Homeland – 4×09 There’s Something Else Going On – by R.

homeland4x09.1

Dopo aver visto “There’s Something Else Going On” capisco perché lo hanno trasmesso prima della pausa – solo una settimana di stop per fortuna, ma insostenibile dopo quel che è accaduto in questo episodio. Lo scambio voluto da Haqqani – e chissà da quanti altri dell’ISI oltre a Tasneem Qureshi – è finalmente arrivato; “The United States does not negotiate with terrorists”, una frase che abbiamo sentito spesso nei political drama – 24: Live Another Day solo per ricordare il più recente – ma che di fronte alla minaccia di uccidere l’ex Direttore della CIA viene messa da parte: il Governo Americano accetta di liberare tutti i vecchi membri della squadra di Haqqani pur di salvarlo. Nessuno ne è felice, non Lockhart che però non può vedere il suo predecessore decapitato, non Quinn che osserva con un’espressione che dice tutto la sfilata dei prigionieri e soprattutto non Saul e Carrie. Il primo ha già messo in chiaro che preferirebbe morire piuttosto che essere un’arma nelle mani dei terroristi; la seconda sa che “There’s something else going on”, credono di fare fessa Carrie Mathison? Lo sanno che non è stupida o non avrebbero sostituito i suoi medicinali e Tasneem non la scruterebbe come uno scarafaggio da schiacciare. La Mathison avrà i suoi problemi, ma è geniale nel suo lavoro, quindi non si lascia incantare da quella che è evidentemente una copertura di un piano più grande: Haqqani voleva fingersi morto, il rapimento di Saul è arrivato solo quando suo nipote lo ha costretto a venire allo scoperto, quale era il suo progetto originario?

Eppure per quanto il dubbio sullo scambio di ostaggi sia sempre lì – Quinn dalla sala di comando e Carrie a pochi metri da Saul osservano ogni dettaglio che potrebbe incidere sulle sorti dell’operazione – la costruzione della scena è talmente perfetta da far dimenticare ogni preoccupazione in favore delle emozioni del momento. Al centro di tutto la vita di Berenson, ulteriormente minacciata da quel bambino-garanzia coperto di esplosivi a cui l’uomo ha tranquillizzato il sonno poche ore prima e che qualcuno è pronto a far saltare in aria qualora gli americani vogliano fregarli. Saul ribadisce quanto già aveva espresso in precedenza: lui non vuole che dei terroristi vengano liberati per salvarlo e per questo è disposto a morire. Lo fa in uno straziante confronto con Carrie, faccia a faccia quando la donna lo raggiunge al centro della zona di scambio implorandolo di alzarsi, di andare con lei verso la squadra americana; ma lui non cede, neanche di fronte alla menzione della moglie “You think I can live with this?”: ciò che potrebbe accadere con la liberazione di quei prigionieri è insostenibile per Saul, porterebbe per sempre il peso della vergogna di essere l’uomo per il quale il Governo Americano ha dovuto piegare la testa liberando pericolosi terroristi in grado di provocare chissà quante morti. Berenson si sta arrendendo, accetterebbe perfino che un bambino si immoli per ucciderlo. Per fortuna Carrie ha superato la fase del pronta a tutto pur di sconfiggere il nemico, mettendo al primo posto ciò che prova per Saul. Un peso deve averlo avuto anche la conversazione con Mira, che aveva messo in dubbio che Carrie potesse dare la priorità alla salvezza di Saul – seriamente Carrie aveva pensato che si riferisse a Lockhart? – senza dimenticare l’esperienza con Aayan che ha inciso sulla donna più di quanto lei stessa avrebbe immaginato. Il discorso tra le lacrime della Mathison a Saul suona come l’opposto di ciò che la medesima donna era pronta a fare sino a poco tempo fa, quando lo avrebbe colpito con un missile pur di eliminare il nemico: “Do you know who you sound like? Them. 14 years of war and this is what it’s come to? Asking a child to blow you to kingdom come? And for what? For fucking what? This is not who we are. This is not who you are (…) No more dying. I want to go home”. E finalmente l’uomo si alza, permettendo la conclusione dello scambio. Tiriamo un piccolo sospiro di sollievo.

homeland4x09.2

Ancora freschi dell’esperienza del Mid-Season finale di The Walking Dead, siamo infatti consapevoli che i pericoli di uno scambio non sono finiti finchè non ci sono miglia e miglia di distanza fra le parti. Se a ciò aggiungiamo quel minaccioso “There’s Something Else Going On” la tranquillità è un obiettivo ancora lontano. Il fatto che a illuminare il tutto – troppo troppo tardi però – sia quell’infido di Dennis Boyd rende lo scenario più terribile perché se quell’uomo inutile avesse parlato prima si sarebbe potuto evitare il dramma. Dennis fa sua sin all’esasperazione la regola “Negare, negare e sempre negare”, non cede né di fronte a John, né a Carrie; neppure la moglie – che devo dire mi aveva proprio fregata col suo doppogioco – con le buone e con le cattive riesce ad estorcergli qualcosa, chi non ha desiderato vedere arrivare Jack Bauer nella sua versione di spietato torturatore per farlo confessare? Al pari dell’ambasciatrice devo ammettere di essere rimasta colpita dal suo non crollare alla prima insinuazione, lo credevo talmente debole da cogliere la prima occasione per scrollarsi quel peso. E invece tenta perfino la fuga! Si decide a parlare solo quando realizza pienamente cosa ha fatto, intuendo quale sia il piano dei terroristi. Peccato ci voglia l’esplosione ai danni delle auto che accompagnano in ambasciata Carrie e Saul. Berenson è ancora in uno stato delicato quando arriva la telefonata della moglie, ha difficoltà anche a prendere il telefono, forse per quel senso di vergogna che dicevo prima; e quando finalmente sta per parlarle ecco che l’auto dinanzi alla loro viene colpita. A quell’esplosione ne seguono altre, non sappiamo se la loro macchina sia fra quelle che saltano in aria, di certo non li vediamo scendere, saranno sopravvissuti? L’ambasciatrice è costretta a mandare i marines sul posto ed è proprio questa decisione a svegliare Dennis: quell’idiota ha detto a Tasneem del tunnel sotto l’ambasciata che consentiva a Carrie di entrare ed uscire indisturbata. In quel medesimo momento lo stesso viene percorso da Haqqani e i suoi uomini appena liberati: l’ambasciata americana è senza difesa e in piena invasione terrorista. Grazie Dennis!

homeland4x09.3

Il piano originario di Haqqani viene così svelato quando ormai la stessa Carrie, presa dalle emozioni dello scambio, sembrava aver dimenticato ogni suo sospetto. E ora non sappiamo neanche in che stato è. Dubito che lei sia morta, ma Saul? E Quinn all’ambasciata? Mettiamo bene in chiaro: Peter Quinn non può morire a causa di quel traditore di Dennis, è inaccettabile!

L’episodio è talmente coinvolgente che neanche mi sono accorta del tempo che passava e ora c’è pure la pausa, che fatica! A tre puntate dal finale di stagione assistiamo ad un episodio degno del Season Finale e in cui vedo l’ulteriore prova che questa quarta stagione merita molto più delle precedenti. E adesso cosa dovremo aspettarci?

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrFacebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Un pensiero su “Homeland – 4×09 There’s Something Else Going On – by R.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *