Game of Thrones – 6×03 Oathbreaker – Recensione by R. e S.

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Dopo un breve riepilogo degli avvenimenti passati e un colpo di scena che segna in modo indelebile il corso degli eventi che verranno, la sesta stagione di Game of Thrones entra nel vivo, riportandoci pienamente dentro le dinamiche dei giochi di potere, tanto al nord quanto nelle città libere.

Bran (voto 8) continua a soddisfare la curiosità che George R. R. Martin ci ha fatto maturare sin dalla prima pagina dei suoi romanzi, stavolta portandoci direttamente dinanzi ad uno dei momenti che attendevamo con ansia. Temporalmente siamo alla fine della Ribellione di Robert, la battaglia al Tridente si è da poco conclusa con la vittoria di quest’ultimo su Rhaegar Targaryen. Ned e i suoi uomini arrivano davanti alla Tower of Joy (fra le Red Mountains di Dorne), dove si trova la sorella Lyanna – rapita da/fuggita con Rhaegar – e alla cui guardia ci sono membri della Kingsguard, tra i quali The Sword of the Morning, Ser Arthur Dayne. È con quest’ultimo che gli uomini di Ned cadono uno dopo l’altro e con cui lo stesso Ned rischia di morire. Ma si sa che quello scontro è finito diversamente e per una ragione che né noi né Bran ci saremmo mai aspettati dall’onorevole e leale Eddard Stark: il ferito Howland Reed (il padre di Meera) colpisce Dayne alle spalle, salvando Ned; un “dettaglio” che Eddard si è ben guardato dal riferire al figlio. Così come non ha mai raccontato a nessuno quel che accadde subito dopo con la sorella. Ed è proprio qui che il Three Eyed Raven si trasforma nel George R. R. Martin televisivo impedendo a Bran e a noi spettatori di proseguire. Sappiamo che poco prima di morire nella Tower of Joy, Lyanna ha strappato a Ned una promessa che lo ha tormentato sino alla fine, ma quel “Promise me, Ned” rimane ancora lì, avvolto nel mistero per farci arrovellare con le diverse teorie che gli ruotano attorno.

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Jon (voto 9) è perfetto da vivo, da morto e da zombie: durante la morte temporanea non ha dimenticato il suo onore, e come gli ha insegnato Ned esegue la condanna a morte dei confratelli traditori. Se Alliser Thorne, come ogni volta che apre bocca, con le ultime dichiarazioni ha dato l’ennesima dimostrazione della sua stupidità, la faccia arrabbiata di Olly mi ha terribilmente irritata: quel bambino inetto non ha neanche la dignità di chiedere perdono. Bisogna dire che Game of Thrones ha ampiamente ridimensionato la sensibilità degli spettatori verso i bambini: da quando va in onda, infatti, è stato considerato socialmente giusto sperare nella morte (possibilmente dolorosa) del giovane Joffrey, e adesso vedere il corpo inerte di Olly pendere dal cappio mi ha dato una grande soddisfazione. Non ripagherà Jon del tradimento subito (e di essere morto), ma se l’è proprio meritato. Tornando al Lord Commander dei nostri cuori, se è vero che è sempre Jon Snow, è anche vero che la morte ha cambiato qualcosa in lui. In un’intervista Kit Harington l’aveva anticipato e ora Jon Snow ce lo conferma: dopo la morte non c’è niente; e questo lo terrorizza, la risposta ad un’atavica domanda del genere umano è la più deludente possibile. Ma se da un lato il nulla che lo aspetta dopo la vita priva quest’ultima di quella speranza di redenzione e di luce che ha da sempre caratterizzato il genere umano, dall’altro lato fa divampare in Jon una sorta di fuoco sacro che lo spinge a vivere fino in fondo ogni momento, libero da vincoli terreni che nulla significano più per chi conosce l’esperienza umana nella sua interezza. Ed è così che si creano le condizioni perfette perché Jon sia libero di andarsene senza venire a meno alla sua promessa: non è più legato alla Night’s Watch, può abbandonare Castle Black e andare a fare quello che da sempre aspettiamo di vedere: riprendersi Winterfell. Jon, tifiamo per te!!

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Chissà cosa penserebbe di tutte queste novità il fedele Sam Tarly (voto 8), che con la consueta tenerezza fa del suo meglio per proteggere Gilly; forse alla Cittadella (se mai ci arriverà), studiando i testi per diventare Maestro, saprà trovare le armi di cui servirsi per tornare ad essere il braccio destro di Jon. Del resto, ogni eroe ha bisogno di un amico su cui poter sempre contare.

Compie finalmente dei passi avanti la storyline di Arya (voto 6): finalmente completa il suo allenamento, ritrova la vista e diventa No One. Va bene, e adesso? La fase del mistero per lei è durata fin troppo, io esigo di vederla di nuovo coinvolta nelle trame che contano, spero di vederla usare le sue nuove abilità per vendicare gli Stark (seriamente, non si può pensare di lasciare questo compito a Sansa), magari alleata del suo fratellastro. Ah, che splendida rivincita sarebbe!

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Daenerys (voto 7) viene condotta a Vaes Dothrak. La città Dothraki nella prima stagione era stata il palco di tante scene importanti, fra cui Dany che secondo il rituale dothraki mangiava il cuore di un cavallo, dimostrando un orgoglio ed una forza insperati che da allora non l’hanno mai abbandonata. Nonostante la sua condizione peggiori di puntata in puntata infatti, Daenerys non piega mai la testa, rimane coraggiosa e fiera; è vero che il continuo ripetere i suoi titoli è fastidioso, ma lo è altrettanto il fatto che i Dothraki non vogliano riconoscere il valore di colei che un tempo esaltavano quale futura madre dello “Stallion Who Mounts the World” solo perché donna. Daenerys non era una Khaleesi come tutte le altre, quel “Pensavi che lui (Drogo) avrebbe conquistato il mondo con te al suo fianco” per lei casomai valeva al contrario. Ora invece rischia un destino addirittura peggiore dell’unirsi al Dosh Khaleen perché non si è sottomessa immediatamente.

