Game of Thrones – 6×07 The Broken Man – Recensione by R. ed S.

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Sigla posticipata per l’apertura di questo settimo episodio di Game of Thrones. Una scelta che ha sicuramente colto alla sprovvista ogni telespettatore e che è stata spiegata dal regista Bryan Cogman con il non voler rivelare attraverso i nomi del cast presente la ricomparsa di un personaggio molto amato da buona parte del pubblico. È su questo ritorno – non tanto inaspettato perché uno degli attori coinvolti lo aveva da tempo lasciato intendere – che si concentra “The Broken Man”, una puntata di transizione che però al contempo ci ricorda che a Game of Thrones non possiamo mai abbassare la guardia.

The Hound, protagonista di questo grande ritorno e del titolo dell’episodio, era dato per morto ormai dalla quarta stagione, dopo lo scontro con Brienne e l’abbandono della sua prigioniera/compagna di viaggio Arya; ricompare adesso all’improvviso in tutto il suo splendore, in un villaggio di babbei guidati da un septon altrettanto babbeo. Tutto quel parlare sulle seconde possibilità nella vita, sul destino e sulla bontà ha cominciato a irritarmi dopo qualche minuto, e sono molto contenta che i suddetti babbei siano stati sterminati: almeno adesso The Hound ha ritrovato un motivo per fare quello che gli è sempre venuto meglio: odiare il mondo e seminare terrore tra chiunque incontri, senza dimenticare quei tratti di umanità che avevamo lentamente scoperto. Bentornato!

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È già arrivato nelle Riverlands Jaime (voto 6,5), subito pronto a prendere in mano le redini dell’assedio a Riverrun dinanzi alla plateale quanto imbarazzante incapacità dei Frey. In tal modo il Kingslayer recupera un velo di prestigio dopo le innumerevoli batoste recenti e il merito va anche a quell’armatura, che, ammettiamolo, ci restituisce l’uomo più affascinante dei Seven Kingdoms. I meriti di Jaime però finiscono qui perché nel confronto verbale con Brynden “Blackfish” Tully è destinato a soccombere. L’ex Lord Commander fa l’unica proposta ragionevole che potrebbe da una posizione avversaria quale la sua, ma considerando i trascorsi con Catelyn Tully, il suo atteggiamento è – riprendendo il commento di Brynden – deludente. Rischiando tutto, compresa la lealtà verso il suo stesso figlio, Catelyn lo aveva liberato in cambio di Sansa e Arya ed ora lui si presenta a mani vuote alle porte della sua casa natale per strapparla al fratello e regalarla agli uomini che l’hanno uccisa. No, no, Jaime, non ci siamo. Fa la sua ricomparsa Bronn, cosa che fa felice il pubblico, meno il diretto interessato che non ne può più dei Lannister.

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Un altro personaggio che affascina e lascia il segno è Brynden Tully (voto 7,5): un uomo di guerra, risoluto, deciso, sa bene come gestire un assedio e si può dire che Jaime abbia trovato pane per i suoi denti. Il Blackfish non cambia la sua posizione di un millimetro nemmeno davanti alla minaccia di impiccare Edmure, perchè sa valutare bene il suo nemico (chi mai prenderebbe in considerazione le minacce di quell’esercito sconclusionato di Frey?). Ma il meglio di sé lo dà nel dialogo con Jaime, in cui gli fa presente tutte le sue mancanze e conclude con un perentorio “I wanted to see you […] I’m disappointed”. Su queste note gli volta le spalle e se ne va, lasciano il Kingslayer lì da solo con un pugno di mosche in mano. Tully 1 – 0 Lannister.

