “walk of atonement”. Cersei si inginocchia letteralmente ai piedi dell’High Sparrow, confessando e chiedendo perdono per i suoi peccati, nella speranza di poter tornare dal figlio; non dice tutta la verità – ammette solo la relazione con Lancel e nega la nascita incestuosa dei suoi figli – ma d’altronde non potrebbe mai riconoscere che Tommen e Myrcella non sono di King Robert senza decretare al contempo la loro fine. Tuttavia l’High Sparrow non si accontenta, la donna deve affrontare un processo per i peccati negati e l’espiazione di quello confessato. Essere stata maltrattata, umiliata, lasciata senza cibo né acqua non è sufficiente a quanto pare; Cersei deve camminare in mezzo al popolo, dall’High Sept of Baelor alla Red Keep, nuda e con la testa rasata, affinché gli dei e la gente possano assistere al suo pentimento.

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La “Walk of Shame” dura diversi minuti, con un crescendo continuo di tensione: dall’iniziale apparente silenzio della folla, interrotto solo dallo “Shame” della septa, e dalla compostezza di Cersei si passa a urla di ogni volgarità, lanci di verdure e ad una Cersei ferita, sporca, che non riesce più a trattenere le lacrime, finché ad un passo dalla Red Keep crolla a terra. La scena è girata in modo che possiamo percepire l’avanzare della camminata dal punto di vista della Queen Mother, vivendo con lei l’umiliazione e la paura che sta provando: è alla mercé di un popolo che non si risparmia in cattiveria, approfittando senza pietà del declino di quella che fino a poco prima era la donna più potente di Westeros – per fortuna che sono “good people” timorate degli dei e che “The Mother is merciful”! L’unica luce che fa resistere Cersei è la Red Keep che lentamente si avvicina, lì sarà finalmente da suo figlio e dopo la caduta raccoglie le ultime forze per arrivarci. Ad attenderla lo zio Kevan, ma soprattutto Qyburn insieme al suo famoso “lavoro”, ossia il nuovo gigantesco e silenzioso componente della King’s Guard, un tempo conosciuto come Ser Gregor “The Mountain” Clegane! Qyburn è riuscito a riportarlo in vita in qualche modo e potrà rivelarsi immediatamente utile visto il processo che aspetta Cersei. High Sparrow stai attento, hai tirato troppo la corda e adesso neanche i tuoi dei potranno proteggerti!

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Jon, voto 9. Tra Grey’s Anatomy e Game of Thrones ho perso l’uomo della mia vita per due volte nel giro di due mesi: sono traumi da cui non si torna più indietro. Le speculazioni sulla sorte di Jon si sprecano, dalla reincarnazione in Ghost alla resurrezione per opera di Melisandre (meglio la prima, chissà come me lo riduce quella strega); tuttavia, sia Kit Harington che Dan Weiss sono stati molto chiari: è proprio morto. Jon è rimasto fedele a se stesso fino alla fine: ciò che contava per lui era il bene comune, il grande quadro generale, lui pensava al futuro. Proprio come Ned nella prima stagione, nota lo stesso Kit, Jon fa ciò che è giusto, ma ciò che è giusto non è necessariamente ciò che va fatto nelle singole circostanze che si presentano: preoccupandosi delle sorti di tutti i Seven Kingdoms dimentica di prestare attenzione ai (meschini) uomini che lo circondano, portando al tradimento loro e, soprattutto, di Olly. Questo è, se così si può dire, l’unico passo falso che Jon ha commesso (oltre quello di cadere come un allocco nella trappola); ma del resto lui è sempre stato un’anima troppo buona rispetto a quella manica di deficienti di nero vestiti, una massa di menti ottuse che l’onore non sanno neanche dove stia di casa. Nella disgrazia sono contenta che a Jon sia stata dedicata l’ultima scena: non avrebbe meritato niente di meno.

Questo epilogo cambia un po’ le sorti di quello che ci si aspetta per il futuro, soprattutto per i numerosi fan che speravano venissero rivelate le origini metà Stark e metà Targaryen di Jon, magari in un incontro finale tra lui e Daenerys: il ghiaccio e il fuoco. Invece, come spesso è stato durante questa stagione, si prende una nuova direzione, ma senza dubbio non ci si può lamentare delle basi che sono state poste per le nuove storyline. Lannister e Martell sono sul piede di guerra, i White Walkers sono più vicini che mai, Sansa è fuggita, Stannis è stato finalmente sconfitto, Daenerys sta per iniziare un nuovo cammino: in un episodio che ha rasentato la perfezione, Game of Thrones ha sconvolto le premesse da cui siamo partiti ad aprile per presentarsi completamente rinnovato, continuando a rinascere da se stesso come solo lui sa fare. La ruota di Westeros, quella ruota che Daenerys vuole spezzare, continua a girare: si cade e si risale, in un continuo tutti contro tutti (ora più che mai), che mira solo all’Iron Throne.

[Potete trovare questo post anche dalle nostre affiliate, che ringraziamo per la collaborazione e speriamo di rivedere alla prossima stagione: Casa Stark – L’inverno sta arrivando, Nikolaj Coster-Waldau Italia, Kit Harington & Richard Madden Italian Page, Jon Snow the bastard Italia, Jorah Mormont Italia, IL TRONO DI SPADE]

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2 pensieri su “Game of Thrones – 5×10 Mother’s Mercy (Season Finale) – Recensione by R. e S.

  1. Sei proprio sicura che la ragione della defezione di metà esercito di Stannis non sia proprio una macchinazione di Ramsey?
    Un mercenario segue l’oro. Stannis ha l’oro e i mercenari lo seguono, ma niente vittorie, niente oro. Abbandonarlo può significare che qualcuno ha offerto di più, e secondo me è il motivo per il quale Ramsey si fa trovare con tutto l’esercito al seguito. Quando chiede a suo padre i venti uomini, secondo me è per andare a corrompere i mercenari, prometter loro ricchezze e scuoiarli ad uno ad uno, sennò perchè chiederebbe al padre venti uomini per presentarsi con un esercito? Non torna. Io son convinta che fosse tutto un piano, tra l’altro evidentemente riuscito. Personale opinione.

    1. Non è da escludere, anche se pagare per farli disertare mi sembra più da Roose che da Ramsay; Ramsay è troppo affezionato allo scuoiamento!
      I 20 uomini che aveva richiesto hanno appiccato l’incendio al campo di Stannis nell’episodio precedente, che ha creato un bel po’ di danni. I disertori del finale li ho attribuiti alla scelta di Stannis di sacrificare Shireen; tra un gesto del genere e l’essere in una condizione quasi disperata con scorte e cavalli persi, le speranze di battere i Bolton barricati a Winterfell crollavano a picco.
      L’attacco a sorpresa di Ramsay potrebbe essere dipeso da qualche infiltrato che era andato a spiare le mosse di Stannis; ma tutto è possibile quando si tratta dei Bolton, stupidi non sono di certo o non continuerebbero a vincere.

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