Game of Thrones – 6×09 Battle of the Bastards – Recensione by R. ed S.

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Nonostante il riserbo assoluto su qualsiasi dettaglio relativo all’episodio e il talento di Game of Thrones per l’effetto sorpresa, ci sono elementi che, anche in queste circostanze, potevamo dare per scontati: uno è il tema centrale, ossia lo scontro Jon/Ramsay, e l’altro è il fatto che il nono episodio è sempre quello in cui GoT dà il meglio di sé. Ma questa volta ha superato Baelor, ha superato Blackwater, ha superato anche la battaglia di Hardhome: ha davvero superato ogni aspettativa.

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Trailer e foto ufficiali non avevano mostrato nemmeno un secondo di quel che ci attendeva a Meereen, se non fosse stato per uno spoiler online non avremmo nemmeno saputo che vi avremmo fatto tappa durante questo nono episodio. Un alone di mistero che ha reso tutto ancor più entusiasmante, perché in pochi minuti la battaglia di Meereen tiene perfettamente testa a quella che si svolge al Nord. Pur seguendo saggiamente i consigli di Tyrion (voto 7), Daenerys (voto 10) non solo mantiene fede alle parole del suo motto “Fire and Blood”, ma dimostra di saper domare tutti e tre i suoi draghi – ah se Ser Jorah potesse vederla! A cavallo di Drogon e fiancheggiata dai finalmente liberi Rhaegal e Viserion, la Khaleesi pone fine in brevissimo tempo all’attacco via mare degli schiavisti, mentre Daario e i Dothraki pensano ai Sons of the Harpy a terra. Gli schiavisti sono costretti alla resa totale e le loro navi vanno per prime a formare la flotta destinata a portare Daenerys nei Seven Kingdoms. Una flotta che si completa in fretta con l’arrivo di Yara e Theon Greyjoy. Due Regine, due donne forti che cercano di imporsi in un mondo dominato dagli uomini, questo rappresentano Daenerys e Yara – spero comunque si tronchi sul nascere l’idea di una ship tra le due, anche perché qui tifiamo Daario. Dall’altro lato assistiamo alla reunion tra Theon e Tyrion, che non si vedevano dal quarto episodio della prima stagione e, come ricorderete, il giovane Greyjoy non era stato affatto simpatico. Nemmeno questi scambi verbali abbassano il livello della storyline di Meereen, che riesce a riscattarsi dopo episodi così e così; probabilmente se non l’avessero tirata tanto per le lunghe l’avremmo apprezzata molto di più in ogni sua parte.

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Ramsay (voto 7) rimane fedele a se stesso fino alla fine. Lord Bolton ribadisce l’immagine di lui che abbiamo maturato soprattutto nelle ultime due stagioni: sadico, ma stratega al tempo stesso, indipendentemente dal fatto se sia semplice fortuna o vera astuzia. Sebbene non condivida il discorso di Sansa a Jon, quando descrive il marito ha ragione: a Ramsay piace giocare ed è lui a fare le trappole. Infatti con il “gioco” a cui sottopone Rickon è lui a far arrabbiare Jon ed a trascinare in trappola quest’ultimo e il suo esercito, applicando la tecnica di accerchiamento prima descritta dall’avversario. Ramsay rifiuta intelligentemente il duello con Jon Snow, non prende parte alla battaglia, si limita a dare ordini e a sorridere della carneficina che ha luogo davanti ai suoi occhi. E non mi sarei aspettata nulla di diverso da lui, compresa la fuga tra le mura di Winterfell quando l’arrivo dei Knights of the Vale sbaraglia una vittoria ormai certa – esattamente come a Blackwater fece l’arrivo dei Tyrell contro Stannis. Fino a quel momento Lord Bolton non aveva sbagliato nulla, la vittoria era sua: un anno fa “20 good men” gli avevano garantito la vittoria contro Stannis ed ora nemmeno le fragili e discutibili alleanze con Umber e Karstark gli si rivoltano contro.

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Perfino quel sorriso disgustato di fronte ai Knights of the Vale – in parte simile al mio, un po’ perché era prevedibile, un po’ perché che Littlefinger passi da salvatore proprio non mi va giù – fa tanto Ramsay Bolton. Ramsay ripiega sul faccia a faccia con Jon Snow solo quando ormai non c’è più nulla da fare, quando è impossibile anche l’opzione dell’assedio tanto caldeggiata dal padre, ma inaccettabile per uno sbruffone come lui. Sorride sotto i pugni di Jon e pure quando è già sconfitto, massacrato e legato nel canile, Lord Bolton non perde la sua voglia di condurre il gioco, regge lo scambio con Sansa e scocca il suo ultimo colpo con quel “I’m inside you now”, finché i suoi stessi cani lo sbranano vivo: una fine che ha un che di poetico, ma sinceramente avrei preferito che lo finissero o Jon o Ghost. Se ne va così uno dei personaggi più odiati di Game of Thrones, ma mi sembra doveroso rendere merito ad Iwan Rheon che ha saputo interpretarlo alla perfezione, senza mai cadere nel rischio della caricatura; la sua è una delle migliori performance fra gli attori giovani della serie.

