Game of Thrones – 6×01 The Red Woman (Season Premiere) – Recensione by R. ed S.

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L’attesa è finita. E ne è valsa senza dubbio la pena. Game of Thrones è tornato con una premiere in cui ogni storyline riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata e la tensione non viene mai meno. Le singole trame fanno importanti passi in avanti, che in due casi su tutti sono sconvolgenti, un’immagine in particolare difficilmente ce la toglieremo in fretta dalla mente. E sì, abbiamo anche la risposta al quesito con cui tutti gli attori dello show sono stati tormentati nell’ultimo anno.

Ramsay, voto 7. L’ex bastardo non si lascia rovinare la grande vittoria riportata contro i Baratheon dalla morte dell’amica/amante Myranda: giusto il tempo di dire due parole in sua memoria per poi riconoscere l’ “utilità” della carne della ragazza; dopotutto è sempre di Ramsay Bolton che stiamo parlando. Purtroppo per lui, la fuga della moglie Sansa non è da sottovalutare per imporsi definitivamente quale leader del Nord e il padre non perde nemmeno un secondo per farglielo notare. Roose da buon stratega non ha tutti i torti – anche se i Lannister al momento hanno ben altro di cui preoccuparsi – tuttavia forse Ramsay si merita qualche credito in più. Il padre si è occupato di ogni dettaglio politico, ma tutto il resto lo ha fatto il figlio, legittimato per interesse, però di fatto ancora trattato unicamente come un bastardo: Lord Bolton gli riserva infatti solo un freddo complimento per la battaglia seguito da una serie infinita di frecciatine. La calma di Ramsay nei suoi confronti è sorprendente.

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Sansa (voto 6) si merita la sufficienza solo per non essere ancora morta; la sua fuga con Theon dura circa un quarto d’ora e ancora una volta, quando vengono raggiunti dagli uomini di Ramsay, lei non fa altro che aspettare di essere salvata sfoggiando il suo solito sguardo impaurito. Per fortuna c’è Theon (voto 7) con lei, che la guida e, nonostante il lavaggio del cervello e i traumi fisico-psichici, è il più sveglio dei due e si rende anche utile in combattimento. Tornando a Sansa, è già tanto tanto che, aiutata da Podrick, riesca a recitare la promessa a Brienne (voto 7), che dopo cinque stagioni riesce finalmente a proteggere almeno una delle figlie di Catelyn.

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Ancora più a nord le cose non vanno per il meglio; a Castle Black abbiamo finalmente la conferma ufficiale: Jon Snow è morto (voto 8, perché è perfetto anche da morto). L’ipocrita discorso con cui Alliser Thorne e quella manica di idioti (voto 0) cercano di giustificare le loro gesta impure rende sempre più evidente quanto siano ottusi, gente con lo spessore morale di una pantegana morta. Per fortuna ci sono i pochi confratelli fedeli a Jon, capitanati da Ser Davos e Ghost (quanto è straziante la scena in cui cerca la mano di Jon con il musetto?); spero con tutte le mie forze in uno scontro aperto tra le due fazioni di confratelli, che bello sarebbe veder scorrere il loro empio sangue. Il dubbio principale, adesso, viene da Melisandre (voto 5): in una scena più inquietante del parto del mostro di fumo, la vediamo spogliarsi di tutto e cambiare aspetto, trasformandosi in una vecchia dai capelli bianchi. La teoria della mia co-autrice, che mi sento di condividere, è che questo sia il vero aspetto della Red Woman, quello che abbiamo visto finora è solo un effetto della collana che indossa; ed effettivamente, prima d’ora, non l’avevamo mai vista togliersela. Questo rituale notturno dello spogliarsi prima di andare a letto, ovviamente, non capita per caso in questo momento: si svolge in un’atmosfera molto cupa e Melisandre sembra quasi rassegnata, come se avesse capito di non poter fare più nulla. Che sia finalmente l’inizio della sua parabola discendente?

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A differenza delle premiere delle passate stagioni, trascorriamo poco tempo in quel di King’s Landing. Cersei (voto 7) vive con contegno il dolore per la perdita dell’unica figlia, niente urla o minacce di vendetta, solo il ricordo della dolce Myrcella e la presa d’atto della verità di ogni profezia ricevuta. La Queen Mother sembra rassegnata, come se nonostante tutto ciò che ha affrontato, sapesse che l’incubo che l’accompagna da tutta la vita – la morte dei suoi tre figli – si stia comunque compiendo e nulla potrà cambiare le cose. Ma Jaime (voto 7,5) non ci sta, proprio ora che si è sentito padre per la prima volta: l’uomo promette che si riprenderanno ciò che gli è stato tolto e con gli interessi. Un anno fa i due gemelli Lannister si erano separati in un momento in cui non potevano essere sentimentalmente più lontani, ora però il dolore per la figlia sembra riavvicinarli.

