Homeland – 5×03 Super Powers – Recensione by R.

Homeland_5x03_Carrie

Questo episodio ci ricorda perché amiamo Carrie Mathison e la sua interprete. La bravura di Claire Danes è risaputa, ma di fronte a performance come questa non si può evitare di rimanerne continuamente colpiti. Sarebbe però troppo semplicistico limitare il tutto alla scena del suo crollo mentale; la sua abilità sta nel rendere i diversi momenti di Carrie, dall’agente iperattiva delle scorse stagioni alla recente mamma serena, dalla donna distrutta dal dolore a quella in preda ad una crisi psicotica.

A pochi giorni dal ritorno a Berlino, Carrie vive nascosta con Franny e Jonas, neppure la CIA riesce a rintracciarla. Ha dovuto dire addio alla vita tranquilla fatta della quotidianità tra scuola, lavoro e casa; la vediamo devastata mentre è costretta a rimandare la figlia negli Stati Uniti dalla sorella, rendendo di nuovo netto il confronto con le immagini di un anno fa. Carrie deve affrontare il suo passato e soprattutto la se stessa di allora per capire chi la vuole morta. E per farlo si spinge ad un gesto che non promette nulla di buono: interrompe le medicine per il suo disturbo bipolare. La donna è infatti convinta che in questo modo avrà una breve finestra di geniale lucidità che le consentirà di capire, di dare il meglio di sé. Jonas sarà l’ancora di salvezza, pronto ad intervenire in caso di necessità. Sappiamo come può diventare Carrie quando sta male, Jonas no. Ugualmente non sembra conoscere seriamente la storia della donna che gli è accanto, nonostante sostenga di aver studiato bene il suo curriculum. L’attuale fidanzato della Mathison non mi piace proprio e non solo perché tifo Quinn. A tratti sembra troppo perfetto per essere vero – tanto buono con Franny quanto dolce con la madre – poi se ne esce con un paragone ridicolo tra la sua condizione da padre separato e Carrie che deve allontanare la figlia per proteggerla.

Homeland_5x03_Franny

Ma soprattutto a farmi storcere il naso è il suo atteggiamento verso la compagna quando inizia a scoprire i suoi scheletri nell’armadio: di fronte al numero di civili uccisi nelle operazioni gestite dalla donna resta sconvolto, se ne sta zitto, quasi col broncio, mi ricordava quel fastidioso di Wes con Annalise in How To Get Away With Murder. Finché di fronte alle pressioni di Carrie dice l’ultima cosa che le serve: “I don’t know how you live with yourself”. Ora, sostiene di aver letto il suo curriculum, quindi sa bene i vari ruoli che aveva ricoperto per la CIA, cosa credeva che comportassero? Non si è mai domandato perché Carrie fosse così decisa nel voler voltare le spalle a quel mondo? Inoltre è avvocato di una Fondazione umanitaria impegnata nei territori in cui la Mathison lavorava, dovrebbe sapere come funzionano certe operazioni. Ma mettiamo pure che fosse convinto che Carrie agisse con fiori e cioccolatini anziché droni e missili, conoscendo lo stato attuale della donna, già provata e al limite dell’esplosione del suo disturbo bipolare, gli pare una cosa da dirle? E non si ferma qui, la lascia da sola: Carrie si è affidata alle sue cure e lui va a prendere una boccata d’aria per un tempo indeterminato. Da lì il crollo è inevitabile: la Mathison beve dopo mesi di astinenza, ha allucinazioni su Aayan e si convince di uno scenario fantasioso, in cui angeli vendicatori vogliono punirla per i suoi peccati, troppi perché l’assoluzione sia possibile. Sentirla parlare di angeli, punizione, perdono e del suo bisogno di andare in chiesa fa apparire più fondate le accuse che Saul le ha mosso nella premiere, insinuando che stia davvero rinnegando il passato in cui l’abbiamo conosciuta.

Homeland_5x03_Jonas

Ovviamente Jonas non riesce facilmente a farle prendere le pillole e Crazy Carrie ritorna alla massima potenza. Eppure nel pieno della sua crisi c’è quella fase di lucidità in cui lei credeva fermamente e che dopo gli angeli vendicatori stavamo per considerare una pia illusione: la Mathison capisce infatti la trappola in cui il compagno è appena caduto rispondendo alla telefonata dell’ex moglie. Jonas invece non lo comprende neppure quando Carrie glielo spiega, è chiaro che non sia l’uomo adatto a lei. Ciò che la Mathison non può però sapere nemmeno nella sua geniale follia è chi ci sia dietro a quella trappola, Quinn. Proprio questo ci tiene in ansia nella scena finale: Jonas se ne è andato, Carrie si nasconde tra i boschi con un fucile e Quinn – incappucciato e irriconoscibile nel buio – arriva, confermando l’idea della donna. Lei gli spara, ma prima che possa identificarlo, Peter, illeso grazie al giubbotto antiproiettile, le fa perdere i sensi.

Mentre Laura è irritante anche quando resta fregata – il contenuto dell’usb dev’essere stato modificato dall’amico di Numan per guadagnare sulla vendita dei documenti violati – Saul avvalora i sospetti negativi emersi nel Season Finale. Sebbene infatti non rinneghi che possa avere la sua parte di ragione riguardo al drastico cambiamento di Carrie, anche lui non può dirsi da meno: al primo posto dell’agenda personale di Berenson ci sono infatti i giochi di potere, chi sia il prossimo da pugnalare alle spalle per mantenere la propria posizione. Chissà questo Saul di cosa potrebbe essere capace. Di certo non mi aspettavo che avesse iniziato una relazione con Allison, dobbiamo dedurre che con Mira sia definitivamente finita?

Una cosa sulla missione di Peter mi lascia perplessa: quando ha interpretato il messaggio non lo ha completato, si è fermato a “Mathiso”, perché? Nell’attesa di assistere all’ormai prossima resa dei conti fra Carrie e Quinn, facciamo un passo indietro nella vita sentimentale della Mathison. Mi sono già pronunciata sulla somiglianza tra Jonas e Brody, se poi nascondiamo Carrie e l’avvocato in un’isolata casa nel bosco, l’effetto déjà vu è inevitabile: come si può non ripensare alla baita in cui si incontravano Carrie e Brody? Sono sorpresa che durante la crisi non abbia confuso Jonas con Nicholas!

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