Grey’s Anatomy – 11×08 Risk (Mid-Season Finale) – by S.

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The carousel never stops turning. You can’t get off. Così era per Ellis e così è adesso per Meredith, che si trova, once again, in un momento decisivo della sua vita.

Veniamo subito al dunque: la continua guerra tra Meredith e Derek, a volte apertamente dichiarata e a volte solo latente, arriva al culmine in questo episodio. Personalmente, durante tutta la litigata ho dato ragione a Meredith: lui si aspettava di essere ringraziato all’infinito per aver scelto di restare a Seattle, ma Meredith non gli ha mai chiesto di farlo, gli ha solo detto che lei non si sarebbe trasferita. E siccome non ha ottenuto la reazione che voleva, da quel momento Derek le ha continuamente fatto pesare quella decisione, sminuendo ogni sua azione e recitando in tutto e per tutto la parte della vittima. Lui ha scelto e lei ne paga le conseguenze; ma non si può avere tutto, se quello che davvero vuole è lavorare a Washington allora che ci andasse, liberandoci della sua angosciante presenza, non può pretendere di avere ogni volta tutto il mondo ai suoi piedi. Per lui scegliere Meredith e i loro figli significava “rinunciare a tutto”, non mi sembra una cosa molto intelligente nè carina da dire; ad ogni replica Meredith ha sempre più ragione (“that was everything for you?”), e quando Derek la accusa di tenere quell’atteggiamento solo per dimostrare che lui ha sbagliato lei gli sbatte in faccia un “I have proven you wrong!”, ed ha ragione su tutta la linea: lui non ha capito un bel niente, se fa il martire tutto il tempo cosa si aspetta, che lei gli dica “come sono contenta che tu sia rimasto”? Di fronte alla cruda verità lui finalmente decide di accettare il lavoro, ma ormai è più una reazione di ripicca che una ponderata valutazione delle circostanze. Ed è in questo momento, quando lui la lascia come Richard lasciò Ellis, che si apre un nuovo bivio: che strada prenderà adesso la vita di Meredith? In che modo quei momenti passati, altrettanto decisivi e che rivediamo in un rapido flashback, decideranno il suo futuro? Nonostante la stupidità di Derek quelle scene non mi hanno lasciata indifferente: rivedendo il loro primo incontro la reazione più istintiva è stata “do not, Derek, torna indietro!!”, ma non è così che può andare. Di certo non può nemmeno essere che la storia finisca in questo modo: sono pronta ad accettare la peggiore delle crisi coniugali ma ESIGO un lieto fine! La mia vita si basa su un’unica certezza: Meredith e Derek sono destinati a stare insieme happily ever after e quando un lui ti chiede di sposarlo con un post-it vuol dire che è vero amore. Shonda, mi raccomando, comportati bene!!

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Come previsto settimana scorsa, ecco che arriva la tragedia anche per April e Jackson; mi aspettavo qualcosa di un tantino meno drammatico, ma in Shondaland la speranza è l’ultima a morire; mi auguro che April non ci rifili qualche riflessione sulla volontà divina anche in casi del genere, perchè credo che persino Jackson le risponderebbe a male parole. Incredibilmente c’è anche qualche personaggio con una vita sentimentale più fortunata: non mi riferisco alla Herman che colleziona gli ultimi orgasmi della sua vita ma ad Amelia e Owen, che buttano le basi per la loro futura relazione; considerando lo stress post-traumatico di lui e la dipendenza di lei saranno proprio una coppia stabile e priva di rischi: già me li vedo mentre lui tenta di strozzarla perchè l’ha vista iniettarsi qualche farmaco! Alex, instead, non fa nulla di utile a parte rimettere Jo al suo posto: va bene che viveva in macchina e adesso ha l’ansia di ritrovarsi senza casa, ma quella è LA casa, che si metta l’anima in pace; come sempre, le bastano due parole dolci per tranquillizzarsi, ma non ci lamentiamo: di drammi ce ne sono già abbastanza.

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Come nella migliore Shonda-tradizione, Grey’s Anatomy ci lascia ad affrontare la lunga pausa invernale con la giusta dose di ansia e preoccupazione per il futuro, senza nemmeno un trailer per farci cogliere qualche indizio di cosa ci aspetta. I problemi di coppia di MerDer sono, come sempre, raccontati benissimo, con un’analisi talmente profonda del punto di vista di ognuno da non avere paragoni con le storyline di nessun altro personaggio (nemmeno quella di Callie e Arizona, che pure ci assillano da anni con le loro infinite difficoltà); nonostante questo, nonostante sia bellissimo esplorare l’animo umano e l’insondabile complessità di un matrimonio felice, ormai ho una certa età: se continuiamo così ancora per tanto, quando aprirò la mia prima confezione di ansiolitici saprò a chi dare la colpa.

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