Homeland – 5×05 Better Call Saul – Recensione by R.

Homeland_5x05_Allison

“Better Call Saul”, questo il titolo del quinto episodio di Homeland, titolo che può rimandare a due cose: da un lato l’intento di mettersi in contatto con Saul Berenson, dall’altro la serie AMC spinoff di Breaking Bad. Per fortuna l’avvocato di Walter White non c’entra nulla.

La puntata gira intorno ad un inconsapevole Saul, il vero punto focale del piano che vede Allison tirare le redini insieme ai russi. Storyline apparentemente separate sono in realtà interconnesse. I documenti rubati alla CIA sono di primario interesse per i russi, disposti per il loro contenuto ad uccidere non solo gli sprovveduti che si potrebbero azzardare a ricattarli, ma anche la nostra Carrie. Dalla chiacchierata tra Allison e il russo Ivan scopriamo il coinvolgimento di entrambi nell’inganno ai danni di Quinn, mentre la Mathison capisce che la vera ragione dietro al suo tentato omicidio era impedire che vedesse determinati contenuti di quei documenti. Ultimo collegamento: Allison e i russi sono implicati anche nell’esplosione dell’aereo del comandante siriano e vogliono far ricadere la colpa su Saul per metterlo contro Dar Adal. Un minuto dopo l’altro mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle, che dal punto di vista di Ivan e della Carr sta procedendo alla perfezione. Al di là della natura del rapporto tra questi ultimi, Allison non sembra però particolarmente entusiasta dell’operazione a cui sta prendendo parte, non vede l’ora che sia finita e mal sopporta la vista della foto di Carrie morta; non sappiamo ancora le motivazioni personali dietro al suo doppio gioco, ma sicuramente è un personaggio complesso, che potrà darci ulteriori sorprese. E ha già strappato un sorriso: non vi è venuto spontaneo un “Tiè!” quando ha rifiutato di passare la notte con Saul con la scusa del lavoro fino a tardi?

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Carrie scopre l’identità dell’uomo che ha tentato di uccidere Quinn grazie all’aiuto di Astrid e quello che fino a ieri era un triangolo, diventa un quadrato. Nonostante il recente due di picche, la tedesca ha ancora un debole per Peter ed è disposta a mettersi in una posizione scomoda con un suo superiore pur di aiutarlo. Lo stesso vale in parte anche per Jonas, chiamato da Carrie a causa delle precarie condizioni di Quinn. Con una differenza però. Astrid dà il suo contributo senza lamentarsi, mentre l’avvocato non fa altro, biasima la Mathison per non essersi più fatta viva se non adesso che ha problemi e continua a ripetere che non vuole essere coinvolto. Carrie non è la migliore fidanzata del mondo e questo è chiaro. Sorvoliamo sui fatti della baita – dove è vero che l’ha lasciata perché preoccupato per il figlio, ma prima l’ha giudicata pesantemente – tuttavia se Carrie è nei casini per i file rubati, non ci è finita perché è una combinaguai, bensì per il coinvolgimento della Fondazione Düring nella diffusione di quei documenti e in primis per l’incontro, avvallato dallo stesso Jonas, tra Carrie e Laura avvenuto nella premiere. Proteste a parte, Jonas porta il necessario per curare Peter e resta a fargli da babysitter; purtroppo è tutto inutile.

Per mettere a dura prova i nostri cuori, la ferita di Quinn peggiora, perde sangue in quantità e la febbre sale. L’unica soluzione sarebbe portarlo in ospedale, opzione che Peter non vuole neanche sentir accennare perché metterebbe a rischio Carrie: entrambi dovrebbero essere morti ed un uomo ferito da un’arma da fuoco e per di più senza identità non passerebbe come un paziente qualunque. L’eroismo dell’uomo non delude neppure stavolta, è disposto a morire per la sua Carrie e approfitta di un breve allontanamento di Jonas per andarsene. Ora, Quinn non si regge in piedi, sanguina copiosamente, quanta diamine di strada potrebbe mai fare? Per Jonas miglia a quanto pare, non pensa nemmeno per un secondo di guardarsi attorno, a cercare tracce di sangue, va dritto verso l’uscita del magazzino e la strada esterna, un’ulteriore conferma di come non sia degno di Carrie Mathison. Peter vuole morire in modo tale da sembrare vittima di un omicidio di professionisti, così sembrerebbe che colui che lo ha ferito, ha in realtà portato a termine il compito. Si lega i polsi prima di gettarsi in acqua, ma viene interrotto da un uomo che sostiene di essere stato inviato da Dio per salvarlo; cosa che fa anche pochi minuti dopo quando Quinn cerca di lasciarsi morire in un cassonetto. Per il momento possiamo essere grati a questo sconosciuto per aver salvato Peter, però aspettiamo a considerarlo una manna dal cielo.

Homeland_5x05_Carrie

Carrie intanto approfitta della manifestazione mascherata organizzata da Numan contro l’ambasciata russa per parlare con Laura. Almeno in tale occasione quest’ultima si rende utile con il suggerimento che i documenti ora in mano ai russi, sono ancora nella disponibilità della CIA: chi meglio di un vecchio amico per avervi accesso? Ecco che la chiamata a Saul entra in gioco, non proprio una chiamata, ma fatto sta che l’episodio si conclude con Berenson e la Mathison sullo stesso taxi. Non sanno però che l’uomo è controllato per ordine di Allison e Dar Adal, cosa che potrebbe mettere a rischio la copertura di Carrie.

Mettere insieme i vari pezzi non è stato facile, a volte è stato meglio accettare la conclusione a cui sono giunti i personaggi senza cercare di comprendere i vari passaggi. Ora comunque il quadro inizia a chiarirsi e Carrie e Saul dovranno riuscire a lavorare insieme per far sì che divenga più completo. Intanto anche noi possiamo superare un dubbio sorto con l’immagine di Saul a letto con Allison: Mira ha chiesto il divorzio. Una notizia che fino a due anni fa non mi avrebbe sorpresa, ma che dopo la quarta stagione mi lascia perplessa; se la donna è arrivata ad una rottura definitiva, può essere che Saul sia cambiato più di quanto pensiamo?

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