Grey’s Anatomy – 13×24 Ring of Fire (Season Finale) – Recensione by S.

La tredicesima stagione di Grey’s Anatomy si conclude con un finale abbastanza adrenalinico, la giusta dose di tragedia e commozione ma anche qualche lacuna nella scrittura che, sinceramente, non mi aspettavo.

Ma partiamo dai lati positivi: un semplice incendio avrebbe potuto rivelarsi banale (soprattutto se confrontato con i disastri di altri finali, sopratutto sarebbe stato noioso seguire Stephanie nella sua lotta contro le fiamme; affiancarle la bambina di cui prendersi cura ha reso certamente più facile per noi appassionarci alla storyline e temere seriamente per la loro sorte; del resto, se l’istinto di sopravvivenza rende le persone capaci di gesti impensabili, l’istinto di sopravvivenza unito al dovere di salvare un bambino (per quanto antipatico) amplifica ulteriormente la cosa. Vedere Stephanie ed Erin letteralmente attraversare una parete di fuoco, salire faticosamente le scale solo per poi perdere le speranze di uscire dall’ospedale e infine gridare aiuto dal tetto è stato davvero coinvolgente, non posso negare che mi abbia tenuto con il fiato sospeso.; ho spesso temuto il peggio, e vederle arrivare vive alla fine dell’episodio è stato davvero eroico. Nonostante questo, l’epilogo della vicenda mi lascia un tantino perplessa: dopo aver passato tutta l’infanzia e la vita adulta negli ospedali, Stephanie decide di abbandonare la carriera da chirurgo per allontanarsi da quell’ambiente; rischiare di morire la spinge ad allontanarsi da quel mondo; ok, ma rischiare di morire e aver trascorso la vita in ospedale non era esattamente il motivo per cui era un chirurgo (ed uno così bravo)?? Posso capire l’idea di fondo del trauma che porta a prendere decisioni drastiche, ma almeno fategliene prendere una coerente con la sua storia! Chiediamo troppo?

Purtroppo per noi la trama ha presentato altri buchi, e trattandosi di un season finale non è un problema da poco. Quello principale riguarda Alex: pochi personaggi sono stati maltrattati come lui in questi ultimi episodi; qual è il senso di fargli trovare il marito di Jo se poi non succede niente? E dov’era Jo?? Va bene farla vedere di meno a causa della gravidanza di Camilla Luddington ma non può sparire all’improvviso! La sua assenza è un problema anche perché la stagione era iniziata ponendo i Jolex al centro, o almeno in una posizione di rilievo; tutto ruotava intorno ad Alex e al passato di Jo, sembravano sul punto di fare grandi progressi (in un senso o nell’altro) e all’improvviso tutto sparisce nel nulla? Non è un comportamento serio da parte degli autori, né nei confronti degli spettatori né nei confronti di Alex.

Critiche simili possono muoversi alla storyline della Minnick: se dobbiamo trovare una scusa per liquidarla, sono d’accordo; se dobbiamo realizzare che aveva sempre avuto ragione Richard, sono d’accordo. Ma allora perchè tirarla così alla lunga? Perché sforzarsi così tanto di trovarle un posto e un ruolo, di farcela piacere (con scarsi risultati) e di iniziare lentissimamente una storia con Arizona (praticamente sono state insieme due settimane) se alla fine se ne va per gli stessi motivi per cui la si criticava sin dall’inizio? Non ha alcun senso, e non mi piace quando le trame non hanno senso, da Grey’s mi aspetto di più. Un altro avvenimento secondario destinato, però, a diventare rilevante nella prossima stagione è l’amore che sboccia tra Jackson e Maggie: anticipato subito dopo la morte di Diane e rimasto latente per tutti gli episodi successivi, non si è manifestato completamente nemmeno adesso, o almeno non in modo tradizionale; si è capito che tra i due stesse iniziando qualcosa non in un dialogo tra loro o in un momento più intimo condiviso ma, stranamente, nella scena coinvolgente anche April. È bastato il suo sguardo a Maggie e all’ex marito per farci capire che qualcosa stava per succedere, e probabilmente l’abbiamo capito prima noi degli stessi diretti interessati; questo stratagemma narrativo mi è piaciuto molto ed è riuscito perfettamente, almeno bilancia un po’ certe altre lacune imperdonabili.

Per fortuna c’è stata anche una storyline assolutamente perfetta, che basta a farmi chiudere un occhio su tutto il resto. L’unica che non delude mai, la nostra certezza e il nostro orgoglio: Meredith Grey. Se la scrittura degli episodi a volte può tradire altri personaggi, con lei non sbaglia mai un colpo. Ci sono state esplosioni, fiamme e bambini intrappolati, ma il gesto più eroico e più toccante è stato quello silenzioso di Meredith nei confronti di Nathan. Quando gli rivela che Megan è viva si preoccupa che stia bene, che sia fisicamente in grado di affrontare una notizia del genere; quando lui finalmente realizza la situazione (applausi a Martin Henderson per l’interpretazione) condivide la sua gioia, e si vede chiaramente che la condivide davvero, che capisce quello che lui sta provando; il dolore per la perdita dei loro rispettivi grandi amori è ciò che dall’inizio li ha uniti, nessuno meglio di lei può comprendere quell’emozione, assolutamente legittima. Lo dice lei stessa quando lui, goffamente, si rende conto che la ricomparsa di Megan è inevitabilmente in conflitto con la relazione con Meredith: “if this was Derek, I’d already be gone“. E questo ci permette anche di capire che è giusto così, le cose devono andare così: se fosse Derek, tutti torneremmo da lui. È un peccato che la storia con Nathan finisca, ma almeno le ha insegnato a ricominciare, le ha insegnato ad iniziare un nuovo capitolo della sua vita, che poi è il motivo per cui ci siamo affezionati a Meredith nel corso degli anni: perchè, sotto i nostri occhi, ogni anno di più la vediamo affrontare la vita e crescere.

Voto all’episodio: ♥♥♥ ½ – Dobbiamo prepararci ad accogliere Megan nello staff del Grey Sloan Memorial?

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