Gilmore Girls: A Year in the Life – Spring – Recensione by R.

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La primavera è la stagione della rinascita, quella in cui nuove speranze e nuovi progetti dovrebbero sbocciare nel segno dell’ottimismo. A Stars Hollow sembra invece che questa primavera sia destinata a troncare sul nascere ogni convinzione o piano, costringendo i suoi abitanti a domandarsi cosa vogliano veramente.

Non appena è stata annunciata la terapia madre-figlia era chiaro che questa ci avrebbe regalato le scene migliori della puntata successiva; e così è stato. Rimangano in silenzio, ridano per vecchi aneddoti o discutano aspramente, avrei passato volentieri l’intero episodio con Emily e Lorelai nello studio della dottoressa. Purtroppo Mrs Gilmore la abbandona alla terza seduta, ma come accade solitamente colei che ci è arrivata per caso, è quella che alla fine resta e ne trae i maggiori benefici. Nonostante parli tanto e in fretta, Lorelai non sapeva quanto avesse bisogno di parlare con un’estranea con calma e senza ironia. La donna racconta come è morto suo padre – un attacco di cuore per cui non è mai uscito dalla terapia intensiva – e con un parallelismo sui cinquant’anni di matrimonio della madre, sostiene come la sua vita con Luke vada bene così com’è. Eppure in quelle affermazioni si percepisce che lei stessa stia iniziando a metterle in dubbio; raccontando la sua vita, Lorelai inizia a guardarla da un’altra prospettiva, a chiedersi se le stia davvero bene così. A questo interrogativo contribuisce anche l’insoddisfazione manifestata da Michel sull’assenza di una prospettiva di espansione per il Dragonfly “What’s the point of living if we’re never going to bag Jennifer Lawrence?”, come dargli torto?! Lorelai vive serena e tranquilla, convinta di aver raggiunto tutto quello che desiderava, ma è davvero così?

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Lo stesso quesito è costretto a porselo Luke, quando Emily – dopo un invito a cena che causa più paura di una convocazione dal giudice – gli rivela l’ultima volontà del marito: Richard aveva disposto un fondo fiduciario perché il diner di Luke si espandesse in franchising. Lorelai sa bene che quello non è assolutamente il desiderio del compagno, anche noi lo sappiamo. Tuttavia Luke pure stavolta non riesce a manifestare la sua opinione e se in “Winter” si era fatto trascinare da Lorelai nella ricerca di madri surrogate, in “Spring” si lascia trasportare dalla suocera in quella di nuovi locali in giro per lo Stato; là dove prima c’era Paris Geller, la Pablo Escobar della fertilità, ora c’è una avvocatessa che nel campo immobiliare è uno squalo. In questa esplorazione di papabili diner, Luke riesce però ad ottenere una cosa: scopre che Emily non va più alle sedute di terapia, un’interruzione di cui Lorelai non gli ha mai parlato. Una volta a casa la domanda di rito su come procede la terapia fa calare il gelo su noi fans della coppia. Lorelai finge che le sedute con la madre procedano, mentre Luke di fronte a quella bugia, non accenna al tour di locali appena concluso con Emily. Dopo sette stagioni di sofferenza, queste nuvole sul loro rapporto non ce le meritavamo.

Intanto Rory conferma ad ogni passo quanto non meriti gli elogi di cui è sempre stata ricoperta. Sorvoliamo sul progetto della biografia di Naomi – che era ovvio dal primo istante che non potesse decollare – Rory dimostra di non aver imparato assolutamente nulla dall’esperienza post laurea a Yale. Ricorderete che le era arrivata un’offerta di lavoro subito dopo il suo primo colloquio, ma lei aveva aspettato finché quella proposta non era più sul tavolo perché ne attendeva una dalle testate più importanti del Paese; d’altronde lei è Rory Gilmore e deve puntare solo al top di gamma. Fu così che restò a bocca asciutta. La storia si ripete: la giovane Gilmore attende il colloquio da Condé Nast in ballo da mesi e mesi e non si spreca certo per il sito internet in ascesa che la corteggia da altrettanto tempo. Stavolta però il tutto avviene anche in modo peggiore. Innanzitutto per fissare definitivamente l’appuntamento da Condé Nast, Rory accetta l’aiutino di Mr Huntzberger, l’unica persona che si è azzardata a dirle quello che pensava davvero e cioè che non sarebbe mai diventata una reporter. Così facendo l’uomo si era tirato dietro l’odio del resto del cast, a cominciare dal figlio, eppure quella aveva già allora l’aspetto di una dura verità, figuriamoci adesso! Rory ha sempre guardato Logan come il figlio di papà, circondato da una famiglia ricca e importante e di conseguenza inserito senza sforzi negli ambienti che contano, quelli a cui lei aspirava, ma che avrebbe dovuto raggiungere solo con le sue forze. Ora, non mi pare che lei arrivi da una famiglia disagiata sebbene facesse la schizzinosa di fronte ai costosi regali dei nonni; e oggi chiede aiuto al suo unico nemico numero uno, nientemeno che Mr Huntzberger!

