Game of Thrones – 6×05 The Door – Recensione by R. ed S.

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Questa settimana Game of Thrones sembra cambiare registro, con un episodio dal ritmo più lento e con avvenimenti minori, tutti riflessioni e strategie in vista di passi decisivi da compiere più in là. E invece no, perché, sospesa, negli ultimi cinque minuti ecco che tutto precipita e il nostro trauma psicologico settimanale è prontamente assicurato.

Jorah (voto 8) e Daenerys (voto 8) sono protagonisti di un momento molto commovente in cui per la prima volta dopo tanto tempo è Daario a fare il terzo incomodo. Ma soprattutto per la prima volta dopo tanto tempo vediamo la Khaleesi incapace di trattenere le lacrime quando Jorah le rivela la sua malattia e il suo essere pronto a farla finita quando questa peggiorerà. Jorah le dice addio, ribadendole di nuovo il suo amore “All I’ve ever wanted was to serve you. Tyrion Lannister was right. I love you. I’ll always love you”; e di fronte a questa scena le battute su lui e la friendzone crollano miseramente, facendoci davvero quasi sperare che il suo sentimento possa un giorno essere ricambiato. Molto difficile che accada, ma almeno Dany lo perdona finalmente e non si limita a questo: la Khaleesi gli affida la missione di trovare una cura e tornare da lei per poterla poi affiancare quando si riprenderà i Seven Kingdoms. Ora Jorah ha di nuovo un obiettivo e specialmente un obiettivo che riguarda servire la sua Daenerys.

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A Meereen intanto Tyrion (voto 6,5) e Varys (voto 6) fanno promozione a favore di Daenerys e si alleano in tal senso con una nuova Sacerdotessa Rossa, Kinvara, del Red Temple di Volantis. La donna è la versione mora di Melisandre, con la quale ha in comune anche la famosa collana. Mentre Melly però aveva indicato prima Stannis e ora Jon Snow come il “the one who was promised”, Kinvara indica in Daenerys Targaryen la prescelta del Lord of Light, ossia la reincarnazione di Azor Ahai. Personalmente anch’io punterei più su Dany che su Jon, ma opinioni a parte, mi pare evidente che queste Sacerdotesse per risultare credibili dovrebbero perlomeno trovare una linea comune. E Varys non perde tempo nel farlo notare a Kinvara, con una descrizione sintetica e lapidaria del percorso dell’ex prescelto Stannis Baratheon, su cui sarei curiosa di sentire i commenti dei fans di quest’ultimo. Al pari di Melly però pure Kinvara qualcosa la indovina: la donna zittisce e spaventa Varys come mai nessuno era riuscito prima, lasciando intendere di sapere chi gli ha parlato dalle fiamme quando è stato castrato da bambino.

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Tempo di elezioni nelle Iron Islands dove l’unico degno di nota è il solo che non si candida al Salt Throne: Theon (voto 8) promuove Yara (voto 6,5) come promesso, non si lascia incantare dalle lusinghe del popolo e colpisce lo zio Euron (voto 6) nei suoi punti deboli. Purtroppo gli Ironborn si confermano il popolo rozzo e maschilista che ci avevano lasciato intravedere dal primo istante e le volgari battute di Euron fanno breccia. L’uomo è intenzionato a sedurre Dany con la sua flotta per poi sposarla e conquistare con lei i Seven Kingdoms. Sappiamo quanto la Khaleesi necessiti delle navi, ma Euron non ha idea di chi sta parlando, convinto com’è che in quanto donna potrà manipolarla facilmente come fa con i suoi sudditi. Il nuovo Re delle Iron Islands sopravvive al rito di incoronazione, tuttavia i nipoti che tanto si è divertito a schernire ed è pronto ad uccidere sono stati più svelti e furbi: Yara e Theon hanno già preso la flotta e sono partiti loro per per primi verso Daenerys.

Ritroviamo anche Arya (voto 6) e il suo dannato allenamento con i bastoni; adesso che ha ritrovato la vista ed è diventata No One deve eseguire la sua prima missione, uccidere un’attrice di teatro (e, sopratutto, restare impassibile di fronte alla discutibile rappresentazione da parte della compagnia degli eventi che hanno portato alla morte di Ned). Ovviamente Arya non ci dà la soddisfazione di portare subito a termine il suo compito, sta lì a temporeggiare e fare a Jaqen domande che non dovrebbe fare, ma speriamo che la prossima volta chiuda la faccenda. Chissà quale sarà la fase successiva del suo trading, le mie speranze di vederla collaborare in qualche modo alla vendetta degli Stark sembrano svanire molto rapidamente.

