Grey’s Anatomy – 11×11 All I Could Do Was Cry – by S.

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“All I could do was cry” è il titolo perfetto per questo episodio: ho iniziato a piangere quando ho sentito che la voce narrante era quella di April e a alla fine ho smesso solo perché c’era chi mi guardava chiedendomi “ma stai bene?”. No che non sto bene!

In 43 strazianti minuti April affronta tutte le fasi della disperazione: accetta la realtà, cerca di affrontarla, dopo la nega e ritrova la fede sperando in un miracolo; dopo ancora perde la fede e accusa Dio di essere ingiusto (come darle torto?), fino ad avere il grande Momento Rivelatore, ritrovare la via e fare ciò che deve. Sono contenta che, nonostante la sua crisi spirituale e le differenze tra lei e Jackson su questo punto, non se la sia presa con lui (del resto l’aveva già fatto la scorsa settimana) e quello che è successo non li abbia divisi ma, almeno per ora, uniti di più. Ne è la prova la tappa in chiesa di Jackson: pur ricordandole che non avrebbero avuto il loro miracolo, ci è comunque andato, e non ci è andato per se stesso ma per lei, per chiedere al dio di sua moglie di aiutarla e starle vicino. Le sue parole sono state molto toccanti e prova del vero amore che li unisce: Jackson ha solo pregato per la donna che ama, senza un briciolo di egoismo, ha completamente messo da parte se stesso e il suo dolore per cercare di aiutare April. Purtroppo né le preghiere né i ceri accesi da tutto il personale del Grey Sloan Memorial sono serviti a qualcosa: la diagnosi del bambino era la peggiore, e il peggio hanno dovuto affrontare. Ma ora April sa che, a differenza della paziente del pronto soccorso, almeno lei e Jackson hanno l’un l’altra, hanno ancora la possibilità di realizzare i loro sogni; soprattutto, ora sa che può farcela, può sopravvivere, e lentamente comincerà la risalita. Sarah Drew è stata perfetta in ogni scena, guardarla è stato come essere lì con lei a dover firmare quei moduli; in una parola: straziante.

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Anche Amelia non se l’è passata benissimo: a parte l’intervento perfettamente riuscito era chiaro fin dalla scena iniziale che qualcosa la turbasse; ovviamente chi ha seguito Private Practice sapeva esattamente di cosa si trattasse, ma nell’universo Grey’s Anatomy il suo passato non è così noto, motivo per cui quella rivelazione finale è stata molto importante. Non solo perché ci ha fatto conoscere un’altro pezzettino di lei, ma anche perché ha sugellato l’inizio ufficiale della storyline Amelia-Owen. La mia coautrice non ne sarà per niente contenta (mi ricorda sempre che è colpa di Amelia se Lexie e Mark non sono tornati insieme), ma forse le si può dare un’altra possibilità? Sarà anche molto difficile rivestire i panni che sono stati di Cristina, ma potrebbe essere la cosa giusta per Owen: le donne poco complicate non gli sono mai piaciute!

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Dopo questo episodio emotivamente sfiancante mi auguro che il prossimo alleggerisca un po’ la tensione: dopo undici anni siamo temprati, ma anche gli spettatori più fedeli hanno bisogno di riprendere fiato di tanto in tanto.

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