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Purtroppo per lei questo porta semplicemente ad abbattere più in fretta il sogno Condé Nast, infatti GQ non pare ansioso di assumerla. E qui Rory è ammirevole perché non si arrende, s’impegna in un articolo sulle code perché il risultato sia diverso. Ma al di là di quel che si racconta, quello non è ciò che vuole e l’unico risultato che ottiene è addormentarsi per strada durante un’intervista, nonché finire a letto con uno travestito da wookie, la sua prima storia da una notte a 32 anni. Rory si rende così finalmente conto della sua situazione disperata, ma per sua fortuna una chiacchierata a cuore aperto con mamma Lorelai – le racconta anche la verità su Logan – la porta a decidere che è arrivato il momento di trovare un punto fermo in questa fase da vagabonda. Ecco che il sito Sandy Says rientra in gioco. La CEO di quest’ultimo è interpretata da Julia Goldani Telles, che presta il volto anche a Whitney, la figlia di Noah ed Helen in The Affair; dopo aver visto le prime due stagioni della serie Showtime, è la prima volta che la trovo simpatica. Rory si presenta infatti al colloquio con l’assoluta convinzione che la sua assunzione sia una pura formalità, dopotutto Sandy la corteggia da mesi, è Sandy che vuole Rory, non è mai stato il contrario. In realtà Rory è un’aspirante lavoratrice come tutti noi comuni mortali e al colloquio deve rispondere alle classiche domande su cui non si è assolutamente preparata; il risultato è imbarazzante e irritante allo stesso tempo perché la ragazza rimane convinta di avere ragione. Alla fine però le parole di Sandy – tra cui la critica ai tre cellulari – hanno effetto: Rory infatti decide di tornare a vivere dalla madre. Era tanto più cool vivere come una senzatetto piuttosto di dire che abitava dalla madre?

Capitolo Logan. L’affair Gilmore-Huntzberger si fa più intricato quando scopriamo che Rory non è la sola ad avere un ragazzo: Logan è infatti fidanzato con un’ereditiera che vive a Parigi, Odette. Al telefono in piena notte con l’amante, Logan è costretto a parlare a bassa voce per non svegliare la donna nel suo letto. Rory non può restare quanto desidera nell’appartamento londinese dell’amante perché Odette è in arrivo; l’unica soluzione possibile è l’hotel, cosa a cui reagisce con un misto di stupore e leggera offesa, cosa si aspettava? Ogni commento ulteriore di fronte a questi fatti sarebbe superfluo.

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Un passo negativo dietro l’altro per Rory, a cui compensa in parte il ritorno alla Chilton per una giornata dove gli ex studenti raccontano la loro esperienza a quelli attuali. Qui Rory mi è piaciuta come accadeva nelle prime stagioni, è stata semplice e appassionata senza arie da sapientina. Purtroppo rovina tutto poco dopo, quando scarta senza neppure rifletterci la proposta del preside di insegnare alla Chilton. Lasciando da parte la sua odierna situazione lavorativa, la Chilton è la scuola prestigiosa in cui era tanto orgogliosa di essere entrata, quella per cui sua madre ha dovuto chiedere soldi ai suoi genitori dando inizio a tutti gli eventi che conosciamo, perché snobbare l’offerta in quel modo?

Alla Chilton torna anche Paris che “inspiegabilmente” non riceve la stessa accoglienza di Rory da parte del preside e fa piangere i suoi studenti. Paris ci regala una delle sue scene migliori quando blocca la porta del bagno alle alunne, sconvolta per aver appena rivisto Tristan. La dottoressa non ha ancora superato le beghe del liceo, lo dimostra anche l’incontro/scontro con Francie: Paris è come tutte noi, non dimentica nulla! Per l’occasione Tristan non è interpretato da Chad Michael Murray, l’attore pare infatti abbia declinato l’invito a partecipare al revival ed è stato sostituito da Anton Narinskiy. Nessun recast invece per Doyle, che rivediamo quando riaccompagna a casa della quasi ex moglie i loro due figli.

A proposito di cast sono da segnalare alcuni personaggi. Innanzitutto rivediamo la nostra adorata Mrs Kim intenta a terrorizzare un gruppo di ragazzini coreani. Purtroppo non facciamo la conoscenza col wookie con cui va a letto Rory, ma la sua indagine sulle code a New York è foriera di due cameo: la ragazza protagonista di uno scambio di cibo con Lorelai è Mae Whitman, che nella serie Parenthood interpretava la figlia del personaggio di Lauren Graham; mentre uno dei due uomini seduti sugli scalini – che non sono in realtà in coda, ma stanno semplicemente pranzando – è il giornalista Michael Ausiello.

La primavera è terminata e per le ragazze Gilmore non è stata affatto soleggiata. In questa stagione nessuno riesce ad ottenere o sapere quello che vuole, nemmeno Taylor con il primo Gay Pride di Stars Hollow. Come reagiranno all’imminente caldo estivo?

Voto all’episodio: ♥♥♥½ Petal miglior attore non protagonista!

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