Game of Thrones – 7×07 The Dragon and the Wolf (Season Finale) – Recensione by R. ed S.

Per anni abbiamo atteso le reunion di certi protagonisti e per ancora più tempo abbiamo aspettato che tutte le storyline convergessero nella stessa direzione, ma nonostante la lunga preparazione era difficile immaginare la suspense (e anche un po’ l’imbarazzo) che avrebbe regnato tra gli spettatori in questo episodio, vedendo Cersei, Jaime, Jon, Tyrion e Daenerys incontrarsi nello stesso luogo.

È Cersei (voto 6) il punto focale del grande incontro tenutosi nella Dragonpit di King’s Landing, tutti gli occhi sono puntati su di lei, consci che basta un suo piccolo cenno perché quel ritrovo si trasformi in un massacro. La Regina è impassibile e severa come nel giorno della sua incoronazione, solo quando lo zombie liberato da Sandor le si avvicina pericolosamente la vediamo vacillare. Per qualche istante. La tensione è da batticuore, tutti ci aspettiamo che da un momento all’altro faccia scattare una trappola letale. Ma non lo fa. Dopo un’uscita di scena offesa per il giuramento di Jon Snow a Daenerys, Cersei ritorna ragionevole come non la vedevamo da tempo immemore, accetta la tregua e di unirsi ai Targaryen contro la minaccia White Walkers. Alzi la mano chi le ha creduto. È sorprendente che ci siano cascati Jaime e Tyrion. Non importa quanto immane sia il pericolo rappresentato dall’Army of the Dead, Cersei da vera figlia di Tywin Lannister sa cogliere l’opportunità: lasciare che Stark e Targaryen si lascino decimare dai non-morti per poi finirli con l’appoggio dell’Iron Bank e della Golden Company. Questa era la scelta più prevedibile della Leonessa, la medesima che rendeva in partenza l’idea della spedizione al di là della Barriera stupida e inutile. L’unico lato positivo di quest’ultima sembrerebbe essere il rinsavire di Jaime (voto 7) che alza la testa e abbandona la sorella, sceglie la causa giusta alla donna che ama, segue il buonsenso come fece in passato tradendo Aerys Targaryen. Uso il condizionale perché, visti i precedenti, un’epifania improvvisa del Kingslayer manca di basi solide, la sua ribellione a Cersei arriva tardi per essere assolutamente convincente, probabilmente danneggiata da un eccessivo allungamento della loro storyline. Certo, la follia di Cersei è ormai ad un livello più che evidente; sebbene tutto quel che fa in questo finale sia coerente con il suo personaggio, non si può infatti negare che abbia sempre avuto una tendenza al ruolo di Mad Queen, l’exploit con l’Altofuoco lo ha solo confermato. Cersei ha appreso dal padre e questo è il suo asso nella manica, tuttavia il procedere senza freni con il suo piano diabolico, indipendentemente dalla realtà dei fatti che la circonda è sintomatico di una visione distorta e pericolosa per chiunque, inclusa se stessa. Più dell’Altofuoco dell’anno scorso, a far scattare il campanello d’allarme è la sua ossessione di essere tradita, esattamente come il Mad King. La manifesta chiaramente con Jaime e la ribadisce con Tyrion (voto 7), accusato di essere indirettamente responsabile della morte di Myrcella (ci può stare dato che lui l’aveva mandata a Dorne) e Tommen (qui invece la si può tirare quanto si vuole, ma non regge proprio). Tyrion ci prova a far ragionare la sorella, si mette terribilmente a rischio per convincerla e forse alla fine crede di avercela fatta perché per qualche secondo rivede in lei la ragazza con cui è cresciuto, la donna che amava i propri figli e con cui chiacchierava e beveva vino nonostante le ostilità che li tenevano sempre separati. Tyrion pecca nel vedere in lei quel personaggio grigio e complesso, fatto di forte passione e altrettanta fragilità, che ha affascinato e fatto innamorare molti di noi, senza comprendere che il nero con cui si veste ora l’ha offuscata (quasi completamente almeno, dato che evita di portare a compimento le minacce di morte contro i due fratelli). E la gravidanza non aiuta né lui né Jaime nell’inquadrarla solo come una folle spietata.

