Grey’s Anatomy – 12×01 Sledgehammer (Season Premiere) – Recensione by S.

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Dopo un anno ricco di avvenimenti e di traumi emotivi (che novità), Grey’s Anatomy è tornato in onda, ponendo fine alla nostra lunga astinenza; già dalla season premiere, in cui la colonna sonora l’ha fatta da padrona quasi più del solito, si notano i tratti distintivi di questa dodicesima stagione, anticipati da Shonda Rhimes durante la pausa estiva: leggerezza e sguardo rivolto al futuro, per iniziare una nuova fase della vita.

Prima di entrare nel merito della recensione si rende doverosa una premessa o, meglio, un chiarimento: Grey’s Anatomy è la storia di Meredith Grey, non la storia d’amore di Meredith e Derek. Non negherò che Derek ha rappresentato, nell’ultima decade, il mio ideale romantico, dandomi aspettative irrimediabilmente alte in fatto di relazioni sentimentali; non negherò che l’amore di Meredith e Derek è stato un faro nell’oscurità del mio cinismo, uno dei pochissimi segnali che tenevano viva la mia speranza nel lieto fine o, quanto meno, nella possibilità di incontrare qualcuno a cui poter dire “you were like coming up for fresh air. It’s like I was drowning and you saved me“. Ma capita che le persone muoiano, e la vita di chi resta non può e non deve finire per questo. Chi taccia la serie di inutilità solo per l’assenza di un protagonista maschile offende non solo gli ultimi undici anni, di cui evidentemente non hanno colto il significato, ma anche tutti coloro che in queste situazioni si trovano davvero. Grey’s Anatomy non è una fiaba che si conclude con l’happily ever after, Grey’s Anatomy è la storia della vita di Meredith e delle persone intorno a lei. L’assenza di Derek, nonostante le lacrime piante, non toglie senso alla serie, anzi, gliene dà di nuovo: come capita a tante persone, a Meredith la felicità è stata portata via, ma lei ha ancora un futuro; diverso da quello che si aspettava, ma è il suo futuro, ed è ora di iniziare a viverlo, continuando a raccontare la sua storia.

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Ciò detto, veniamo al dunque e parliamo di questo primo episodio. Come dicevo in apertura, si respira un clima nettamente diverso da quello che ci eravamo lasciati alle spalle: atmosfera più distesa, più ironia; è vero che in quanto telespettatori di lungo corso siamo temprati ed in grado di affrontare qualsiasi avversità, ma anche noi abbiamo dei limiti. Un po’ di pace ci è concessa. D’altro canto, non sono mancati alcuni tratti tipici della serie, in particolare la storyline socialmente impegnata: questa volta è stato il turno di bullismo e omofobia. L’impostazione è stata quella di sempre, ma devo dire che la situazione nel complesso mi è sembrata a tratti ridondante, come se si cercasse di sottolineare certi aspetti in modo un po’ forzato, piuttosto che lasciarli trasparire naturalmente dallo svolgersi della trama. Certamente da apprezzare, ad ogni modo, sono le ricadute che la storia delle due giovani pazienti innamorate ha avuto sui medici del Grey Sloan Memorial: dal divertente pugno di Maggie, all’ironia di Callie fino al commovente racconto di Alex. Stando a certe dichiarazioni rilasciate recentemente dagli attori, quest’anno proprio Alex e Jo dovrebbero essere un po’ più protagonisti: del resto, la loro relazione era giunta ad un punto di svolta, quindi qualche novità ci vuole; in particolare, Alex si meriterebbe davvero qualche soddisfazione, magari qualcosa di più concreto e definitivo dei piccoli successi raggiunti finora.

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Meno ottimismo pervade, invece, la relazione di April e Jackson; per quanto mi riguarda, lei è già fortunata che lui non l’abbia fatta saltare in aria con una mina antiuomo. Adesso che ha fatto i suoi comodi ed ha curato le sue ferite emotive ha finalmente deciso che vuole parlare con il marito; pensarci prima no? Mi auguro che Jackson non intenda perdonarla tanto facilmente; senza bisogno di raggiungere l’estremo delle infinite crisi coniugali di Callie e Arizona, potrebbe fargliela pagare finché lei capisca di essere stata un’idiota o, in alternativa, lasciarla definitivamente; se è destino, se ne riparlerà in futuro, quando i tempi saranno più maturi. Considerando il modo in cui si sono sposati e anche tutto il loro lungo innamoramento, credo davvero che, alla fine, siano una di quelle coppie destinate a stare insieme, ma il loro percorso è solo all’inizio. Abbiamo faticato tanto con Derek e Meredith, ora tocca anche a loro!

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Nessuna novità sul fronte Bailey, che ha prevedibilmente ottenuto il posto di primario con una delle sue tipiche trovate; il clima di familiarità è stato enfatizzato anche dalla briosa presenza di Arizona, che ha fatto da ironica valvola di sfogo rispetto alle trame principali. Chiude il cerchio il rapporto di Meredith e Amelia, perennemente in sospeso, soprattutto dopo la morte di Derek. Se alla fine della scorsa stagione avevano sotterrato l’ascia di guerra e trovato un punto di incontro, superando la tragedia che le aveva colpite, ora che sono coinquiline nella vecchia casa di Mer tornano a galla quei tipici fastidi esasperati dal vivere a stretto contatto. Ma non è nulla di serio né di preoccupante, dice bene Meredith: “I don’t totally like you. But I don’t have to, beacuse you’re family, I love you“; anche questi attriti sembrano, quindi, già risolti, creando un nuovo legame e le fondamenta necessarie per il nuovo inizio che attende Meredith, e noi con lei. Sarà una stagione di transizione, una stagione in cui l’indiscussa protagonista dovrà ripensare la sua vita, portando con sé tutto ciò che le ruota intorno. Questo significa che anche noi, avuto il tempo per elaborare il lutto e adattarci al nuovo status quo, dobbiamo ora entrare in una fase, con una diversa ottica, e pensare a Grey’s Anatomy come una serie del tutto nuova: “I want you to throw everything you think you know about anatomy out the window […] No regrets, and let’s begin“.

[Anche quest’anno potete trovare le recensioni dalla nostra affiliata Jessica Capshaw fan]

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