Homeland – 5×01 Separation Anxiety (Season Premiere) – Recensione by R.

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Il Season Finale della quarta stagione ci aveva mostrato una Carrie Mathison ai primi passi di un importante cambiamento personale: per la prima volta iniziava a mettere da parte quel lavoro a cui si era dedicata completamente e da cui non aveva ricevuto altrettanto – anzi – in favore di se stessa e della sua bambina. La Season Premiere della quinta conferma il conseguimento di quella trasformazione.

Ambientata a due anni di distanza dai fatti con cui ci aveva salutato, la stagione cinque di Homeland ci presenta una nuova Carrie, l’esatto opposto di quella che avevamo visto un anno fa. Nei primi due episodi della quarta serie, Carrie era l’agente della CIA disposta a qualunque cosa pur di svolgere il suo lavoro, quella per cui perfino la piccola Frannie rappresentava un ostacolo. Ora invece Carrie Mathison è prima di tutto una mamma, porta la figlia a scuola, le organizza feste di compleanno con i palloncini e tutte le sere è a casa per darle la buonanotte; la donna talmente soffocata dalla responsabilità materna da tentare di annegare la figlia è un lontano ricordo, per fortuna. Ma non è solo il ruolo di madre a sottolineare il cambiamento di Carrie: è una donna più rilassata, serena, ha una relazione stabile – con un collega che rispecchia perfettamente il suo tipo d’uomo, non sono la sola a notare la somiglianza con Brody, vero? – un lavoro come capo della sicurezza per una fondazione filantropica, gira Berlino in bicicletta e va regolarmente a messa. Di fronte a queste immagini potremmo davvero domandarci che fine ha fatto la nostra Crazy Carrie! La Mathison si è impegnata per lasciarsi alle spalle la vecchia vita tormentata ed è riuscita nel suo obiettivo. Almeno fino ad ora. Il passato torna prepotentemente e la posizione di Carrie traballa sia verso Frannie sia verso quella se stessa che abbiamo conosciuto nelle stagioni precedenti.

Homeland_5x01_Jonas

Due gli eventi che scuotono la quotidianità tedesca. Il suo capo, Otto Düring, è deciso a recarsi in Libano per portare aiuti, quindi Carrie deve assicurargli un passaggio sicuro in un campo controllato da Hezbollah, nonostante non sia per nulla d’accordo sull’opportunità di questa trasferta. Dall’altro lato abbiamo la storyline stile Snowden, con degli hacker che hanno accidentalmente avuto accesso a documenti della CIA che provano un accordo tra Stati Uniti e Germania su un’illegale invasione della privacy dei cittadini; una violazione che porta Saul a Berlino e una collega di Carrie, la giornalista Laura, a smaniare dalla voglia di pubblicare il documento rubato ricevuto. In entrambi i casi Carrie si riaffaccia alla vecchia vita. Per garantire la sicurezza di Düring, la Mathison è costretta a contatti pericolosi che la portano ad essere rapita; non esattamente quello che accadrebbe ad una normale mamma in carriera. Ma soprattutto Carrie si ritrova tra due fuochi che le rinfacciano l’uno il contrario dell’altro. Mentre Laura insinua che Carrie sia ancora troppo “agente della CIA” e conseguentemente non disposta a mettere a rischio l’immagine del governo americano, Saul l’accusa di aver rinnegato la Carrie Mathison che avrebbe fatto di tutto pur di mantenere il suo Paese al sicuro. Insomma, come facilitare la vita a una persona bipolare.

Homeland_5x01_Saul

Laura è irritante, la radicale paladina della giustizia sempre pronta a screditare il proprio governo, credici di meno e lascia stare Carrie! Su Saul l’opinione è più complessa. Dopo il Season Finale ero pronta a schierarmi con Carrie contro tutti: Berenson si era lasciato incantare dalla nomina a direttore della CIA e Quinn non aveva avuto un minimo di pazienza. Il faccia a faccia tra Carrie e Saul però mi suscita qualche perplessità. Saul non è diventato direttore e Carrie sembra aver avuto un ruolo in quel fallimento, ma ciò che indispettisce di più l’uomo è la decisione dell’ex amica di lasciare la CIA, o meglio, di schierarsi dall’altra parte “What are you atoning for? Keeping America safe? (…) You turned your back on your entire life”. Un discorso del genere me lo sarei aspettata a parti invertite, eppure mi è difficile contestarlo. Due anni prima Saul aveva accettato la linea di Dar Adal di mettere la missione prima dei singoli uomini, ma l’obiettivo per lui è sempre rimasto l’interesse dell’America; Carrie invece sta lavorando per una fondazione che sembra pronta a sindacare ogni regola del governo in nome della sua missione filantropica – Düring si disinteressa delle questioni di sicurezza e apparentemente approva l’ansia da pubblicazione di Laura. Forse Saul ha ragione: d’accordo voler cambiare vita e starsene tranquilla e felice con la sua bambina, ma attraverso quel lavoro Carrie sta rinnegando più o meno inconsapevolmente il passato. Optare per un ambito lavorativo differente no? O quello è il suo modo per espiare quanto ha fatto in qualità di agente della CIA? Ciò che è accaduto in Pakistan ha evidentemente segnato la Mathison, “All that suffering and nothing changes”, ha perso troppo per rimanere indifferente a quelli che un tempo erano solo effetti collaterali, ma anche a coloro che ha ucciso per svolgere il suo lavoro – rimane colpita quando Al-Amin le rinfaccia la morte del figlio. Possibile che la giustificazione della sicurezza della sua patria non le sia più sufficiente?

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Rivediamo anche Quinn, che negli ultimi due anni si è occupato di missioni mirate in Medio Oriente e prosegue ora in quel di Berlino con la complicità nascosta di Saul, ma senza il sostegno della CIA; l’ennesima missione autogestita che l’uomo dimostra di portare a termine alla perfezione – inoltre un Quinn eroe d’azione come lo abbiamo visto nell’episodio 4×10 è sempre un bene! Nella scorsa stagione Peter voleva cambiare vita, era partito per il Pakistan solo per la sua Carrie, mentre ora le loro posizioni sono completamente ribaltate. È lecito presupporre che i due non si siano più visti dalla scena del Season Finale quindi la curiosità per il loro incontro è parecchia. La Mathison ha un fidanzato, Jonas, con cui sembra aver trovato la serenità per sé e Frannie, ma dobbiamo veramente deporre ogni speranza su questa coppia?

A fine episodio Carrie riceve la telefonata che le assicura il passaggio sicuro richiesto per Düring; in quel momento è a letto con Jonas e Frannie, una scena di dolce quotidianità ormai contaminata da quel mondo a cui si illudeva di non appartenere più. Su una cosa forse Laura ha ragione “You can take a girl out of the CIA, but…”; e solo con la Mathison di nuovo in campo Homeland può davvero cominciare.

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