Grey’s Anatomy – 13×03 I Ain’t No Miracle Worker – Recensione by S.

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Dopo due episodi emotivamente intensi, questa settimana si fa una pausa dagli eventi più seri per dare spazio alle altre storyline, reintrodurre tutti i personaggi e, con l’occasione, alleggerire l’atmosfera.

Prima fra tutti, torna in scena Arizona: con la scusa di far visita a Callie e Sofia, Jessica Capshaw ha potuto prendersi una pausa dopo la nascita del suo quarto figlio, ma ormai si iniziava a sentire la sua mancanza, soprattutto perché la vicenda principale coinvolge proprio il suo pupillo e il suo amico/inquilino. Arizona si conferma la persona equilibrata e saggia che è diventata dopo le sue infinite crisi coniugali, e usa le parole giuste con tutti senza schierarsi con nessuno. Il suo legame con Alex è quasi materno, e altrettanto materna è la reazione che ha quando lo rivede: una ramanzina in piena regola, ma Alex non ne ha più bisogno; dimostra chiaramente di aver imparato la lezione e gli insegnamenti della sua mentore, ribadendo ancora una volta di non voler fuggire dalle proprie responsabilità e di non voler mollare nonostante le difficoltà. DeLuca riceve, invece, l’affetto della sua padrona di casa, gesto importante in un momento in cui tutti sembrano un po’ avercela con lui (la prossima volta che stia attento a non farsi picchiare, eh).

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La parte dell’episodio che ho trovato più rilevante, sebbene non sia stata la principale in termini di screen time, è quella dedicata ad April. Finalmente dimessa dall’ospedale ma ancora in convalescenza, passa le giornate ad ammirare estasiata la sua piccola Harriett, di cui è ovviamente innamorata persa. Ma questo non basta: April è una vera donna, una persona fatta di tanti aspetti e tanti lati diversi di sé; alla faccia di tutte le neo-mamme attuali che vomitano su Instagram la loro felicità da chiocce percependo la loro esistenza solo come mogli/fidanzate/madri di qualcun altro, qui siamo tutto a un altro livello: anni di battaglie femministe sono servite (in teoria) a eliminare dalla nostra vita questi beceri luoghi comuni, e per fortuna possiamo contare su Shonda Rhimes per non mandare in fumo i sacrifici della generazione precedente. April adora sua figlia, ma quanto è noioso stare a fissare un neonato tutto il giorno? April non è “madre”, è anche una madre, e la sua vita è fatta anche di altro; prima di essere madre è un chirurgo, non è qualcosa che si può cancellare od ignorare, dedicandosi solo a pappe e pannolini (lo stesso dicasi per qualsiasi altro lavoro, ovviamente). E con poche scene ecco che Grey’s ci ha già offerto la migliore lezione socio culturale dell’anno.

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Le scene più divertenti, invece, sono quelle tra Meredith e Nathan: più stanno lontani e più l’attrazione cresce. Li unisce il dolore per un amore perduto, ma c’è molto più di questo: c’è un’istintiva attrazione e un’affinità mentale da non sottovalutare, ogni battibecco non fa che sottolinearlo. Purtroppo ci troviamo nella scomoda situazione del triangolo amoroso, con la noiosa Maggie sempre sull’orlo di rovinare tutto: perchè questa donna è così pesante? Alla prossima filippica sui diritti e doveri delle sorelle persino la mia gatta vorrà togliersi la vita.

Prendiamo tutti questi elementi, oltre ai simpatici siparietti familiari di Miranda e Ben, e mettiamoci sullo sfondo un paradossale corteo funebre con familiari avvelenati, ed ecco la ricetta per un gradevolissimo episodio, uno di quelli in cui non dobbiamo stare con il fiato sospeso ma che ci lasciano, comunque, con la sensazione di aver fatto buon uso del nostro tempo.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – “I did not know a miracle could be so boring” eletta frase dell’anno

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