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Daenerys ha preso una caterva di decisioni sbagliate, molte delle quali perché applicava ai territori al di là del Narrow Sea gli usi dei Seven Kingdoms. Varys (voto 8) sa invece che ogni contesto deve essere guardato dalla giusta prospettiva e gestito di conseguenza; è in questo modo che riesce a rendere felice la prostituta complice dei Sons of the Harpy ottenendo in cambio l’identità dei responsabili delle rivolte (i Good Masters di Astapor, i Wise Masters di Yunkai e i signori di Volantis). Una news che interrompe la situazione d’imbarazzo tra Tyrion, Grey Worm e Missandei, aprendo la strada al tentativo di riprendere il governo delle città conquistate da Daenerys.

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A King’s Landing le cose non vanno affatto bene neppure per i gemelli Lannister che devono ingoiare parecchi rospi. Lo Small Council si riunisce sotto il controllo dell’Hand of the King Kevan Lannister senza che Jaime e Cersei (voto 7 per entrambi) vengano informati; Lady Olenna, che non ci azzecca nulla, ha un posto riservato, mentre Jaime, che quale Lord Commander della Kingsguard ha tutto il diritto di parteciparvi, deve sopportare perfino che Maester Pycelle finga di non ricordare che sia così. Fedelissimi a Tywin Lannister quanto irrispettosi con i suoi figli, i membri attuali dello Small Council si scavano la fossa da soli se non mettono un freno alle loro lingue. I little birds di Qyburn potrebbero infatti dare a Ser Gregor di che allenarsi in vista dell’eventuale trial by combat per il destino di Cersei. Quest’ultima intanto dimostra di stare tornando la donna forte e spietata che conosciamo (e adoriamo). Le accuse per il suo processo non sono ancora state annunciate, ma l’High Sparrow (voto 7) non desiste e gli bastano poche parole sull’amore e gli dei per distrarre King Tommen dal proposito di difendere la madre; una cosa però devo riconoscerla all’High Sparrow: ammette l’amore puro e incondizionato che Cersei prova per i suoi figli, al di là di qualsiasi peccato possa mai aver commesso.

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Ramsay (voto 6,5) è diventato Lord Bolton, ma attorno a sé ha il vuoto: il padre e Myranda sono morti, la moglie e Reek sono scappati e sui suoi alleati non può certo mettere la mano sul fuoco. Ma per lui le cose si sistemano da sole, regalandogli nuovamente una posizione di assoluto vantaggio sui nemici. Inizialmente l’arrivo a Winterfell di Lord Umber non promette bene: l’uomo risponde ai limiti dell’oltraggio verso un Ramsay che mantiene sorprendentemente la calma, anzi sembra quasi divertito dall’ardire del suo ospite. Smalljon non ha intenzione di inginocchiarsi dinanzi a Lord Bolton affinché lo aiuti contro i Wildlings, in compenso però ha un regalo: insieme a Osha, il più giovane degli Stark, Rickon, mostrando a prova della sua identità la testa mozzata del povero Shaggydog. Avevamo lasciato Osha e Rickon dopo la separazione da Bran nella terza stagione, diretti verso la dimora degli Umber, Last Hearth; per lungo tempo ci siamo domandati che fine avessero fatto, ma di sicuro non volevamo rivederli così. Ora Ramsay ha un’arma sia contro Sansa che contro quello che dovrebbe essere il suo prossimo avversario, Jon Snow.

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Contestualizziamo: Smalljon è il figlio di Greatjon Umber, il Lord a cui Grey Wind aveva strappato un dito nella prima stagione perché aveva alzato i toni contro Robb, del quale divenne poi grande alleato. Nei libri Greatjon è prigioniero dei Frey dal Red Wedding – motivo per cui gli Umber si sottomettono ai Bolton – qui Smalljon ci informa che il padre è morto. Senza Greatjon prigioniero e se effettivamente Rickon ed Osha sono rimasti dagli Umber per tutto questo tempo, l’unica ragione del voltafaccia degli Umber sono i Wildlings e soprattutto Jon Snow, colpevole di aver permesso a questi ultimi di stabilirsi nei territori prossimi a Last Hearth. Il sospetto che il regalo per Ramsay fosse Rickon mi faceva al contempo sperare che si trattasse di un falso Rickon per ingannare Lord Bolton: purtroppo è davvero il figlio di Ned e la testa di Shaggydog non depone a favore di un’eventuale farsa ai danni di Ramsay. Per quanto insolenti, i Karstark e gli Umber sembrerebbero dunque seriamente alleati di Lord Bolton (anche se la speranza è l’ultima a morire, soprattutto quando si tratta degli Stark).

Dopo l’illusione arrivata con i primi due episodi, di nuovo ci ritroviamo con gli Stark che in un modo o nell’altro finiscono nella situazione peggiore e i loro direwolves ne sono sempre il simbolo. Uccidere Shaggydog e lasciare Rickon nelle mani di Ramsay è una scelta dello show – nei romanzi sarebbe impossibile perché ci sono molti elementi diversi – che senza dubbio farà discutere, al di là di come gli eventi proseguiranno. Ma ormai con Game of Thrones ci siamo abituati e comunque la si pensi su questo twist, ci sono tutte le premesse per rimanere col fiato sospeso per diversi episodi a venire.

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