Homeland – 4×12 Long Time Coming (Season Finale) – by R.

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Premetto che sono tra i pochi ad aver apprezzato questo finale di stagione; è vero è stato un episodio tranquillo rispetto alle conclusioni a cui ci avevano abituato e soprattutto rispetto ai più recenti: niente esplosioni, sparatorie, impiccagioni, solo una profonda indagine personale dei protagonisti. Ma anche quella serve, se fosse sempre tutto azione non avrebbe senso, tanto varrebbe farsi una maratona dei film di Steven Seagal. Tra l’altro uno degli aspetti che distingue Homeland dall’altro show sulla tematica terrorista, 24, è proprio il maggior peso dato alla psicologia dei personaggi.

E comunque non si può definire un episodio tranquillo per Carrie, chiamata ad affrontare il ritorno improvviso della madre, il funerale del padre, gli strascichi della missione in Pakistan e il tanto atteso bacio con Quinn. La Mathison appare in una versione diversa da quella a cui siamo abituati, più simile all’immagine – poi prontamente smentita – che aveva lasciato intuire nella prima puntata di questa quarta stagione. Carrie sembra finalmente serena catapultata in quella “normal life” che prima le andava tanto stretta: come annunciato dal breve scambio via Skype di “Krieg Nicht Lieb”, la piccola Franny è riuscita nell’impresa di portare alla luce lo spirito materno della protagonista, che non appare più insofferente e spaventata dal suo ruolo di mamma. Esattamente ciò che suo padre aveva pronosticato. Il suo funerale diventa l’occasione non solo per un commovente monologo di Carrie, che manifesta le sue fragilità, ma anche per una reunion con i tre personaggi maschili che tante cose hanno dovuto affrontare insieme a lei, Quinn, Saul e Lockhart: i quattro riescono a trascorrere una serata “sad, but fun”, dimenticando per un po’ la questione Haqqani e tirando così il fiato da tutto il trambusto che ancora li circonda. Ci voleva proprio. Ma più di tutto ci voleva l’appassionato bacio tra Quinn e Carrie; gli autori sembrano proprio aver ingranato la marcia per il vero inizio della loro storia. Dopo quanto accaduto nello scorso episodio era chiaro che un cambiamento nel loro rapporto fosse dietro l’angolo, ma il lungo periodo in cui i sentimenti di Quinn non hanno visto il minimo spiraglio di essere contraccambiati lasciava non pochi dubbi su un concreto passo avanti. Ma la scena del bacio è sufficiente a spazzarli via. Non rendiamo tutto troppo facile però, stiamo sempre parlando di Carrie Mathison. La donna manifesta subito i suoi dubbi a Peter: “I know how it goes. It ends badly”, il suo disturbo bipolare è una spada di Damocle su un’eventuale relazione, sono già condannati al fallimento. Quinn ha ragione nel dire di averla già vista in condizioni “critiche”, si è pure preso un pugno! Lui vuole Carrie, vuole costruirsi con lei una nuova vita, lontano da quelle missioni che li distruggono, ancora una volta dichiara di voler lasciare il suo lavoro, ma ora sa che da solo non può farcela “Islamabad was ugly. It was a black hole and I don’t want anything like that in my life ever again. I want to get out and stay out. But I can’t do it on my own. I’ve learned that (…) We get out together”. Come si può resistere a una simile dichiarazione? Carrie può, ma Peter le lascia tempo per riflettere.

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Per dare una nuova scossa alla protagonista a tutto pensavo tranne che a sua madre; la donna che aveva abbandonato lei e sua sorella 15 anni prima torna dopo aver letto il necrologio. In questo caso a sorprendermi tra le due sorelle è Maggie: come fa ad accoglierla in casa come niente fosse? In 15 anni non si è mai interessata e fa pure l’offesa quando Carrie non vuole farle conoscere Franny! Non è neppure tanto convincente nel suo tentativo di voler recuperare il rapporto con le figlie se basta un più che giustificato no di Carrie per farla ripartire per il Missouri senza neppure lasciare un suo recapito. I saggi e preziosi insegnamenti di Maria durante C’è Posta per Te non hanno insegnato nulla? La Mathison non può perdonarla così semplicemente e Maggie non può paragonarle nel vizio di “walking out”: Carrie allora ha preso atto che fare la mamma non era per lei, avrebbe fatto male a se stessa e a Franny, ma non si è dimenticata della figlia, manteneva i contatti ed era ovvio che prima o poi sarebbe tornata; dalla loro madre non sono arrivate né telefonate né biglietti in 15 anni. Non è la stessa cosa. Carrie però non ha un cuore di pietra come sarebbe potuto sembrare in parecchie occasioni e quando scopre che suo padre, nonostante tutto, continuava a custodire gelosamente i ricordi del loro matrimonio, va in Missouri in ricerca di una spiegazione del suo allontanamento. Oltre alla sorpresa di avere un fratellastro di 15 anni esatti, Carrie viene informata di una verità che cambia ogni prospettiva sulla sua vita privata: la madre non se ne è andata perché la vita con un uomo bipolare è impossibile e destinata alla rovina, ma perché non poteva fare a meno di tradirlo, finché rimanere incinta di uno dei suoi amanti ha reso il senso di colpa troppo pesante. Carrie ha sempre creduto di non potersi mai lasciare andare veramente in una storia perché a causa della sua malattia il fallimento sarebbe stato sempre dietro l’angolo: questo era successo ai suoi genitori. Ma la realtà era tutt’altra, così anche quello che sino ad ora la bloccava nel dire sì a Quinn svanisce. Tutto è pronto per il lieto fine, ma lo sguardo di Peter di poco prima lascia intuire il peggio, che ovviamente si realizza: la titubanza di Carrie lo ha convinto che un sì non ci sarebbe mai stato e così è partito per una missione autogestita, altamente pericolosa e in cui, giusto per completare il quadro, non sono possibili comunicazioni esterne. Ma cavolo Quinn! Va bene che lei sembrava più per il no che per il sì, ma darle un po’ più di tempo? Ti sei innamorato di Carrie Mathison dopotutto, lo sai che ha i suoi problemi, hai atteso fino ad adesso, aspettare qualche ora ti urtava tanto?

