Grey’s Anatomy – 13×13 It Only Gets Much Worse – Recensione by S.

Se la qualità di un episodio si evince non solo da quanto ti fa amare i suoi personaggi ma anche da quanto te li fa odiare, allora possiamo dire senza nessun dubbio che questo episodio è un capolavoro assoluto.

Praticamente ad ogni scena, infatti, ho gridato insulti verso lo schermo, sperando che servissero a far rinsavire dalla follia certe persone; l’appellativo sicuramente più gettonato è stato “stronza”, seguito da “stronzi tutti quanti”, e i destinatari di queste parole d’amore sono tutte donne: April, la Minnick, la Bailey e nel dubbio anche Catherine.

April è veramente una donna senza speranza: non solo si è immeritatamente presa il posto di Meredith, ma pretende pure di avere ragione; il suo discorso sulla responsabilità medica non ha davvero né capo né coda, almeno non in questo caso, di certo l’ospedale non sarebbe colato a picco a causa del suo rifiuto. Il problema di April è sempre lo stesso, una grandissima ingenuità: persino i muri avevano capito che fosse stata Catherine a metterla in mezzo, ma lei non solo non ci arriva, quando Jackson le insinua il dubbio fa pure l’offesa. Cara April, nessuno vuole mettere in dubbio che tu sia un bravo medico, ma davvero ti bastano due moine da parte di tua suocera per cadere ai suoi piedi? Dobbiamo ricordarti che solo un anno fa aveva finto di volerti stare vicina durante la gravidanza e la rottura con Jackson solo per fregarti, farti causa e portarti via una figlia ancora nemmeno nata? Quante volte devi andarci a sbattere per capire che sei solo una pedina nelle sua mani? A parte l’arrabbiatura momentanea per questa mossa da voltagabbana, la cosa più deludente è la scarsa evoluzione del personaggio di April: dopo quello che ha passato mi aspettavo, come minimo, che fosse diventata un tantino più furba.

L’altra grande stronza dell’episodio (ma anche di tutti quelli precedenti) è la Minnick; come le fa giustamente notare Arizona, l’atteggiamento tutto “sorrisi e buonumore a oltranza” ha perso il suo appeal dopo i primi giorni (anche dopo i primi minuti, per quanto mi riguarda) e se vuole davvero cercare di ottenere qualcosa deve decidersi a cambiare strada. Eliza è costretta a rendersene conto a spese di un povero ragazzino di nove anni che muore sul tavolo operatorio suo e di Stephanie: mi dispiace tanto per il bambino, ma sono molto lieta che lei abbia finalmente preso la batosta che si meritava. Tra l’altro, dove si è mai visto un medico che impartisce lezioni di vita quando non sa nemmeno cosa voglia dire perdere un paziente? È proprio in questo frangente che emerge, per contrasto, tutta la grandezza di Richard: non si tratta solo di avere il comando in sala operatoria, essere medici è molto di più, e non c’è nessuno che sappia insegnarlo meglio di lui.

Il tragico evento serve come elemento di rottura per far emergere (alla buon’ora) un nuovo lato di Eliza, quello più fragile e, alle volte, triste. Non so se questo sarà abbastanza per salvare la deriva di questo personaggio, di certo è abbastanza per un riavvicinamento con Arizona; spero che non si tratti del suo nuovo grande amore perché non credo di riuscire a tollerarla ancora a molto, ma vedere una nuova Eliza, almeno un po’ diversa, è già un piccolo traguardo.

L’episodio non mi ha convinta del tutto non per particolari demeriti tecnici (a parte l’involuzione di April), ma solo per il fastidio che mi provocavano April e la Minnick; del resto, nonostante la sua assenza, Meredith è stata una grande protagonista, invocata da tutti i pazienti e difesa da (quasi) tutti i colleghi: alla faccia di tutti, noi siamo Team Meredith!

Voto all’episodio: ♥♥ – Chissà se esiste un limite all’idiozia di April

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