Se Euron (voto 7) dimostra grandi doti di attore fingendo di aver voltato le spalle a Cersei, Theon (voto 7,5) zittisce Ironborn e detrattori sia con una prova fisica sia con un faccia a faccia con Jon che mette in luce puntualmente quanto George R. R. Martin ha recentemente detto sul suo personaggio. Theon e Jon sono uguali e opposti allo stesso tempo, entrambi cresciuti da Ned Stark, ma estranei alla famiglia, il secondo continua a prendere la decisione giusta, il primo quella sbagliata. Ma non sempre la scelta apparentemente giusta si rivela poi davvero quella corretta come ammette ora Jon. Theon ha sbagliato, ha pagato per i suoi errori e ha sofferto, ma adesso è pronto a recuperare, a diventare quell’eroe a cui aspira da tutta la vita partendo dal salvataggio della sorella Yara.

Se a Cersei spetta l’uscita di scena melodrammatica, a Daenerys (voto 7,5) come di consueto l’entrata scenografica, in sella a Drogon e con Rhaegal accanto. Fra le rovine e gli scheletri della Dragonpit Dany riconosce un errore che lei stessa ha commesso in passato: mettere da parte (rinchiudere) i draghi credendo che i Targaryen potessero essere tali e straordinari di per sé. Non ci ricascherà, ma la perdita di Viserion pesa molto (Cersei nota subito la sua assenza e ne trae la corretta conclusione) e il dietro le quinte dell’incontro con Cersei dimostra che è stato una perdita inutile. Intanto l’amore per Jon è ormai un fatto, sarà un bene o un male per la nostra Khaleesi? La faccia di Tyrion sembra propendere per la seconda opzione e temo abbia ragione, indipendentemente dal pensiero sulla coppia. La scena di sesso tra Dany e Jon è molto diversa da quelle a cui ci ha abituati Game of Thrones: è dolce, delicata, i due si guardano adoranti quasi timorosi di farsi del male a vicenda; ricordano quella di Jack e Rose in Titanic. Ma ad essere strano è pure che passiamo dal knock knock di Jon al sesso senza vedere nient’altro nel mezzo, nemmeno un bacio! Una delle accuse principali mosse alla storia d’amore fra i due è la mancanza di costruzione, una sorta di mero colpo di fulmine da teen drama; sebbene non sia d’accordo con questo, devo però ammettere che la scena di sesso che appare dal nulla non aiuta. Perfino con Missandei e Grey Worm abbiamo visto di più! Più che altro, il punto dolente è che con Ygritte ci siamo dovuti sorbire tutto l’infinito corteggiamento fino alla grande scena della caverna, Daenerys si sarebbe meritata qualcosa di più, almeno un romantico primo bacio.

Del resto Jon (voto 7,5) deve compensare con le sue abilità di amante le scarse prestazioni politiche: come gli fa notare Thyrion, va benissimo essere un uomo d’onore, ma imparare a mentire strategicamente quando è proprio necessario per salvare il mondo non sarebbe male. Ma niente, lui proprio non ce la fa; è molto bravo a impressionare Cersei con il White Walker, a far capire quanto sia davvero pericoloso il nemico e quanto sia importante la Great War (chissà se lui e Tyrion hanno fatto le prove per il discorso), su tutto il resto lascia un po’ a desiderare. Il giuramento di fedeltà a Dany (dopo avercelo fatto sudare per cinque settimane) è nobile e onorevole, ma in certi casi queste qualità non sono sufficienti, non per sopravvivere in una guerra contro i non morti e ad una nemica come Cersei. E quindi mentre Tyrion cerca di rimediare, il povero Jon rimane in un angolo con l’aria dispiaciuta e il muso lungo (sudando sotto quelle enormi pellicce che non si toglie mai, come se fosse necessario avere un promemoria visivo della sua provenienza geografica). Jon combina poco in questo episodio, ma ce lo facciamo bastare: vorremmo forse lamentarci di averlo visto nudo? Non credo! Anche se, mentre inneggiamo all’incesto e stappiamo bottiglie di champagne, all’orizzonte si profila già la prima crisi di coppia: è davvero un problema quando si scopre che il fidanzato dell’aspirante regina è in realtà il vero erede. Come la risolveranno? E sono pure parenti… Awkward.

