Grey’s Anatomy – 10×16 We Gotta Get Out Of This Place – by S.

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In Mom Avery we trust! La presenza di Mrs. Avery è sempre foriera di dialoghi e scenari interessanti, e anche questa volta non è stata da meno. Se si aggiungono il compleanno di Webber, solido punto di riferimento stagione dopo stagione, ed il solito intervento chirurgico fuori dal normale (il fetus in fetus ci mancava), ecco servito il perfetto sfondo per una buona puntata di Grey’s Anatomy.

In questo episodio Mrs. Avery è servita per portare un po’ di buon senso e di razionalità nelle testa di suo figlio e della sua nuova moglie: sarà anche stata poco delicata, ma ha ragione su tutta la linea. Se decidere che i futuri figli dovranno partecipare alle riunioni del consiglio della Avery Foundation dall’età di 15 anni può sembrare eccessivo e, forse, inappropriato, una conversazione su certe questioni fondamentali forse bisognerebbe averla prima di sposarsi; persino April non può vivere per sempre in un magico mondo fatato. Questo problema è la diretta conseguenza del grande gesto di Jackson (di tutti i grandi gesti in generale) e di tutto ciò che è venuto dopo: i grandi gesti sono relativamente facili, perchè richiedono tanto coraggio solo in quel momento. Ed è un momento in cui non si pensa, si è trasportati dall’emotività, mentre la vita quotidiana è fatta di scelte ponderate e, soprattutto, di piccole cose: se si potesse commettere una follia una volta alla settimana, oltre a non essere più follia dopo un po’, il tasso di divorzio sarebbe certamente più basso; ma i matrimoni finiscono (anche) perché ciò che è difficile da gestire insieme è l’ordinario (per esempio: bambini in collegio o estati passate a mungere le mucche nella fattoria del nonno?). Il tema dell’episodio è stato la transizione, da una fase della vita ad un’altra fase nuova e sconosciuta: ora che è finito il tempo in cui ognuno decideva per sè e sceglieva il suo personale stile di vita, sarà interessante osservare come e quali compromessi questa coppia raggiungerà; perchè ora April e Jackson devono creare uno stile di vita nuovo, comune, in cui far crescere i figli che hanno dichiarato di volere e che sia comunque fedele alle identità di entrambi. Per April era troppo facile con Matthew, lui non era altro che la versione maschile di lei; Jackson è il suo grande amore ma sicuramente un’ancora più grande sfida.

La preannunciata guerra tra Callie e Derek è esplosa e si è conclusa nel giro di mezzora, con Derek che adesso è un chirurgo talmente figo che può anche dettare le condizioni contrattuali che più preferisce al presidente degli Stati Uniti. A parte ciò, ribadisco la necessità che lui e Meredith abbiano più spazio, ma attendo fiduciosa una svolta in questo senso mentre compio sacrifici davanti all’altare su cui troneggia una foto di Shonda Rhimes (non fate quella faccia, ogni vero fan di Grey’s Anatomy segue questo rituale!).

Un’altra amata coppia sta, invece, affrontando importanti cambiamenti: Owen e Cristina continuano ad osservarsi, avvicinarsi ed allontanarsi; si fingono amici ben sapendo che non potranno mai essere solo amici, e per fortuna Owen glielo dice chiaramente, è lei che vuole. A fine episodio sembra che Cristina, finalmente, ceda alla realtà, ma è una scena dal retrogusto amaro, sapendo che Sandra Oh lascerà la serie a fine stagione; è una spada di Damocle che pende sulla loro relazione, una condanna a cui non si può sfuggire, un lieto fine che si intravede continuamente ma che non si potrà mai raggiungere. Questa pratica, tra l’altro, è probabilmente inclusa nella definizione di “tortura” della convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.

Per finire, la firma di Jo sul “love contract”, con i tipici commenti cinici di Alex, ha vagamente richiamanto il matrimonio sui post-it di Meredith e Derek: è solo un pezzo di carta, ma è il pezzo di carta dell’ “I can kiss you whenever I want”. Ancora una volta, questa serie fa quello che sa fare meglio: trova il lato speciale di un avvenimento qualunque e potenzialmente poco significativo. Perché, per chiudere il cerchio con le osservazioni su Jackson ed April, una relazione non si costruisce sui grandi eventi, ma sulle piccole cose. E nessuno sa descrivere la bellezza delle piccole cose, cogliendo impercettibili sfumature, come Grey’s Anatomy.

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