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Jon (voto 110 con lode) si conferma ancora una volta il lord commander onorevole e coraggioso che è sempre stato: manca un po’ nella tattica, ma a differenza del suo codardo avversario, lui combatte a fianco dei suoi uomini, affrontando in prima linea quella che si presenta fin da subito come una missione senza speranza. Jon combatte con ogni cellula del suo corpo e con tutta la sua anima (ammesso che ancora ne abbia una), è uno Stark fatto è finito, persino nel modo di parlare sembra la copia di Ned; e se è vero che la mossa decisiva è stata l’arrivo dell’esercito di Littlefinger, è anche vero che solo un uomo come Jon Snow avrebbe potuto convivere quegli uomini, wildings, ex soldati di Stannis e malmesse casate del Nord, a combattere quella causa con lui. La sua umanità traspare solo alla fine, quando sfoga la rabbia su Ramsay nel più antico (e soddisfacente) dei modi. Aveva ragione Kit Harington nel dire che sarebbe stata la più grande stagione per il suo personaggio: se nelle precedenti battaglie l’abbiamo visto combattere senza risparmiarsi per difendere la Barriera prima e il genere umano dopo, questa volta in lui ardeva il fuoco sacro di un uomo che lotta per vendicare il nome della sua famiglia: ed è questo che lo guida e lo sprona fino alla fine, fino a quando rivediamo gli stendardi degli Stark sventolare su Winterfell.

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La regia di Miguel Sapochnik è così abile che sembra trasportarci nel tempo e nello spazio per portarci lì, ai margini della battaglia, per assistere alla resa dei conti finale tra i due bastardi del nord: le lunghe sequenze di scontro ci hanno lasciati senza fiato, incapaci di capire chi stesse prevalendo, i silenzi perfettamente dosati sullo sfondo delle grida dei caduti ci hanno gettati nel panico e nello sconforto facendoci pensare che tutto fosse ormai perduto. La battaglia è stata incredibile anche dal punto di vista degli effetti speciali: un po’ di CGI che non fa mai male, ma la scena dell’attacco della cavalleria è stata girata con 40 cavalli che correvano a grande velocità verso Kit Harington, che ha definito la cosa un tantino “scary”, per un risultato complessivo molto Lord of The Rings style.

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Sansa (voto 7) è un personaggio che mette in difficoltà: da ogni dove si levano adesso voci di lodi e ammirazione, ma a parer nostro la cosa va un tantino ridimensionata; è vero, lo ribadiamo, che l’arrivo degli uomini della Valle di Arryn è stato provvidenziale, ma è da tre stagioni che Sansa sembra sull’orlo della rivoluzione e alla fine non combina mai niente, non è necessario considerarla salvatrice del mondo solo per aver scritto due parole a Littlefinger. Avrebbe potuto fare molto di più e molto prima, magari avrebbe potuto avvisare Jon del suo piano invece di mandarli tutti al macello, ma niente da fare, lei preferisce fare tutto in gran segreto e fidarsi dell’unico uomo sulla terra di cui persino la mia gatta non si fiderebbe mai (è Littlefinger la mente dietro tutta la guerra dei cinque re, forse Sansa non se n’è ancora accorta). Le riconosco che organizzare ed assistere all’esecuzione di Ramsay (le uniche “loyal beasts” sono i draghi di Dany, caro Bolton, guarda e impara) è un notevole passo avanti rispetto al nulla di fronte alle sevizie di Joffrey, ma da una nella sua posizione e con i suoi mezzi ci saremmo aspettate molto molto di più.

“A Song of Ice and Fire” questo il titolo della saga creata da George R. R. Martin e “The Battle of Bastards” lo rappresenta in toto. Daenerys a Meereen con i suoi tre draghi e Jon Snow nel gelo del Nord, entrambi protagonisti di battaglie destinate a cambiare le sorti dei Seven Kingdoms. Con Winterfell che porta di nuovo lo stemma degli Stark e Daenerys ad un passo dalla partenza che tutti aspettavamo, ci apprestiamo a salutare questa sesta stagione di Game of Thrones (quasi sicuramente l’ultima da 10 episodi). Il Season Finale s’intitolerà The Winds of Winter (titolo dell’attesissimo prossimo libro di George R. R. Martin), e nei suoi 69 minuti vedremo come le altre storyline si prepareranno ad accogliere i successi di Daenerys Targaryen e Jon Snow.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ OMG

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