Grey’s Anatomy – 13×16 Who Is He (And What Is He to You)? – Recensione by S.

Questa settimana ci siamo presi una pausa dal Grey Sloan Memorial per una trasferta nel freddo Montana, in compagnia solo di una delle coppie ormai storiche della serie: i Japril.

L’episodio è presentato come il seguito del riuscitissimo”Japril: The Movie” dell’anno scorso, ma si differenzia non poco dal suo predecessore: più che raccontare e approfondire la storia tra i due protagonisti tra presente e flashback, infatti, questa volta è Jackson ad essere al centro dell’attenzione, e la storyline principale coinvolge direttamente soltanto lui. Come si sospettava dalla fine dello scorso episodio, Jackson sta affrontando un periodo difficile, una sorta di crisi di identità se vogliamo, che lo porta a porsi molti interrogativi sull’uomo che è, sotto ogni punto di vista. L’improvviso interesse nella Avery Foundation, lo si era già capito, era una risposta a questa crisi, così come il sottolineare continuamente il cognome che porta, e proprio questo si rivela essere il fulcro della questione: Jackson è alla ricerca della sue radici, e sta andando in Montana a curare una ragazzina solo perchè è lì che si trova suo padre. Proprio quel padre, Robert Avery, che abbandonò lui e sua madre molti anni prima, senza mai voltarsi indietro e rientrare nelle loro vite.

L’incontro reunion tra Jackson e suo padre è molto diverso dal previsto; diverso da come se lo aspettava Jackson e diverso da quello che lo spettatore medio potrebbe immaginare. A quanto pare, Robert è perfettamente felice di vivere nel Montana e gestire il suo bar, è appagato e soddisfatto della sua vita; ha un’aria serafica e pacifica, non riconosce il figlio nemmeno per sbaglio ma quando lui gli svela la sua identità è sinceramente contento e curioso di conoscerlo. Nonostante questo, non si scusa, non cerca il suo perdono, non accenna nemmeno al fatto di averlo abbandonato; è questo a sorprendere noi e Jackson inizialmente, perchè sarebbe la cosa più ovvia da aspettarsi. Ma a sorprendere ancora di più è l’incapacità di provare odio per quell’uomo dal volto sorridente e affabile; Jackson trattiene le lacrime e noi vorremmo difenderlo, ma Robert è così cordiale, è davvero una brava persona. In questo Grey’s Anatomy rimane assolutamente insuperabile: questa serie ci ha insegnato a vedere la vita in scala di grigi anziché in bianco e nero, e se Robert Avery, padre che abbandonò la famiglia, nell’immaginario comune è un mostro ed un nemico, nella realtà è soltanto un brav’uomo; ha certamente sbagliato nel suo passato, non è stato in grado di prendersi le sue responsabilità, ma questo non è tutto quello che lo definisce. Al suo posto avrei un tantino rivisto la strategia comunicativa da usare con il figlio ritrovato, ma in fondo non è di certo un essere malvagio. È un essere umano, con i suoi pregi ed i suoi sbagli, imperfetto e complesso, né migliore né peggiore di tanti altri. Sicuramente il merito di aver reso così bene il personaggio va, oltre che agli autori, a chi l’ha interpretato: Eric Roberts (fratello di Julia Roberts e padre di Emma Roberts, per chi non fosse aggiornato) ha svolto un lavoro egregio, dando finalmente un volto a chi per anni era stato solo un nome, e dandogli un volto ormai impossibile da dimenticare.

Il fatto che l’episodio fosse incentrato soprattutto sulle vicende personali di Jackson non ha comunque fatto passare in secondo piano April. Il suo ruolo è stato fondamentale e decisivo per l’evoluzione di Jackson del suo rapporto con il padre; è grazie a lei che Jackson decide cosa fare e che posizione prendere nei confronti di Robert (ossia considerarlo un capitolo chiuso, con la consapevolezza di essere un padre migliore di lui). Durante tutto l’episodio April è stata per Jackson un sostegno incrollabile ed un punto di riferimento; questa volta, a differenza di tante altre, lei non ha preteso nulla da lui (se non che facesse il suo lavoro), né l’ha accusato di alcunché; questo dimostra senz’altro la profondità e la sincerità del loro legame, solo essendo la “persona” l’uno dell’altra avrebbero potuto affrontare così questi avvenimenti. L’epilogo, invece, mi ha lasciata alquanto perplessa: galvanizzati ed eccitati per la riuscita dell’operazione, nonchè riavvicinati dalle conversazioni su Robert, i Japril finiscono a letto insieme, ma più che un epilogo sembra l’inizio di qualcosa; il problema è che non si sa di cosa, potrebbero tornare insieme così come potrebbe essere un episodio sporadico (come quello che portò alla nascita di Harriett), è davvero difficile prevedere la direzione che prenderanno le cose tra i due. Ma forse è questo il bello della loro storyline?

L’episodio è stato davvero ben fatto non solo per le scoperte e le novità dei Japril, ma anche per il perfetto bilanciamento tra il caso medico della settimana e le vicende personali dei protagonisti; ancora più bello è stato che la storia della giovane paziente fosse particolarmente toccante e coinvolgente, quando ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di meno rilevante a fare da contraltare ad avvenimenti così importanti fuori dall’ospedale. L’equilibrio tra tutte le sue componenti fa di questo episodio uno dei migliori della stagione, nonché l’ulteriore conferma di quanto Grey’s Anatomy sia una perla del panorama televisivo.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ – Sapevamo che Jackson fosse ricco, ma addirittura l’aereo privato??!

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