Homeland – 5×04 Why Is This Night Different? – Recensione by R.

Homeland_5x04_Carrie

In un episodio in cui la realtà entra prepotentemente, assistiamo alla prima grande rivelazione della stagione e al rinforzarsi della ship Carrie-Quinn.

Homeland non è forse lo show in cui la storia d’amore fra i personaggi assume una posizione di primo piano – sebbene già in origine il rapporto Carrie-Brody fosse centrale anche sotto quel punto di vista – ma dopo questa puntata è praticamente impossibile non pronunciarsi sul destino della coppia. Eravamo certi che Quinn non avrebbe portato a termine la sua missione, può fare il killer spietato quanto vuole, però sappiamo che dietro quell’immagine è il bravo ragazzo che tutte vorremmo. Se poi non solo desiste dall’uccidere Carrie, ma arriva a tagliarsi il palmo della mano pur di rendere credibile la sua finta morte, allora possiamo perdonargli subito quella partenza improvvisa al termine della scorsa stagione. Di fronte ad una sbigottita Mathison, Peter mantiene il ruolo da duro, le mette in chiaro la sua situazione e le conseguenze: è un bersaglio e deve dire addio alla sua vita (Frannie compresa) per tutelare se stessa e la figlia; sembra quasi insensibile quando le contesta il videomessaggio per Frannie, tuttavia basta vederlo là seduto sullo sfondo, senza riuscire neppure a guardarla mentre lo registra, per capire che i suoi sentimenti sono tutt’altro. Quinn vuole allontanarsi da Carrie il prima possibile, non solo per la sua missione, ma perché non vuole affrontare quel discorso in sospeso fra loro da ormai due anni. La donna gli confessa di averlo sempre cercato e di fronte alla frase “I never stopped thinking about you” il mio sguardo trasognato si è interrotto solo per la pubblicità, non per quel “Doesn’t matter now” con cui Quinn cerca di tagliar corto.

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Per fortuna Carrie non ha intenzione di rinunciare a sua figlia tanto facilmente e pretende la certezza sul coinvolgimento di Saul nel suo tentato omicidio, in tal modo lei e Peter hanno ancora una breve missione da condividere. La sparatoria che vede coinvolto l’uomo all’uscita dall’ufficio postale è un bene per il riavvicinamento dei due, meno per quanto riguarda la loro sicurezza. Chiunque abbia voluto Carrie morta, ora vuole la stessa sorte per Quinn. Evidentemente chi si nasconde dietro quel messaggio cifrato non ha la minima intenzione di essere ricollegato all’assassinio di Carrie Mathison e anche colui che ha assoldato è troppo scomodo. Ergo non può trattarsi di Saul: se rispetto a Carrie, nonostante come ha confermato lei stessa Saul rimanga “someone I trust more than I ever trusted anyone”, un piccolo dubbio poteva fare capolino in noi e in Quinn, liberarsi di quest’ultimo non avrebbe senso in virtù dell’operazione su cui si sono accordati nella premiere. Insomma va bene il voltafaccia, ma che Saul possa seriamente voler uccidere Carrie e Quinn non è plausibile. Peter viene ferito nella sparatoria, Carrie evita il peggio e recupera il cellulare del killer. La scena seguente si divide tra il momento in cui contattando l’ultimo numero chiamato dal killer scopriamo chi è il suo mandante e quello in cui la ship per Carrie e Quinn cresce esponenzialmente. Peter viene curato dalla sua Carrie e perde i sensi tra le sue braccia; come si può vederli insieme così e restare indifferenti?

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Sospiri a parte per le scene Carrie-Quinn, possiamo iniziare ad odiare la cattiva della stagione – non che nelle puntate precedenti si fosse resa particolarmente simpatica. Allison Carr è colei che risponde al telefono del killer! La donna che ha cercato di scalzare Saul dal potere per infilarsi nel frattempo nel suo letto, è la stessa che vuole Carrie e Quinn morti. È una talpa o sta facendo il doppio gioco solo ai danni di Berenson? Nel secondo caso, ha l’appoggio di Dar Adal? L’invidia dimostrata verso Carrie trova ora una base ben più solida della semplice gelosia rispetto alle attenzioni di Saul e chissà che non abbia a che fare anche con l’esplosione finale dell’aereo. Allison e Saul prendono infatti parte ad un piano della CIA volto all’instaurazione di un nuovo comando in Siria; dalla reazione di Berenson in particolare è evidente che la morte dell’uomo su cui hanno cercato di fare leva non rientri nei progetti originari; perlomeno non in quelli di Saul, su Allison non si può più essere sicuri di nulla.

Homeland_5x04_Allison

Non c’è modo di liberarsi di Laura Sutton. La CIA le sta col fiato sul collo, la chiavetta usb fornitale da Numan è stata una fregatura, ma lei non ha la minima intenzione di fare un passo indietro. Non ci pensa due volte a mettere Jonas in una posizione scomoda – e qui anche Otto ci mette del suo – né a far rischiare all’hacker berlinese il ritorno in prigione. L’unica cosa positiva è che la sua storyline fa da collegamento rispetto a quanto sta accadendo all’amico di Numan, che ovviamente scopre troppo tardi di aver commesso l’errore peggiore decidendo di vendere i documenti ai russi. Ha fatto tanto lo sbruffone e poi cade in queste trappole da pivello. Lui e la fidanzata vengono uccisi, mentre i russi hanno i documenti sugli USA e la Germania; Allison e Saul avranno il loro bel da fare al di là dell’aereo esploso.

A propositi di russi, Carrie per poter passare inosservata indossa una parrucca castana che deve aver preso in prestito tra le molte di Elizabeth Jennings, l’agente sotto copertura del KGB in The Americans. Devo dire che si addice molto di più al personaggio di Keri Russell, Claire Danes sta bene sia castana (ricordate Romeo+Juliet?) che bionda, ma questa parrucca è un grande no! E poi Carrie, non siamo più negli anni 80!

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