Grey’s Anatomy – 12×15 I Am Not Waiting Anymore – Recensione by S.

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Due sono gli eventi principali di questo episodio: la risposta di Meredith all’invito di Thorpe e l’incommensurabile idiozia di April.Il rientro dal ponte pasquale è sempre faticoso, quindi comincio da Meredith che almeno è foriera di buone notizie, così nel frattempo racimolo le energie per insultare la Kepner. Dunque, com’era prevedibile Meredith è parecchio incerta, trovare il coraggio per un primo appuntamento è più difficile del previsto. La contrapposizione tra l’entusiasmo di Maggie e lo scetticismo di Alex è stata molto divertente, ed è servito perfettamente per spiegare il contrasto interiore di Meredith, senza che lei dicesse molto. La scena in cui si scoraggia perché non ha nulla di carino da indossare vale mille parole, ed è anche una sensazione in cui chiunque può rispecchiarsi; più triste, invece, è stata quella in cui, stringendo la cuffietta di Derek, è andata a parlare con Thorpe: non perché fosse sbagliato, era solo un momento molto malinconico; “we lose people and than we find new ones. That’s how it works“, disse Alex il saggio. Alla fine Meredith trova la giusta via per lasciarsi andare: niente di impegnativo, niente tacchi e drink, solo patatine fritte e racconti di operazioni chirurgiche: un piccolo passo per affrontare la novità senza abbandonare troppo la propria comfort zone. E Thorpe sembra anche apprezzare, che sia destinato a restare, al contrario di quanto avevo previsto? Ma, come si suol dire, “comunque vada sarà un successo”, perché ciò che conta non è trovare un nuovo grande amore, ma solo aprirsi di nuovo alla vita, anche se l’appuntamento sarà un disastro.

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E ora veniamo al tasto dolente, a colei che riuscirebbe a farsi odiare anche da Madre Teresa di Calcutta e a spingere alla violenza Ghandi: parliamo di April. Eravamo tutti d’accordo sul non rivelare la gravidanza solo per evitare il divorzio, questa è l’unica cosa su cui, in linea di principio, si può dare ragione a lei non a Jackson; peccato che in tempo record lei dimostri ancora una volta di essere solo una grande egoista. È innegabile che lui abbia usato parole pesanti durante quella piazzata in ospedale, così come è comprensibile che lei non volesse affrontare la questione in quel modo, ma con grande maturità lui ha chiesto scusa e si è offerto di cercare un compromesso, mentre April si è di nuovo nascosta dietro un gesto fintamente altruistico (“non te l’ho detto perché volevo risparmiarti una nuova sofferenza”) mentre in realtà agiva pensando solo a se stessa.

Ma Jackson non è uno stupido e, per di più, la conosce bene, figuriamoci se casca in questo becero tranello: lei non gli ha nascosto la gravidanza per non farlo soffrire, lei gliel’ha nascosta per impedire che lui potesse anche solo parlare di aborto. Siamo tutte per il femminismo e per “il corpo è mio e lo gestisco io”, ma da lì a non informarlo nemmeno di essere padre ce ne passa. April vede la vita in bianco e nero (il colmo, in una serie che fa delle sfumature di grigio dell’esistenza umana la sua ragion d’essere), o si fa a modo suo o non se ne fa niente; il modo in cui nega a Jackson qualsiasi voce in capitolo solo perché “you’re not my husband” è aberrante e disgustoso, altro che carità cristiana. Come in tutte le cose importanti, per poter iniziare la risalita bisogna prima toccare davvero il fondo, e per April e Jackson la strada è ancora molto molto lunga, resa ancora più difficile dal rischio che anche questo bambino sia malato, cosa che moltiplica esponenzialmente la tensione e la gravità delle azioni di ognuno.

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E in questa situazione ad andarci di mezzo è Arizona, perché serviva qualcuno che lanciasse la bomba, ma purtroppo adesso deve subirne tute le conseguenze: si possono capire le sue buone intenzioni ma è difficile giustificarla. Nonostante questo, secondo me la tragedia tra April e Jackson si sarebbe consumata perfettamente anche se fosse stata la stessa April a rivelare la gravidanza (con un notevole ritardo), era davvero necessario introdurre questo nuovo litigio con Arizona? I litigi, purtroppo, non mancano anche su altri fronti, e per una volta è Owen a perdere le staffe dopo l’ennesimo confronto-scontro con Riggs. Devo dire che le reazioni di Hunt per la sorte della sorella mi paiono sempre un tantino esagerate e, soprattutto, se le cose stanno come ci ha appena detto Riggs, è difficile non dare ragione a quest’ultimo. E la reazione di Owen, che cede alla disperazione e alla birra, sembra confermare che ci sia del vero nelle parole del suo ex amico; la cosa ovviamente non fa piacere ad Amelia, e sul punto non so come pormi: sono contenta che lei se ne sia andata dalla roulotte lasciandosi l’ubriaco Owen alle spalle, perché rimanere sarebbe forse stato rischioso per la sua sobrietà e dio ci salvi da un’altra ricaduta di Amelia; d’altro canto, è Owen che da infiniti mesi insiste e persiste con Amelia, ora con questa genialata dobbiamo ricominciare tutto da capo? Vi prego, basta, prendete una decisione chiara.

Insomma, un gran casino: non c’è pace per nessuno (persino per Maggie e DeLuca si scorgono nubi all’orizzonte) e stranamente questa volta Meredith è l’unica a starsene bella tranquilla mentre tutti gli altri si dannano con i loro drammi esistenziali. Una gran bella puntata, ma magari facciamo che per la prossima nessuno litiga e tutti si vogliono bene?

Voto all’episodio: ♥♥♥ TV di qualità

[Come sempre potete trovare questo post anche dalle nostre affiliate Jessica Capshaw fan e We Love Alex Karev]

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