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A King’s Landing, Margaery (voto 8) con la maschera della donna devota e ammettendo alcune colpe passate, riesce a tenere a bada l’High Sparrow (voto 4). Certo in questa nuova vita dedita alla preghiera e al sacrificio, la Regina non si aspetta che il religioso la inviti ad adempiere ai suoi doveri coniugali perché “Congress does not require desire on the woman’s part, only patience”. Molte grazie High Sparrow per queste perle d’avanguardia. L’uomo però non si accontenta di avere ormai pieno controllo sulla Corona presente e auspicabilmente futura, vuole eliminare ogni possibile ostacolo. È ovvio che il suo nuovo obiettivo sia dunque Lady Olenna, dal suo punto di vista l’unica in grado di circuire la sua adepta preferita. Anche qui Margaery è abile nel mettere al sicuro la nonna, che prima di lasciare King’s Landing è protagonista dell’ultimo scambio al vetriolo con Cersei. Col senno di poi la descrizione che Olenna dà delle azioni della Queen Mother non ha replica: Cersei come al solito ha agito guidata dalla rabbia e dalla paura senza valutare minimamente le conseguenze. La Queen Mother accusa il colpo, ma non diamo per sconfitta la leonessa Lannister, non abbiamo ancora visto la sua ultima zampata. E speriamo che lo stesso si possa dire per la Queen of Thorns, che dubito si ritirerà a vita tranquilla senza cercare di aiutare i suoi nipoti.

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Theon e Yara (voto 7 per entrambi) sono a Volantis e confermano Meereen quale loro destinazione. Finalmente vediamo un sorriso sul volto di Yara, il cui vero merito è però spronare il fratello a tornare ad essere in tutto e per tutto Theon Greyjoy, non il martire che non si ritiene degno nemmeno di una birra.

Tempo di novità anche per l’esercito del Nord, guidato da Jon Snow (voto 7); i Wildings gli offrono la loro alleanza, ma la ricerca di altri eserciti tra i vecchi alfieri degli Stark non va esattamente come sperato: sono molte le porte sbattute in faccia, e lui e Sansa se ne tornano a casa con pochi uomini, ormai alla vigilia dello scontro con Ramsay. Sansa (voto 6,5) si conferma la solita delusione, brava solo a riempirsi la bocca di belle parole ma senza concludere mai niente; la misteriosa lettera che le vediamo firmare forse potrebbe cambiare le cose, a chi sarà indirizzata? A una qualunque casata del Nord o magari a Littlefinger, a cui è pur sempre legata da uno strano quanto pericoloso rapporto? Di certo dovrebbe abbassare un po’ la cresta, da quando può permettersi di deridere Davos, l’unico uomo (dopo Jon) con un po’ di cervello in mezzo a un esercito improvvisato?

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Le vicissitudini dei fratelli Stark hanno però un lato positivo, ossia quello di presentarci Lyanna Mormont (voto 8): questa ragazzina di dieci anni in pochi minuti ruba a tutti la scena, assurgendo al titolo di miglior personaggio della settimana. Più decisa e scaltra di quanto non sia mai stata Sansa negli ultimi sei anni, sa come tenere le redini di una casata, seppur piccola, ancora rilevante (se non altro per gli illustri membri che un tempo ne fecero parte); la sua fedeltà agli Stark (evidente già dal suo stesso nome, scelto in onore della sorella di Ned e, secondo molti, madre di Jon) è incrollabile, e anche se può fornire solo “62 men”, l’orgoglio con cui lo fa riesce a infonderci un certo ottimismo per le sorti del Nord.

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C’è una nuova svolta anche per Arya (voto 7), che dopo aver abbandonato l’idea di diventare un Faceless Man è determinata a tornare a casa e riprendere le cose da dove le aveva lasciate (ci auguriamo); peccato che la dannata Waif sia altrettanto determinata a farla fuori: Arya viene colta alla sprovvista e pugnalata nello stomaco ma, a sorpresa, sopravvive. Sono molte le teorie su quanto sia effettivamente accaduto (Arya e la Waif sono la stessa persona? C’è stato un qualche scambio di facce durante la colluttazione? Arya si aspettava l’aggressione ed è tutta una messa in scena per fregare la Waif?), per ora l’unica cosa sicura è che Arya si aggira per la città sanguinante e apparentemente in fin di vita.

L’episodio, come dicevamo in apertura, è un episodio di transizione, che permette di fare il punto delle varie storyline, inquadrare la situazione e prepararsi per lo scontro finale: ormai mancano solo tre episodi, gli eserciti sono in posizione e la resa dei conti si avvicina. Con Jon e Ramsay al Nord, Daenerys (e Yara?) a Meereen e King’s Landing sulla soglia di una guerra civile, l’epilogo della sesta stagione sembra promettere ancora meglio di tutte quelle passate.

Voto all’episodio: ♥♥♥ TV di qualità

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