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Alla Barriera l’evento più significativo è il seducente gioco di sguardi tra Tormund e Brienne (voto 9): lei fa la preziosa, ma lo sappiamo che alla fine capitolerà davanti al fascino del Wilding! A parte questo, Jon (voto 8) è molto determinato nel trovare gli alleati necessari per combattere Ramsey, assistito da Sansa (voto 6), che ha nello scorso episodio ha consumato tutta l’intelligenza a sua disposizione: le grandi frasi a effetto sulla lealtà degli uomini del Nord lasciano il tempo che trovano, perché quando si tratta di agire è, ancora una volta, poco incisiva. Fa infatti ritorno Littlefinger (voto 5), viscido come sempre, e Sansa, che voleva fare la gran donna severa per farlo sentire in colpa dopo le violenze di Ramsey, si limita a qualche riferimento anche molto vago e lo lascia andare così, senza aver nemmeno lontanamente scalfito quel suo sorrisetto beffardo. Ma un po’ di sana violenza fisica no?

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Dopo un flashback che illustra come i Children of the Forest abbiano creato i White Walkers per difendersi dagli esseri umani, Bran (voto 5) è il motore di eventi passati e presenti che portano ad una tragedia dopo l’altra. Il giovane Stark approfitta del sonnellino del Three Eyed Raven per un viaggio da solo, in un momento temporalmente indeterminato che vede al centro un’armata di Non Morti capeggiati dal Night’s King. È ovvio che sia una cattiva idea e questa ovvietà diviene realtà quando zombie e Night’s King vedono Bran lì con loro: il Night’s King lo afferra per il braccio lasciandogli un’impronta che Bran ritroverà al suo risveglio nella caverna. Il Night’s King lo ha marchiato, sa dov’è e sta arrivando per lui. Da lì in poi tutto accade in fretta, non dandoci il tempo di metabolizzare nessuno dei drammi che si succedono. I Non Morti sono già arrivati ed invadono la caverna, mentre Bran è in un altro flashback a Winterfell, rendendo ancora più complicate le cose per Hodor, Summer e Meera.

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Meera (voto 9) uccide un White Walker e sprona Bran ad entrare nel corpo di Hodor affinché possa portarlo fuori, ma lui impiega un’eternità perché troppo preso dalla sua visione. Summer si getta sui Non Morti per impedire che arrivino al suo padroncino ed in un attimo viene travolto: secondo direwolf appena ritrovato, secondo direwolf ucciso, io non ce la faccio. Seguono le morti del Three Eyed Raven e di Leaf, insomma una strage e non è ancora finita. Hodor (voto 10) insieme a Meera riesce a portare Bran all’esterno e a bloccare la porta della caverna. The Door! The Damn Door! In un sovrapporsi tra presente e passato, vediamo Bran entrare anche nel corpo del giovane Hodor (alias Wylis) che in preda alle convulsioni ha modo di udire e ripetere ciò che viene urlato all’Hodor del presente: “Hold the Door!”, due parole che si uniscono poi in “Hodor”. Per permettere a Meera e Bran di fuggire, Hodor si sacrifica “holding the door”, venendo poi attaccato dai Non Morti. Viene svelato dunque il mistero di quell’ “Hodor” ripetuto di continuo, una parola che da anni racchiudeva il modo in cui Wylis/Hodor sarebbe morto. Gli showrunner David Benioff e D.B. Weiss hanno confermato che è stato lo stesso George R. R. Martin ad informarli che proprio quell’ “Hold the Door” è all’origine del nome di Hodor.

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Il leak della puntata a poche ore della messa in onda con la valanga di spoiler ad esso conseguente era già un cattivo segno, ma nulla poteva prepararci al fiume di lacrime in cui eravamo destinati ad annegare. Prima Summer, che non facciamo neppure in tempo a rivedere e già gli dobbiamo dire addio. Poi Hodor, non un protagonista, ma un personaggio che abbiamo considerato parte della famiglia Stark sin dal pilot. Dan Weiss intervistato da Entertainment Weekly ha completamente ragione quando a proposito della nostra reazione alla morte di Hodor dice “I think people will be surprised how hard it hits them emotionally”. Questo soprattutto pensando a come è morto: non un semplice Nome Omen, ma a causa del ragazzino che ha sempre voluto proteggere. L’avventatezza di Bran, il suo non voler accettare di non essere ancora pronto come il Three Eyed Raven gli ha ripetuto fino alla morte, ha creato le condizioni dell’attacco dei White Walkers e ha condannato Hodor sin dalla giovane età. Wylis ha subìto gli effetti del potere di Bran, che gli ha così creato un irrimediabile crollo cerebrale; questo non rende semplicemente la conclusione di episodio ancora più triste, ma – concordemente ad una teoria dei fans – getta pure una nuova luce sul ruolo che Bran viaggiatore nel tempo possa aver avuto in altre importanti storyline che hanno condotto allo stato attuale di Westeros. Quali e quante interferenze tra passato e presente ha causato Bran? Intanto però cerchiamo di riprenderci da questa puntata straziante. Addio Hodor. Addio Summer.

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