Grey’s Anatomy – 14×17 One Day Like This – Recensione by S.

Lenti miglioramenti in questo episodio, e data la situazione complessiva potrebbe anche trattarsi di un fuoco di paglia; oppure, mancando ormai davvero poco al finale, gli autori stanno davvero cercando di avviare le storyline nella direzione giusta.

Partiamo subito dalla cosa peggiore: Owen (e la povera Teddy); questa volta lei non ha davvero nessuna colpa, se mai è lui che è diventato più imbecille del solito. La dottoressa Altman ha ragione su tutta la linea, Owen è molto bravo nei grandi gesti teatrali e romantici ma in concreto, quando si tratta di affrontare la vita reale, è solo un ragazzino alla ricerca di qualcuno da salvare, così da poter interpretare il ruolo del martire. La deformazione professionale dell’esercito gli è un tantino scappata di mano e sono molto contenta che Teddy l’abbia rispedito da dove è venuto: pur non avendola mai trovata simpatica, non è quello il modo di dichiarare il proprio amore, come se fosse l’ultimo dei ripieghi. Ma come gli è venuto in mente? Non vedo davvero nessuna via d’uscita per questo personaggio, sembra funzionare solo nei momenti drammatici, quando deve superare ricordi traumatici con la compagna di turno o quando la moglie sta per morire, per il resto ha la maturità emotiva di un dodicenne. A questo punto l’unica soluzione è che si dedichi solo al lavoro e che metta da parte ogni aspirazione romantica fino all’arrivo di nuovi personaggi, dato che ormai si è fatto terra bruciata intorno (anche se, la butto lì, c’è una persona con cui sembra un minimo più sveglio: April; secondo voi è un’idea folle?).

Miglioramenti davvero lievissimi anche sul fronte della crisi esistenziale di April: è stata toccante la scena della morte del rabbino così come vederla finalmente arrendersi al peso del suo dolore, lasciarsi andare alle lacrime e accettare la realtà di tutto quello che è successo. Un po’ meno soddisfacente è stata la conclusione a cui è giunta: bisogna avere fede anche quando le cose vanno male, non c’è nessuna garanzia che seguendo i dettami del tuo dio tutto vada per il meglio. Ma va? Questa non dovrebbe essere piuttosto la premessa da cui ogni fedele parte? Questa è una lezione che April dovrebbe avere già interiorizzato da parecchio tempo, ma non perchè ha avuto altri momenti duri in passato, dovrebbe saperlo già solo per il fatto di essere credente; dovrebbe essere proprio questa convinzione che l’ha aiutata a conciliare fede e lavoro per tutti questi anni, dobbiamo credere che se la fosse solo temporaneamente dimenticata? Se così fosse sarebbe, allora, la conferma che il suo comportamento era solo il capriccio di un’egoista immatura. Avrei preferito vederla sviscerare questo dogma, analizzare il suo rapporto con la fede alla luce delle sfide affrontate, ma mi accontento di tutto per vederla uscire da questo ridicolo tunnel autodistruttivo.

Infine, c’è Meredith, colei che anche con una storyline a metà riesce a reggere l’intero show sulle sue spalle. Questa settimana ha ricevuto un’attenzione particolare grazie alla presenza di Nick (Scott Speedman, Animal Kingdom), fascinoso chirurgo a cui Meredith salva la vita. Tra i due sono subito confidenze (anche relativamente intime) e scintille, come Meredith stessa ammette lui le fa provare qualcosa che non aveva più provato dopo Derek (ciaone Riggs). Non è ancora dato sapere se Nick è destinato ad avere un ruolo nella vita di Meredith, che del resto ha già dichiarato il proprio interesse, o se è servito solo da propellente, per ricordare a Meredith che può ancora cercare l’amore (ma cercarlo altrove); il mistero, infittito dal fatto che la sorte del personaggio di Speedman in Animal Kingdom è ancora in sospeso, rende la vicenda più interessante (e non a caso né una serie né l’altra dà conferme ufficiali in proposito), ma il vero colpo da maestro in questo caso è stata la citazione del pilot. Nei momenti difficili, quando gli autori brancolano del buio, c’è una mossa sicura in Grey’s, una mossa che garantisce l’effetto emotivo immediato: il ritorno alle origini. E infatti, se vedere Meredith pian piano aprirsi con Nick, raccontare lati nascosti di sé, è stato dolce e (finalmente) appassionante, il vero carico da novanta è stata la scena al bar tra lei ed Alex. “I’m just a girl in a bar“, ed è subito ondate di ricordi, fiumi di emozioni travolgenti; per quanto sia doloroso ricordare ciò che è stato con Derek, e non potrà più tornare, è comunque bello vedere Meredith riaprire le porte ad una possibilità che, dopo Riggs, sembrava del tutto abbandonata. E la scena finale, quel flashback di lei che si gira al bar, contemporaneamente mi spezza il cuore e mi fa sorridere, perchè mi ricorda che quella ragazza, quella da cui tutto è partito, è ancora lì.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – Non a caso la puntata è bella quando non si vedono Jackson e Maggie

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