Grey 's Anatomy – 11×14 La Distance – Examen par S.

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Si le dernier épisode, je ai trouvé Amelia fond ennuyeuse et parfois irritante, Mon jugement est radicalement opposée après avoir vu “La Distance”: excluant une scène, Je ai apprécié du début à la fin, et je dois dire que ce fut une agréable surprise.

Comincio dalla parte che ho gradito meno così ci togliamo il pensiero; a nemmeno metà dell’intervento Amelia si trova bloccata e supplica Richard di chiamare Derek perché corra in suo soccorso: a che scopo? Al momento ho anche pensato che potesse essere un segno di maturità, riconoscere i propri limiti e accettare di dover chiedere aiuto; peccato che non fosse questo il senso della scena né dell’evoluzione del personaggio di Amelia. Il problema di Amelia non è sapere quando tirarsi indietro ma avere il coraggio di farsi avanti; si è trattato soltanto di una momentanea crisi isterica che ci avrebbe tranquillamente potuto risparmiare. Le è concessa l’agitazione prima e dopo l’intervento, ma di certo non durante. Proprio quei momenti di ansia e lacrime appena prima di entrare in sala operatoria e una volta uscitane sono quelli che mi hanno fatto apprezzare Amelia più del solito: credo sia dovuto al fatto che io stessa reagisco spesso nello stesso modo a situazioni di nervosismo: un bel pianto nevrotico prima e un altro liberatorio dopo, per scacciare le paure e scaricare la tensione.

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L’identificarsi con Amelia, du reste, è stato un elemento chiave dell’intero episodio: non si è trattato solo di quelle scene, ma proprio del taglio del racconto, del modo in cui l’operazione è stata descritta: il desiderio di lottare, di non abbattersi mai fino alla fine, era applicabile a qualunque situazione in cui tutti, almeno una volta nella vita, si sono ritrovati. Grey 's Anatomy non è nuova a questo schema narrativo, au contraire, si può dire che ne faccia il suo punto focale: in genere il caso medico di ogni episodio è metafora di ciò che succede nelle sfera privata dei personaggi, nella vita di tutti. Ma in “La Distance” questa struttura mi è sembrata come più solida, più presente, forse perché il caso medico era cosa ormai nota e, con la chirurgia a fare da cornice, ci si è potuti concentrare solo sul lato personale, descrivendo il coraggio che serve per affrontare eventi così importanti (di cui l’operazione al cervello è, in fondo, soltanto un esempio).

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I complimenti vanno, bien évidemment, non solo agli autori ma anche a Caterina Scorsone, che ha saputo dare ad Amelia la giusta profondità, trovando l’equilibrio giusto per non sfociare né nell’arroganza né nel piagnisteo incontrollato. Riuscire a creare una connessione così forte tra il pubblico ed un personaggio è, in genere, la chiave per il suo definitivo ingresso nell’olimpo di quei personaggi che consideriamo alla stregua di veri amici, come si li conoscessimo da sempre. Sono i personaggi con cui affrontiamo le avventure più disparate e questa settimana, con Amelia Shepherd, siamo stati tutti dei supereroi.

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