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Dato che la partenza di Quinn non è sufficiente, a fare terra bruciata attorno a Carrie ci pensa il protagonista del colpo di scena della scorsa puntata: Dar Adal. L’uomo è disposto a passare sopra alle morti degli americani all’ambasciata pur di trovare degli accordi fruttuosi con Haqqani – perché la missione vale più dei propri uomini – e spinge Saul ha fare lo stesso: Haqqani non diffonderà il video in cui sono insieme e lui potrà prendere il posto di Lockhart (poveretto, aveva solo cercato di salvare Fara e lo costringono alle dimissioni!). Chi non avrebbe scommesso sul no di Saul? Si tratta sempre dell’uomo che fino a pochi giorni prima avrebbe preferito morire piuttosto che permettere la liberazione di un gruppo di terroristi: Saul Berenson non potrebbe mai scendere a quei compromessi, rinnegherebbe ciò che è sempre stato e darebbe uno schiaffo a quanto fatto da Carrie e Quinn. E invece il ruolo di direttore della CIA prevale su tutto e le parole che la Mathison rivolge a Dar Adal “You make a deal with Haqqani, you dishonor every officer, every soldier at the embassy who died at his hands. Saul would spit in your face” vengono immediatamente smentite dalla presenza di Saul a casa di quest’ultimo. Altro che sputo in faccia, probabilmente lo ha pure ringraziato!

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Il season finale di Homeland si conclude così, con Carrie sola, tradita dall’amico in cui credeva fermamente e abbandonata da Quinn quando i due erano sul punto di trovarsi. Quale sarà la sua reazione? La Mathison potrebbe trovare rifugio in una vita più tranquilla con la figlia, ma difficilmente riuscirà a distaccarsi da quel mondo che tanto dolore le ha causato: come Peter, non può farne a meno. C’erano molti dubbi su questa quarta stagione, la morte di Brody sembrava un evento destinato a far crollare l’intera serie, ma così non è stato, anzi personalmente la considero la migliore. Oltre ad una storyline avvincente e ricca di colpi di scena, Claire Danes ha portato avanti benissimo la storia, pur nel rispetto di quanto accaduto in precedenza. Il vuoto lasciato dal personaggio di Damian Lewis è stato colmato pian piano da Peter Quinn, che verso la fine ha anche svelato quel lato action di sé di cui sino ad ora avevamo solo sentito parlare. Non sono mancate le critiche, dai nostalgici di Brody che ritengono la serie inutile dalla sua scomparsa a quelle pakistane, che hanno criticato la rappresentazione negativa data del proprio Paese. Sebbene gli ascolti siano stati inferiori rispetto alle stagioni precedenti, sono andati aumentando di puntata in puntata, confermando in tal modo la decisione di Showtime di rinnovare la serie per un quinto anno, arrivata a novembre 2014. E chissà se durante questa lunga attesa per la quinta stagione non ricominceranno ad arrivare premi per la serie, recentemente snobbata dopo i grandi applausi iniziali. Speriamo almeno nel riconoscimento a Claire Danes, non sentite già la mancanza della sua Carrie Mathison?

 

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3 pensieri su “Homeland – 4×12 Long Time Coming (Season Finale) – by R.

  1. Anche a me è piaciuto questo finale di stagione, molto. E poi il funerale del padre di Carrie è doppiamente commuovente perché l’attore che lo interpretava, James Rebhorn, è morto da poco a causa di un melanoma che gli era stato diagnosticato da anni.
    Aspetto la quinta stagione, e spero di rivedere Quinn! 🙂

  2. Infatti, tra l’altro l’episodio era proprio dedicato a James Rebhorn.
    Adesso che Carrie è pronta ad una storia con Quinn ci manca che non ritorni, ha anche fatto colpo su Franny!

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