Grey’s Anatomy – 14×07 Who Lives, Who Dies, Who Tells Your Story – Recensione by S.

Un episodio bellissimo per un traguardo importantissimo, con infiniti tributi, rimandi, citazioni e omaggi: per festeggiare i 300 episodi non avremmo davvero potuto chiedere di meglio.

I festeggiamenti cominciano già dai primi minuti, quando ritroviamo l’originale sigla della serie con “Cosy in the rocket” di sottofondo: non vedevamo questa sequenza da anni, ma il ricordo dei primi giorni di Grey’s è indelebilmente legato a quelle immagini e quella musica, soprattutto nella mente dei fan della prima ora. L’atmosfera di festa e suspence continua quando scopriamo che è la giornata della consegna dell’Harper-Avery Award, e subito sale la tensione per la nostra candidata preferita: un’ansia che nemmeno alla finale dei mondiali.

L’arrivo dei finti Cristina, George ed Izzie, insieme alla nuova classe di tirocinanti, è l’espediente per un’infinita serie di citazioni e rimandi al passato: ogni personaggio, da Alex alla Bailey, da Webber ad Arizona, ha così l’occasione di riflettere sul proprio (lungo) percorso e omaggiare chi, per più o meno tempo, ne ha in qualche modo fatto parte. L’idea dei pazienti somiglianti ai vecchi personaggi avrebbe potuto risultare forzata e poco credibile, ma il tono leggero (tipico di questa stagione), nonostante la commozione sempre latente, l’ha reso efficace ed apprezzabile. Passiamo dall’aria sempre allegra e frizzante di Izzie all’incidente di George, dai ferry-boat amati da Derek ad alcune battute ripetute esattamente come nel pilot: l’episodio è davvero intriso dei momenti topici degli ultimi quattordici anni, ma nonostante questo lo sguardo è sempre rivolto al futuro.

E il futuro è tutto di Meredith, perchè più di ogni altra cosa questo episodio è un tributo a Meredith Grey, esplicitato perfettamente dal discorso di Jackson dopo l’agognata vittoria dell’Harper-Avery: Mer ha affrontato più dolore e perdite di chiunque altro, ma mai ha lasciato che questi eventi offuscassero il suo cammino; è cresciuta dark & twisty sin dall’infanzia, ma nonostante questo ha sempre trovato la sua strada; lungo quella strada ha incontrato chi la accompagnasse, chi le insegnasse a diradare quelle tenebre che la avvolgevano, con l’aiuto di tutti è diventata quello che è oggi, ma il merito più grande va a se stessa. Solo lei poteva trovare la forza di trasformare il dolore in determinazione, solo dentro di lei si trovava il potenziale per trasformarsi nella donna e nel chirurgo in cui persino lei forse non osava sperare.

Il trecentesimo episodio celebra Meredith e, insieme a lei, l’amicizia: sia quella che ormai lega i fan alla serie, per cui i personaggi sono come famiglia, sia quella tra i personaggi stessi; non a caso la puntata si conclude con Meredith e Alex (e Cristina) nei tunnel del Grey Sloan Memorial, finisce proprio come tutto è iniziato. Un simbolo che ci ricorda come alcune cose siano, in fondo, sempre le stesse e, allo stesso tempo, come tutto cambi con il passare del tempo, permettendoci così di guardare ai ricordi con nostalgia ma anche di affrontare il futuro forti dei traguardi conquistati finora.

Come un cerchio che si chiude, all’apice della sua carriera Meredith fa finalmente pace con la figura di Ellis, mentre la figlia sua e di Derek annuncia di voler diventare un neurochirurgo; mentre Meredith, con tutto l’ospedale, festeggia il suo successo, i nuovi tirocinanti si preparano ad affrontare quelli che, per noi, sono stati finora gli anni più magici: fatti di pause sulle barelle nei tunnel, competizione, amicizie, amori consumati nelle on-call rooms e le infinite sorprese che la mente di Shonda Rhimes ci ha regalato. Grazie.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥♥ – 300 volte grazie, 300 volte #TeamMeredith

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