Grey’s Anatomy – 14×09 1-800-799-7233 – Recensione by S.

Due mesi non sono mai stati così lunghi: alle pause invernali delle serie tv siamo ormai abituati, ma quando ci lasciano con un cliffhanger così ben riuscito è davvero difficile sopportare l’attesa.

Un episodio speciale sotto più punti di vista, a partire proprio dal titolo: una caratteristica di Grey’s, rimasta invariata sin dal pilot (e non è poco), è quella di dare alle puntate titoli di canzoni, ma la tradizione è appena stata interrotta sostituendo la canzone inizialmente prevista con il numero della linea di aiuto per le donne vittime di violenza. Un’idea nobile (avuta peraltro da Giacomo Gianniotti), che sottolinea ulteriormente l’importanza del tema trattato questa settimana.

Il marito violento di Jo fa parte del nostro immaginario ormai da un po’ di tempo e questi due mesi sono serviti a far penetrare nelle nostre menti l’ansia che trasmetteva quel suo sorrisino nel finale invernale; e adesso, con un intero episodio a sua disposizione, Matthew Morrison ha confermato i sospetti iniziali, dimostrando benissimo quanto possa essere subdola un’apparenza perfetta, ricordandoci ad ogni scena che nulla è come sembra e che la violenza si cela anche nelle relazioni più impensabili. Gli autori hanno anche descritto perfettamente il meccanismo che si innesca nei rapporti tra oppresso ed oppressore: Paul non è semplicemente una persona cattiva, uno che va in giro a raccontare assurdità e la sera prende a schiaffi la moglie, uno di quelli che se lo incontri per la strada preferisci girargli alla larga; la realtà è molto più complessa, più nascosta, piena di sfumature di grigio, nemmeno a farlo apposta. Paul è affascinante e gentile, un bravo medico e una persona educata, e le cose che racconta di Jo non sono tecnicamente delle falsità; sarebbe troppo facile insultarla e sminuirla agli occhi degli altri dicendo “mi ha tradito decine di volte con tutti quelli che incontrava” o qualche altra assurdità a cui nessuno crederebbe, lui riporta fatti realmente accaduti (il passato difficile di Jo, il periodo in cui viveva in macchina, la paura di essere abbandonata), ma li manipola creando una sua personale versione della verità, tanto più pericolosa quanto difficile da distinguere dalla versione originale. E infatti Jo è terrorizzata, non tanto dal rischio che lui le metta le mani addosso in ospedale, ma da quello che racconta di lei e del suo passato: ha paura che i suoi amici, i suoi colleghi e la sua famiglia gli credano, perchè non sanno quanto Paul sia abile a mentire.

Altro merito della puntata è quello di aver descritto la rete di aiuto di cui non si può fare a meno per salvarsi da queste situazioni: Alex e Meredith sono rimasti al fianco di Jo come soldati a difesa della loro regina, inamovibili nelle loro posizioni, assolutamente indifferenti alle illazioni di Paul. È importante avere almeno una persona su cui poter contare in questo modo, ma il rischio che le parole di Paul colpiscano nel segno è altissimo, basterebbe che spargesse la voce tra i tirocinanti appena arrivati o tra gli infermieri che non conoscono Jo. Ed è un problema non perchè sono fastidiosi pettegolezzi, ma perchè anche questa è una forma di controllo, di manipolazione, di persistente minaccia alla vita e alla sicurezza di Jo. D’altro canto lei, per quanto spaventata e arrabbiata, riesce finalmente a trovare la sua voce e dire a Paul quello che pensa di lui: non saranno frasi che gli cambieranno la vita, ma è per lei è un grandissimo segno di ribellione e liberazione (lui lo sa bene, e infatti torna indietro più minaccioso di prima).

Per un perfetto disegno del destino, l’episodio è andato in onda proprio nel periodo del movimento Time’s Up, delle proteste ai Golden Globes e delle Women’s March: insomma un periodo storico generale in cui si pone più attenzione alla questione femminile a 360 gradi, dalla parità di stipendio alle possibilità di carriera, alle scelte sul proprio corpo fino alla lotta alla violenza in ogni sua forma.

E siccome Grey’s è sempre un passo più in là, un altro argomento importante è delicato è stato affrontato: abbiamo infatti fatto la conoscenza del nuovo intern Casey Parker, primo personaggio transgender della serie (interpretato dall’attore trans Alex Blue Davis); per la scena in cui rivela alla Bailey di essere un “proud trans man” gli autori si sono consultati con rappresentanti e portavoce della comunità LGBTQ e la showrunner Krista Vernoff ha dichiarato di aver riscritto quella scena più volte di qualsiasi altra, per assicurarsi che il risultato fosse assolutamente perfetto e rendesse giustizia al personaggio (la sua storia medica viene infatti rivelata solo alla fine dell’episodio, solo dopo che l’abbiamo iniziato a conoscere ed apprezzare per il suo carattere e le sue capacità).

Non avremmo potuto chiedere di meglio da questo episodio, che ripaga anche oltre le nostre aspettativa la lunga attesa invernale; le uniche perplessità riguardano Maggie e Jackson: la soddisfazione di infastidire April ha già lasciato spazio al disgusto per una relazione semi-incestuosa, per fortuna è arrivato l’uomo di Tinder a salvarci in tempo! Devo ancora prendere posizione su Sam e DeLuca: non riesco a capire se lei mi stia simpatica o se sia estremamente irritante, un confine più sottile di quanto pensassi.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ – Secondo me è stata la nuova fidanzata ad investire Paul

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