Bran (voto 7) fa sempre poco, ma con un attimo di concentrazione ci apre un mondo. Imbeccato da Sam (che si prende tutto il credito della scoperta a spese di Gilly, come quelli che a scuola copiano dal compagno e dopo si vantano pure del bel voto), il Three-Eyed-Raven assiste alla cerimonia di nozze fra la zia Lyanna e Rhaegar Targaryen, cerimonia che fa quindi sì che Jon Snow sia figlio legittimo, nonché legittimo erede al trono con il nome di Aegon Targaryen. Ora, tutti a incensare Rhaegar e Lyanna, bellissimi, innamoratissimi, bravissimi e adorati da tutti. Sorvolando sul fatto che esteticamente da Rhaegar mi aspettavo di più – ok si vede male, ma non mi pare comunque l’uomo irresistibile per cui le giovani Lyanna e Cersei avevano perso la testa – lui e Lyanna in nome del loro amore se ne sono fregati di tutto e tutti, scatenando una guerra sanguinosa i cui effetti arrivano sino ad oggi. Inoltre la fuga segreta di Rhaegar ha condotto alla morte di sua moglie Elia Martell e dei suoi figli ad opera di The Mountain, quella di Lyanna all’assassinio brutale per ordine del Mad King di suo fratello Brandon e del padre Lord Rickard Stark. Un briciolo di senso di responsabilità in più quei due no? Il mondo crollava a causa e intorno a loro, mentre i piccioncini si godevano la luna di miele! Mi pare chiaro che Jon è diventato l’uomo che è oggi solo grazie a Ned!

Nel complesso assistiamo ad una molto attesa e ancor più meritata rinascita degli Stark: anche a Winterfell, infatti, nonostante tutto facesse temere il peggio, finalmente le cose girano nel verso giusto. Littlefinger sta sempre lì a imboccare le parole a Sansa e a mettere lei e Arya l’una contro l’altra, ma osa un po’ troppo e la corda si spezza; non sappiamo bene quando (di certo non era un piano studiato da settimane, fermiamo subito i fan della Lady di Winterfell da questi deliri), ma Sansa (voto 8) improvvisamente si risveglia dal suo lungo torpore mentale; probabilmente dobbiamo ringraziare Bran, che con le sue visioni ha aiutato le due sorelle a completare il quadro dei loro sospetti, sta di fatto che con grande sorpresa di tutti Sansa si ribella al suo mentore e lo fa giustiziare per mano di Arya (voto 7). Finalmente una soddisfazione! Finalmente questa donna fa qualcosa di buono! Nel complesso la storyline non mi sembra sia stata gestita troppo bene: d’accordo il colpo di scena, d’accordo credere fino all’ultimo che Sansa voglia far fuori la sorella, ma sentirla improvvisamente riassumere sei stagioni della serie come se fosse lei il Three-Eyed Raven è un tantino forzato; e Arya che ruolo ha avuto? In ogni caso, tutto è bene quel che finisce bene, il lupo solitario muore e il branco degli Stark sopravvive. Almeno per ora.

Bran ci porta infatti verso la conclusione di questa settima stagione, con una scena pronosticata da tempo, ma comunque incredibile nel vederla in fase di realizzazione: la caduta di una parte della Barriera per mano dei White Walkers, o meglio, del neo Walker Viserion. Con il Night King in sella – un’immagine terribilmente dolorosa – Viserion sputa del fuoco blu distruggendo una parte del muro di ghiaccio costruito dal fondatore della House Stark Brandon The Builder, condannando a morte alcuni Wildlings e Night’s Watchers (tra cui speriamo vivamente non ci siano Beric e, soprattutto, Tormund, che deve andare a fare bambini giganti con Brienne). I White Walkers possono così avanzare oltre la Barriera dando il via alla distruzione dei Seven Kingdoms. È spettacolare e allo stesso tempo terrificante, non solo perché il primo Regno che ne patirà le conseguenze sarà il Nord degli Stark, ma soprattutto perché la presenza di Viserion li rende quanto mai inarrestabili. Ed è inutile negarlo, se non fosse stato per quella missione ad oggi ancor più evidentemente stupida e inutile, non saremmo a questo punto. Daenerys ha Rhaegal e Drogon, tuttavia combattere contro figlio e fratello non sarà affatto facile e considerate le abilità olimpioniche del Night King, non potremo stare tranquilli nemmeno per gli altri due draghi.

Un finale da 79 minuti, un breve film che chiude una stagione breve e intensissima, dove tempo e personaggi hanno corso come mai prima – forse a tratti troppo. La minaccia degli White Walkers e il voltafaccia di Cersei guideranno le dinamiche dell’ultima stagione, che conterà solo sei episodi. La fine definitiva di Game of Thrones è vicinissima e ugualmente lontana, perché con l’inizio delle riprese fissato per ottobre, sembrerebbe davvero possibile che non torneremo a Westeros prima del 2019. Stavolta la domanda non è tanto se nel frattempo George R. R. Martin pubblicherà The Winds of Winter, quanto: riusciremo a rivedere Ghost?

Voto all’episodio: ♥♥♥♥♥ – “Maybe it really is all cocks, in the end”… forse Jaime aveva ragione!

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