Sono invece tenuti a distanza altri due fratelli, Loras e Margaery (voto 5). Ritroviamo quest’ultima nella stessa cella in cui Cersei le aveva fatto visita, ancora incarcerata non avendo la minima intenzione di confessare i suoi peccati. Ovviamente la giovane Tyrell chiede del fratello, ma si dimentica del marito che continua a preoccuparsi per lei. Ciò che invece non c’è pericolo scordi è il tanto agognato titolo di “The Queen” che insiste nello sventolare senza rendersi conto della sua inutilità.

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I trailer che hanno preceduto questa attesissima premiere avevano mostrato molto poco di Dorne e nulla aveva lasciato intravedere il colpo di scena che vi ha avuto luogo. Ellaria e le Sand Snakes (voto 3), con la complicità delle guardie, prendono il controllo della città, uccidendo Doran e il figlio Trystane, governanti colpevoli di eccessiva debolezza. Il Principe Doran ha a malapena modo di rendersi conto di quanto sta accadendo e noi con lui. Tutto avviene nel giro di pochi secondi, compresa la morte di Trystane, colpito a tradimento da Obara – atto che rende quelle tre musone ancora più fastidiose. E qui rimango un attimo perplessa: Trystane avrebbe dovuto partire alla volta di King’s Landing per sedere nello Small Council, quindi quando e dove è stato ucciso? Forse era su una seconda barca che avrebbe dovuto partire subito dopo quella di Jaime. La morte di Doran e del suo erede scardina completamente il contesto dorniano, la cui posizione rispetto ai Lannister non può che peggiorare adesso che viene a mancare l’unica controparte ragionevole (Doran). E lo stesso può dirsi della storyline letteraria che si conferma ormai assolutamente impraticabile – un po’ un peccato, ma considerando tutto ciò che già bolle in pentola, è pure comprensibile che l’abbiano tagliata. Martin, confidiamo in te per ridare lustro a Dorne!

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Daenerys, voto 6,5. Legata, frustata e umiliata da coloro che un tempo erano i suoi sudditi, Dany non piega la testa, non l’ha fatto alla morte di Drogo e non ha la minima intenzione di farlo ora. Se l’aver lasciato cadere il suo anello si dimostra una mossa efficace per indirizzare Daario e Jorah, nominare il marito defunto la salva dall’essere violentata dagli uomini che l’hanno catturata. Al pari di Margaery, si ostina però a sventolare il suo lunghissimo quanto inutile titolo: ai Dothraki non interessava all’epoca della morte di Drogo, figuriamoci adesso. Per Khal Moro lei è solo la vedova di uno dei più importanti Khal, ciò significa che né lui né gli altri uomini abuseranno di lei, ma al contempo che il medesimo destino a cui era scampata al termine della prima stagione si ripresenta: dovrà vivere nel tempio con le altre vedove. Su, Dany, cosa ti aspettavi? “It is known” (questa battuta dothraki è tornata a tormentarci). E pensare che nella quarta stagione avrebbe potuto salpare da Meeren alla volta di King’s Landing con i suoi draghi, i suoi Unsullied e tutti (ripeto, tutti, compreso Ser Barristan!) i suoi consiglieri. Ora invece è prigioniera dei Dothraki, la sua adorata Meeren è nel caos e la flotta di navi che un tempo tanto desiderava è stata bruciata. Per fortuna ci sono Varys e Tyrion a supervisionare la situazione.

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Infine, ritroviamo anche Arya (voto 6 politico) nella nuova fase del suo addestramento; si merita la sufficienza sulla fiducia e nonostante le botte ricevute, in fondo deve ancora imparare a vivere da cieca. Mi auguro che quest’anno la sua storyline sia un tantino più appassionante dell’anno scorso, in cui si riscattò solo alla fine, e spero anche che si veda un qualche collegamento, anche remoto, con le altre vicende, per dare al tutto un senso di unità, anche considerando che siamo ormai ben oltre la metà della saga televisiva.

Nel complesso, l’episodio ha più che soddisfatto le aspettative, con qualche twist inaspettato che scombina le carte in tavola; a dare nuovo ritmo alla serie è, adesso, il mistero che avvolge la figura di Melisandre, che dà anche il titolo all’episodio, e considerando la minaccia che viene da oltre la Barriera si può affermare con un certo grado di certezza che continuerà l’attenzione per il Nord, inizialmente visto come luogo secondario rispetto alla lotta per il potere di King’s Landing e ora, invece, teatro della battaglia più importante, quella per la sopravvivenza dell’umanità.

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